Due percorsi, da seguire con la mappa virtuale, per visitare Montalbano Elicona, uno dei borghi medievali più belli d’Italia.

Veduta di Montalbano Elicona

Montalbano Elicona potrebbe essere l’Helikon edificata tra l’VIII e il VII secolo a.C., nucleo abitato il cui nome sarebbe un riferimento al greco monte delle muse. Molto studiosi, però, ritengono che la leggendaria – e siciliana – città di Abakainon non sia stato un solo centro abitato, bensì un insieme di nuclei di una stessa popolazione, e a questa antica civiltà bisognerebbe ricondurre la nascita di Montalbano, oggi uno dei borghi medievali più belli d’Italia.

Le prime testimonianze storiche, e in qualche modo turistiche, di Montalbano ce le lascia il geografo arabo Edrisi (XII secolo) che nel Libro di Re Ruggero scrive: “La rocca di Montalbano, posta in mezzo ad alte montagne, è aspra assai a salirvi e a scendere. Non ha pari per l’abbondanza del bestiame, del miele e d’ogni altro prodotto agrario”.
Quello di cui parla Edrisi è quasi lo stesso centro antico, il dedalo di viuzze lastricate di pietra, di tetti di tegole a spiovere che ammalia fin dagli sguardi lontani, girando quell’ultima curva che, come spesso succede tra questi monti, sorprende con panorami improvvisi e bellissimi.

Mappa di Montalbano Elicona

Impossibile indicare un singolo scorcio del borgo di Montalbano, visto che non c’è angolo del centro antico che non sia degno di una fotografia. Così, seguendo le stradine e le scale che ci conducono su e giù per gli isolati medievali, ecco due percorsi che ci consentono la visita di Montalbano più agevole e più completa possibile: Percorso Porta di Terra e Percorso Porta Reale (il tour è disponibile anche sul sito Sikania mobile)

Percorso Porta di Terra (attorno al Castello)

