Dopo un restauro minuzioso, il Tesoro di Santa Rosalia è stato restituito alla città, diventando il nucleo fondante del nuovo museo nel santuario di Monte Pellegrino che da venerdì 13 luglio, dopo l’inaugurazione prevista per le 18, sarà aperto al pubblico.

Da sempre, l’esposizione di ex voto all’ingresso del santuario di Santa Rosalia, in vetta a Monte Pellegrino – il promontorio che domina Palermo – attrae la curiosità dei visitatori. Nelle teche, tavolette dipinte e semplici riproduzioni di parti del corpo, testimoniano dei miracoli attribuiti alla santa. Un tesoro di grande valore storico e antropologico, ma solo in minima parte visibile al pubblico. La collezione, costituita principalmente da preziose suppellettili liturgiche e significativi ex-voto, fino ad ora era rimasta perlopiù nascosta, custodita in armadi, bauli e cassaforti. Molti pezzi, inoltre, sono purtroppo andati dispersi nel corso dei secoli.

L’originaria ricchezza del Tesoro è tuttavia nota grazie agli inventari periodicamente redatti dalla Deputazione della Venerabile Grotta e Chiesa di Santa Rosalia. «Il tesoro è documentato da dettagliatissimi inventari conservati all’archivio Diocesano – spiega Maria Concetta Di Natale – alcuni pezzi li conoscevamo, ed erano stati già esposti in una mostra in cattedrale, oltre vent’anni fa. Siamo tornati a cercare e nel santuario abbiamo ritrovato pezzi straordinari: la famosa galea rovinata, i vasi a pezzi, ma conservati con grande amore». Da qui l’idea di restaurare interamente tutte le opere, quelle esposte e quelle conservate, e dar nuova vita al tesoro.

Fra i pezzi più importanti la superba galea d’argento donata nel 1667 da Don Pietro Napoli e Barresi, principe di Resuttana, e la serie di vasi d’altare con “pampini di Paradiso” (foglie che somigliano all’edera) donata, sul finire del XVII secolo, dal vicerè Juan Francisco Pacheco, duca di Uzeda. Pezzi unici che raccontano la devozione per la “Santuzza” non solo da parte di alti prelati e nobili blasonati, ma soprattutto dalla gente comune, non solo palermitana: come il celebre reliquiario con un angelo che sovrasta un drago, opera dell’argentiere Andrea Memingher, su un disegno di Antonino Grano e Giacomo Amato custodito all’Abatellis; il gioiello seicentesco dei Cavalieri di Malta, con smalti policromi tipicamente siciliani, accompagnato da un dipinto della Madonna del Trionfo, e da un leggio d’argento, sempre dei Cavalieri; e ancora statue d’argento, calici in filigrana, ceroplastiche affascinanti.

Curatori scientifici dell’allestimento sono Maria Concetta Di Natale, Maurizio Vitella e Salvatore Mercadante, il progetto museografico è della sovrintendente Lina Bellanca e la cura dell’allestimento di Santo Cillaroto. I pezzi sono stati restaurati da Gaetano Correnti e dal maestro argentiere Benedetto Gelardi.

Il santuario, retto da Don Gaetano Ceravolo, è aperto ogni giorno dalle 7,30 alle 19,30.

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Redazione Sikania