Una breve incursione nel mondo affascinante del dialetto siciliano: ecco il primo degli appuntamenti con la ricercatrice di tradizioni popolari Sara Favarò

Le filastrocche nella tradizione popolare siciliana

Le filastrocche, spesso, ci appaiono come un accostamento disordinato di parole, frutto, talvolta, più della casualità fonetica che di un intrinseco significato.
Ciò nonostante, esercitano un particolare fascino e il mio ricordo personale, legato all’infanzia, le voleva utilizzate sia come accompagnamento ritmico di un divertimento che come gioco di abilità.

La filastrocca “più difficile” da ripetere era Tulì, tulì, tulì. Era molto lunga e conteneva dei vocaboli caduti in disuso. Con i compagni di gioco la declamavamo a turno, e vinceva chi riusciva a dirla tutta d’un fiato. Nel caso di parità era favorito chi riusciva a ripeterla più velocemente. Ogni volta che, per un qualsiasi motivo, ci s’interrompeva, bisognava ricominciare daccapo.
Tale filastrocca, con lievi modifiche, sia nel testo che nel titolo, è presente in tutta la Sicilia. Giusto per fare alcuni esempi: a Sciara è intitolata A talì, talì, a Cerda Tirenanna, e si usa cantarla così come ad Alia; a Lercara Friddi Tarì, tarì, tarì e via di seguito.
Anche nella raccolta di Canti Popolari Siciliani di Giuseppe Pitrè se ne possono leggere due versioni, una proveniente da Prizzi e intitolata Turullà e turullì, e l’altra proveniente da Palermo e intitolata Olì olì olì!

Ascolta le filastrocche →

Tulì tulì tulì
Tulì tulì tulì
setti fimmini p’un tarì
Un tarì è troppu pocu
setti fimmini p’un vraccocu
U vraccocu è troppu duci
setti fimmini pi ‘na nuci
A nuci è troppu dura
setti fimmini pi ‘na mula
A mula jetta cauci
setti fimmini pi ‘na fauci. A fauci havi lu pizzu
setti fimmini p’un marvizzu
U marvizzu havi l’ali
setti fimmini p’un canali
U canali jetta l’acqua
setti fimmini pi ‘na vacca
A vacca havi li corna
setti fimmini pi ‘na donna
La donna voli cacari
supra li spaddi di mastru Natali
Mastru Natali c’u spitu ‘n coddu
passa lu ciumi e si stocca lu coddu.

Tulì tulì tulì
Tulì tulì tulì / sette femmine per una moneta / una moneta è troppo poco / sette femmine per un’albicocca / L’albicocca è troppo dolce / sette femmine per una noce / La noce è troppo dura / sette femmine per una mula / La mula dà calci / sette femmine per una falce / La falce ha la punta / sette femmine per un tordo / Il tordo ha le ali/sette femmine per una grondaia / La grondaia porta acqua / sette femmine per una vacca / La vacca ha le corna / sette femmine per una donna / La donna vuole salire / sulle spalle di mastro Natale / Mastro Natale ha lo spiedo al collo / passa il fiume e si rompe il collo

Mi ricordo di una filastrocca che invitava al silenzio, promettendo sensazioni molto sgradevoli per chi lo avesse infranto:

Sutta u lettu d’a za Cicca
Sutta u lettu d’a za Cicca
c’è ‘na jatta sicca sicca
cu’ parra prima s’a va licca.
Sugnu figghia di spizzicali
pozzu arridiri e pozzu parrai.

Sotto il letto di zia Cicca
Sotto il letto di zia Cicca / c’è una gatta magra magra / chi per primo parlerà / la gatta leccherà

Ci si poteva salvare dalla “predizione” rispondendo prontamente:

sono figlia di farmacista / posso ridere e posso parlare.

Particolare fascino hanno le filastrocche cantate.
Esse hanno, di solito, un unico disegno melodico composto da quattro battute musicali per verso, che si adegua al testo poetico, a prescindere dalla sillabazione dello stesso. Tra le più popolari vi era Oggi è duminica, che si declamava mentre si girava in cerchio, proprio come si faceva con il ben noto “Giro, giro tondo” italiano.

Oggi è duminica
Oggi è duminica
tagghiamu a testa a Minica
Minica nun c’è
tagghiamu a testa ô re
U re è malatu
tagghiamu a testa ô surdatu
U surdatu è a la guerra / e sbattemu u culu ‘n terra.

Oggi è domenica
Oggi è domenica / tagliamo la testa a Domenica / Domenica non c’è / tagliamo la testa al re / Il re è malato / tagliamo la testa al soldato / Il soldato è alla guerra / e cadiamo con il sedere per terra.

Tale filastrocca è comune anche ai nostri giorni. A Vicari ho sentito dei bambini aggiungere i seguenti versi: “Nterra c’è un chiuviddu / e ni puncemu lu culiddu” (a terra c’è un chiodino / e ci pungiamo il culetto).

Vi era un’altra filastrocca che riscuoteva grande successo tra i fanciulli: Rosa pitosa. In essa i riferimenti sessuali erano più che un semplice riferimento, ed erano anche il motivo per cui i ragazzi di solito stavamo attenti a non cantarla davanti ai “grandi” che, se li avessero uditi, li avrebbero redarguiti.

Rosa pitosa
Rosa pitosa fimmina di casa
veni to maritu ti pizzica e ti vasa
ti jetta ‘n capu u lettu
e ti sona u friscalettu
ti jetta ‘n capu a cascia / e ti sona la grancascia.

Rosa pitosa
Rosa pitosa femmina di casa / viene tuo marito e ti pizzica e ti bacia / ti butta sul letto / e ti suona il fischietto / ti butta sulla cassa / e ti suona la grancassa

A Lercara Friddi si aggiungono altre due versi:

“Ti vasa lu viddicu / e ti spunta un pedi di ficu” (Ti bacia l’ombellico e ti spunta un albero di fichi).

testi, foto e voce di Sara Favarò

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Autore

Redazione Sikania

  • Massimo

    Chiedo conferma: Tulì, tulì, tulì è recitata da un ragazzo nel film “Salvatore Giuliano” (di F. Rosi) o il film è un altro? Il film di Rosi su YT non c’è, c’è solo il trailer, e non riesco a trovare dov’era. L’ho cercata anche in “il Prefetto di Ferro” di Squitieri (quello ce l’ho, e ho potuto controllare) ma… nemmeno lì. Qualcuno lo sa?

    • gruppo precariospedalieri

      la piovra 9 (2° parte) al ricevimento del matrimonio al minuto 44 circa

      • Massimo

        Grazie in ogni caso, anticipatamente, ma su YT nn la trovo, e la Piovra 9 nn l’ho vista, purtroppo. Però sn abbastanza sicuro di averla sentita recitare in un film-film, non uno sceneggiato o una serie; boh… prima o poi lo scoprirò; in ogni caso, grazie cmq 😉

  • gruppo precariospedalieri

    la piovra 9 (2° parte) al ricevimento del matrimonio