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  1. Corso Principe Umberto – partenza
  2. Palazzo Aloisio
    Risalendo per Corso Principe Umberto, lasciando a destra ciò che ricorda l’ex chiesa di San Giovanni, poco più avanti, di fronte, proprio tra il corso e la via Federico II si alza Palazzo Aloisio, oggi Casa-Museo perché è uno dei rarissimi esempi di abitazione signorile rimasta intatta dai primi del Novecento. Intatta nel senso che custodisce ancora ogni singolo pezzo di arredo, ogni arnese di cucina, ogni elemento di corredo. Alle pareti i ritratti degli antenati tra i pavimenti d’epoca e gli affreschi. La Casa-Museo si visita per appuntamento telefonando al 339 4435411
  3. Portale casa Ballarino Luraschi
    Proseguendo su via Mastropaolo, sul marciapiede che ritroviamo alla nostra destra ecco gli intagli barocchi del portale di casa Ballarino, eseguiti nella pietra dal maestro napoletano Irardi (XVII secolo).
  4. Chiesa S. Caterina
    Piegando a sinistra, subito a sinistra una piccola piazzetta ci presenta la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Quanto è antica questa piccola chiesa lo si intuisce fin dal primo sguardo, fin dai suoi sette gradini arricciati dal tempo, già dal suo bellissimo portale romanico come ornamento della facciata in pietra nuda. All’interno la statua della santa titolare attribuita alla scuola gaginiana cinquecentesca. La chiesa data 1344, ma non è la più antica di Montalbano.
  5. Castello Svevo Aragonese
    Inutile dare indicazioni stradali: basta alzare lo sguardo per rendersi conto che si è già arrivati al castello, l’unico palazzo reale trecentesco che ancora si conserva in ottime condizioni. Questo è il risultato del nobile uso che ne fecero sia gli Svevi (allo stile normanno-svevo appartiene la parte superiore) che gli Aragonesi (allo stile svevo-aragonese appartiene la parte inferiore). Imponente il portale che immette nelle grandi sale con i tetti a volta, intatto il dedalo di cortili e corridoi che si estende all’ombra delle due torri, una a pianta quadrata e l’altra pentagonale, e tutto intorno al cortile superiore. Curiosità: la cappella reale, detta la “cuba”, ha due delle tre absidi scavate nello spessore stesso delle mura, in perfetto stile bizantino, probabile testimonanza di un edificio preesistente; all’interno di una delle cisterne si legge ancora la scritta “A.D. MCCLXX”, ovvero 1270, contrassegno di una manutenzione effettuata.
  6. Teatro comunale
    Tra l’ingresso del castello e la Basilica minore troviamo il rinato teatro comunale, ricostruito laddove sorgeva il precedente, ovvero nel sito indicato come “piazza”, antico centro della vita dell’abitato che si svolgeva attorno al palazzo reale. Il teatro era già molto importante per la vita sociale dell’Ottocento, così almeno fanno pensare le sue originarie dimensioni, decisamente gigantesche se paragonate alle basse case medievali che si aggrappano l’una sull’altra da qui e fino al borgo antico. Purtroppo, le vicende storiche portano l’abbandono degli anni delle guerre e, di conseguenza, all’emigrazione. Del teatro per molto tempo non rimase che un edificio fatiscente, con il tetto crollato e senza alcun futuro. Per fortuna, oggi il teatro è tornato a svolgere pienamente la sua funzione di aggregatore sociale e di promotore di cultura.
  7. Chiesa S. Nicola (Duomo)
    Il duomo di Montalbano, Basilica minore intitolata a San Nicola, lo troviamo appena fuori la ragnatela di viuzze che separano il castello da Piazza Duomo. Della sua esistenza esiste documentazione fin dal XII secolo, e si sa che venne ampliata e in parte ricostruita nel 1654: all’unica navata vennero affiancate le due navate laterali, ampliamento che ne ha persino modificato l’orientamento. Si erge su Montalbano con la sua bella scalinata che ne amplifica l’imponenza, mentre il campanile , che data proprio 1654, ne ammorbidisce la severità delle forme con la sua merlatura. All’interno sono da ammirare il San Nicola in marmo, attribuito alla scuola gaginiana proprio come il tabernacolo; il crocifisso in legno datato XV secolo, l’Ultima Cena, dipinto attribuito alla scuola di Guido Reni, e, accanto ai paramenti sacri in seta ricamata, anche un baldacchino barocco del XVIII secolo.
  8. Biblioteca G. Parlavecchio
    Proprio di fronte alla Basilica minore è possibile visitare la sede della Fondazione Parlavecchio che ospita il Museo Storico Fotografico “Eugenio Belfiore”: una collezione di oltre 200 immagini attraverso le quali scorrere la storia di Montalbano Elicona.
  9. Antica bottega medievale
    Da un artigiano all’altro. Se Belfiore può essere chiamato artigiano della luce, l’odore della bottega che si apre dall’altro lato della strada è quello di mestieri ben più antichi: ecco una delle tante botteghe che sono rimaste su queste antiche strade fin dal lontano Medioevo.
  10. Palazzo Todaro
    Proseguendo lungo la via, ecco che si giunge davanti al Palazzo Todaro, antica residenza signorile che oggi è sede del consorzio universitario e ospita le più importanti manifestazioni culturali cittadine. Con gli interni resi accoglienti non solo dagli affreschi originali, ma anche dai lavori di restauro portati a compimento con puntualità, dietro la facciata di pietra nuda del palazzo si nasconde un ambiente perfetto anche per ospitare i ragazzi che qui vengono a frequentare i corsi estivi organizzati dalla fondazione.
  11. Belvedere Portello
    Dopo aver fatto il giro attorno a Palazzo Todaro, invertendo il senso di marcia, ecco il panorama sublime del Belvedere Portello: da qui, dalle sue balconate a strapiombo, è possibile abbracciare in un unico lungo sguardo sia le magnifiche vette dei Nebrodi sia le isole Eolie che si stagliano tra l’orizzonte e il capo Milazzo.
  12. Portale casa Miligi
    Proseguendo su via Mastropaolo, praticamente di fronte alle mura esterne dell’abside della Basilica Minore, a sinistra si incontra il bel portale di casa Miligi-Faranda, opera settecentesca del maestro dello scalpello Bongiovanni, artista locale dalla incredibile perizia, così come risulta chiaro osservando gli intrecci di frutta e di vegetazione varia che innalzano le due figure chiamate a sorreggere il balconcino dalla ringhiera a petto d’oca.
  13. Vicolo caratteristico
    Guardando verso il castello, si allungano la via Torre e la sua parallela, entrambe strade che ci conducono, anziché in un luogo, in un tempo diverso: stiamo percorrendo, infatti, un paio di stradine caratteristiche del borgo medievale, borgo che sembra essersi conservato “immobile” sin dal lontanto XIII secolo.
  14. Ruderi Porta di Terra
    Su via Mastropaolo, esattamente tra i palazzi Faranda e Bisagna, si intravede ciò che resta di una delle antiche porte di Montalbano Elicona. Si tratta della Porta di Terra, così detta perché da questa porta entravano e uscivano i popolani, quasi tutti contadini, che portavano al castello i loro prodotti e che dal castello si allontanavano per tornare, appunto, alle terre da coltivare.
  15. Archi Sotto Riva
    Alle spalle di via Mastropaolo c’è ancora la possibilità di conoscere le antiche tecniche edilizie, quando i muri si tiravano su con le “ceramille”. Guardando i cosiddetti archi della Riva si guarda alla Montalbano che fu, nella sua eccezione più semplice e quotidiana.

