Agrigento, tempio della Concordia

Questa era Akragas, la più bella città dei mortali, la più ricca e ospitale, porto benedetto dai forestieri ove non alberga falsità. Questo era il mito decantato in tutto il mondo conosciuto, sopravvissuto alle ingiurie del tempo e degli uomini, vittorioso su ogni sopraffazione, vivo e forte come vive e forti sono – ancora – le pietre sacre di Akragas.

Quando non resterà nessuna traccia del passato, quando terremoti e invasioni avranno distrutto tutto, dalla terra benigna rifiorirà, sotto i passi del guerriero scatenato un sì meraviglioso paradiso che il povero Agrigentino, oppresso e snervato, potrà ancora chiedersi con orgoglio: esiste un paese in cui la ricchezza si unisce alla bellezza?(J.H. Bartels, XVIII secolo).

Adagiata sulla parte sommitale ovest della collina, il centro storico di Agrigento conserva sostanzialmente l’impianto urbanistico tipico di una cittadina islamica, con una struttura irregolare e un’intricata rete di stradine, vicoli e cortili. La stessa toponomastica di questi quartieri ha peraltro mantenuto termini quali bac bac (sinuoso), bibbirria (Bab-er-rjiach = porta del vento), rabbato (sobborgo), funnacu (magazzino) di chiara origine araba.

Il cuore di questa parte storica di Agrigento è la via Atenea, una lunga arteria ricca di bei palazzi d’epoca e numerosi edifici sacri che si snoda per quasi tutto l’asse della città che si diparte dalla monumentale Porta di Ponte o Porta Atenea.

Lasciato subito sulla destra il complesso dell’ex ospedale civico, costruito nel XVI secolo a ridosso della chiesa di S. Giovanni dei Teutonici, oggi in completa rovina, sempre sulla destra di imbocca la stretta via Porcello che, attraversando l’antico quartiere del Pojo, conduce all’abbazia di Santo Spirito, uno dei più bei monumenti siciliani. Costruito nel 1260, il complesso è costituito dalla chiesa e dall’adiacente monastero cistercense. Il monastero o Badia Grande, risalente al 1290, è impreziosito dal magnifico chiostro quadrangolare, uno dei più antichi e meglio conservati della Sicilia. All’interno vi sono conservati alcuni affreschi risalenti ai secoli XIV e XVI.

Ritornati sulla via Atenea, si raggiunge poco dopo la piazzetta del Purgatorio sulla quale si affacciano le chiese di San Lorenzo (XVII secolo) e di Santa Rosalia che, sotto un leone di pietra, nasconde il principale degli ingressi agli antichi ipogei: una perfetta rete di acquedotti sotterranei che alimentavano Akragas di acqua potabile. Realizzata nel V secolo a.C. dall’architetto Feace, essa era nota in tutta la Magna Grecia come una delle tante meraviglie di quella città.

La strada compie un’ampia curva e, poco più avanti, lasciati sulla destra i Tribunali e la via Bac Bac che si addentra, in ripidissima salita, nei meandri dei quartieri medievali, appare la settecentesca chiesa di San Giuseppe con l’adiacente oratorio dei Padri Filippini, costruito nel XVII secolo. Si procede, adesso in discesa, verso la Piazza Pirandello, dove termina la via Atenea. Qui prospetta il bel complesso costituito dalla Chiesa di San Domenico (XVII secolo) e dall’adiacente ex Convento dei Padri Domenicani.

Lasciata l’arteria principale e costeggiando verso nord la Chiesa di San Domenico, si imbocca (a sinistra del prospetto) la via delle Orfane per raggiungere prima la via Oblati, e quindi, il vasto piazzale sul quale svetta, magnifica, la cattedrale. Fondata verso la fine dell’XI secolo, venne più volte ingrandita e rimaneggiata a partire dal XIV e sino al XVII secolo, conservando dell’originario impianto solamente le magnifiche monofore visibili ancora sul fianco destro. Un singolare quanto misterioso documento è conservato nell’archivio della Cattedrale: la lettera del diavolo, un manoscritto del XVII secolo, vergato in caratteri indecifrabili, indirizzato a una suora.

Si risale, quindi, lasciando sulla sinistra il tempio, la via del Duomo, una strada tracciata nel XVIII secolo dalla quale sulla destra si stacca subito la gradinata di S. Alfonso che porta, attraverso la via di Santa Maria de’ Greci, alla omonima chiesetta. Costruita nel XII secolo, essa poggia le sue fondamenta sul basamento di un tempio dorico, cui si accede dalla navata sinistra della chiesa, del V secolo a.C. che alcuni ritengono essere quello di Atena, nell’acropoli di Akragas.

Proseguendo nuovamente lungo la via del Duomo, si raggiunge la piazza Bibbirria, dalla quale si può proseguire per gli antichi quartieri di San Michele e del Pojo e raggiungere, quindi, la Porta della Madonna degli Angeli. E dal magnifico viale della Vittoria, si apre lo straordinario spettacolo della sottostante Valle dei Templi.

Agrigento, colonne del Tempio di Ercole

I Templi

Il Tempio di Giove Olimpico
“I sacri templi e quello di Giove particolarmente, provano lo splendore della città a quell’epoca…”. Così Diodoro Siculo descriveva questo immenso edificio sacro, uno dei più grandi in assoluto dell’antichità. Costruito nel periodo più splendido della storia di Akragas, questo immenso tempio presentava una soluzione del tutto nuova dal punto di vista architettonico: i Telamoni, colossali figure umane con le braccia piegate ai lati della testa in modo da costituire un piano di appoggio della immane trabeazione e, pertanto, partecipi della funzione portante. Gli ultimi tre telamoni ancora in piedi rovinarono nel corso di una notte del dicembre 1401: da quel giorno la loro figura è divenuta il simbolo della città con il motto: Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum.

Il Tempio di Ercole
Forse il più antico dei templi akragantini (fine VI secolo), ritenuto tra i più belli della collina, eccitò anche la cupidigia di Verre, il proconsole romano passato alla storia per le sue “spoliazioni”, che tentò una notte di impadronirsi del simulacro del dio. “Ma – scrive Cicerone nelle sue Verrine – non vi fu persona in Akragas, per quanto afflitta dagli anni, o debole, la quale spaventata, quella notte, dal terribile annuncio, non sia sorta, e non abbia impugnato un’arma. Tutto il popolo in un batter d’occhio si precipitò verso il tempio”.

Il Tempio della Concordia
“Nel Tempio della Concordia – scrive Pietro Griffo, uno dei massimi studiosi di Akragas – l’architettura dorica della metà del V secolo a.C. ci si presenta in tutta la gamma di raffinate sottigliezze che ne caratterizzano lo stile (…) il Tempio della Concordia, a parte la suggestione del grandioso paesaggio che gli sta d’intorno, si riflette nella sensibilità del visitatore con vibrazioni che sanno di musicale, con rapimenti di stupefatto incantesimo. E voglia Dio che il visitatore vi capiti nella magica ora del tramonto: ne riporterà un’impressione che non lo lascerà più per tutta la vita”. In breve, un’opera sublime che, in maniera superba, rappresenta la cultura greca di Sicilia in tutto il mondo.

Autore

Redazione Sikania