Percorso Porta Reale (per il Borgo Antico)

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  1. Casa Faranda
    Il nostro percorso ha inizio dalla via Federico II, poco prima di giungere davanti al Palazzo Todaro, dove prospetta la Casa Faranda, riconoscibile immediatamente dallo stemma del Duca Bonanni.
  2. I Comparti
    Pirandello
  3. Capuana
  4. Bufalino
  5. Verga
  6. Vittorini
  7. Tomasi di Lampedusa
  8. Brancati
  9. Rosso di San Secondo
  10. Sciascia
  11. Piccolo
  12. D’ArrigoDa qui si inizia un percorso davvero incredibile tra i comparti del borgo antico, ognuno intitolato a un famoso scrittore siciliano. Costruzioni in pietra nuda, con i tetti bassi e i portoni arrotondati, scoscesi e obliqui sui gradini che livellano l’edificio al movimento ondulato del terreno. Il comparto
    Pirandello prosegue con il comparto Capuana, di fronte al quale si distende il comparto Bufalino. Di fronte il comparto Verga mentre all’estrema sinistra il comparto Vittorini con il Tomasi di Lampedusa di fronte. Imboccando la via Saccone, a sinistra il comparto Brancati, a destra quello intitolato a Rosso di San Secondo, comparto che ci conduce fino a quelli dedicati a Leonardo Sciascia e Lucio Piccolo. Risalendo verso Piazza Spirito Santo, il comparto D’Arrigo e la Chiesa dello Sprito Santo.
  13. Unità edilizia caratteristica
  14. Chiesa Spirito Santo
    Costruito nel XIV secolo, l’edificio sacro ha la caratteristica di essere a unica navata ma con tre altari, sui quali un tempo si potevano ammirare i dipinti dedicati allo Spirito Santo, a San Calogero e a San Francesco di Paola. Molto affascinante il prospetto, dove l’arco del portale si allarga in un gioco di rimandi architettonici fin quasi agli angoli estremi. Proprio di fronte alla chiesa si apre l’arco di Gian Guarino, intitolata a colui che secondo la tradizione fu uno dei più strenui difensori delle mura di cinta del borgo. Si dice che morì in battaglia proprio davanti alla chiesa trecentesca, dove ora sorge l’arco, ricostruito negli anni Settanta.
  15. Vicolo caratteristico
  16. Chiesa di San Biagio
  17. Vicolo Placido Fiore
    Uno dei più caratteristici vicoli di Montalbano.

I dintorni

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Montalbano Elicona è anche un’ottima base per effettuare bellissime escursioni nei dintorni. Ad esempio, si può seguire il corso del torrente Elicona per trovare le antiche tracce dei mulini che qui sorgevano a decine. Oppure si arriva alla mandura del Gesuitto, lungo la provinciale per Tripi: l’ovile per molto tempo è stato considerato una costruzione megalitica perché, sebbene costruito negli anni Trenta, è stato fatto con enormi blocchi di pietra, la cui provenienza non risulta ancora chiara.

L’Argimusco è certamente la mèta più affascinate, visto che il vento ha intagliato come fossero megaliti dalle forme più bizzarre e magiche le sue rocche gigantesche e i macigni enormi. Questo si aggiunge al fatto che qui si trovano anche menhir e dolmen, monumenti funerari megalitici di cui restano enormi lastre di pietra. Particolari da non perdere: l’aquila gigantesca che sembra sul punto di spiccare il volo, anche se è scolpita nel calcare; la donna dalle mani giunte in preghiera, anch’essa di roccia.

I cubburi sono costruzioni in pietra il cui aspetto ricorda molto i nuraghi sardi. Costruzioni circolari disseminate in tutta la campagna a gruppi oppure isolate che potrebbero essere antichi tholos, costruzioni a uso funerario (come si evincerebbe dall’unica apertura orientata sempre verso Levante), riadattate dai pastori di Montalbano per il loro riparo.

La Riserva Naturale Orienta del bosco di Malabotta è una foresta di cerri, frassini, pioppi neri, salici, agrifogli e vecchi faggi che vegetano rigogliosi al di sopra del sottobosco di biancospini e rose selvatiche, cisti e sparzi spinosi. Tra la vegetazione vivono gatti selvatici, volpi, conigli selvatici, istrici, ricci, topiragno, ghiri, topi quercini, insieme con martore, donnole e cinghiali.
I cieli, invece, sono solcati da aquile reali (che hanno fatto del bosco la loro riserva di caccia), poiane, sparvieri, falchi pellegrini, lodolai, barbagianni, civette, allocchi, gufi e corvi imperiali. Non è difficile incontrarvi neppure qualche picchio muratore.
Tra gli insetti, se siete fortunati, potrete ammirare la bellissima farfalla detta Satiro del faggio: si mimetizza perfettamente con la corteccia di questo albero diventando assolutamente invisibile, nonostante la sua apertura alare raggiunga anche i sette centimetri!

Le produzioni

Ottimi i prodotti della pastorizia: la ricotta, fresca, salata e “infornata”, i formaggi e le provole, queste ultime – autentico capolavoro dell’arte casearia – presentate anche sotto forma di figure animali (i cavalluzzi di tumma). Gli insaccati sfidano i formaggi in bontà, e così pure i dolci a base di nocciole, di lavorazione artigianale, che arricchiscono i pranzi e le cene.
Unici in tutta l’Isola sono i biscotti a ciminu, cioè con i semi di anice, dal gusto forte e particolare, legati alle festività pasquali. Deliziosi anche i legumi – fagioli, fave, ceci – e l’olio extravergine di oliva.
La tradizione gastronomica di Montalbano è tutta legata all’antico mondo contadino e pastorale. È una cucina fatta di ingredienti semplici e nello stesso tempo genuini, ricchi di sapori e profumi, come la pasta e fagioli, il maccu di fave e i maccheroni. Piatti comuni che diventano speciali grazie all’aggiunta di alcuni ingredienti come il finocchio selvatico e a scurcilla, la cotica di maiale, nella pasta e fagioli, oppure u sutta e suvra (lardo e carne) e ricotta al forno grattugiata nei maccheroni al sugo di maiale. Particolare è la lavorazione dei maccheroni, per la quale si utilizza un sottilissimo ma resistente bastoncino di giunco. Per i secondi piatti si prediligono, in genere, gli arrosti di carni ovine e caprine.

Autore

Redazione Sikania