I vecchi giochi di infanzia suscitano sempre tanta nostalgia. Oggi vi vogliamo ricordare alcune “conte” che, con le loro rime semplici e i ritmi veloci, erano sempre fonte di divertimento.

La conta era alla base di tantissimi giochi infantili. I bambini, di solito, si disponevano in cerchio e, grazie al conteggio, suddividevano i ruoli per un gioco, stabilivano chi doveva esserne escluso o, al contrario, chi lo vinceva.

Alcune di queste conte si svolgevano contando ora le dita delle mani, ora quelle dei piedi. Nel primo caso, Pala paletta, due o più giocatori si disponevano di fronte e poggiavano un dito (si iniziava sempre dall’indice) sulla gamba di chi avrebbe contato. Le altre dita rimanevano chiuse. Chi iniziava il gioco toccava, alternativamente, il proprio dito e quello dello sfidante, ripetendo:

Pala paletta, signura e cummari / avemu ‘na figghia chi sapi jucari / sapi jucari o vintitrì: una, dui e tri /una, dui e tri / una, dui e tri

(Pala paletta, signora e comare / abbiamo una figlia che sa giocare / sa giocare a ventitre: uno, due e tre / uno due e tre / uno due e tre)

Chi veniva toccato per ultimo aggiungeva un dito. Vinceva chi per primo riusciva ad allungare tutte e cinque le dita.

Nella conta dei piedi, al contrario di quella delle mani, perdeva chi veniva estratto. Si giocava sedendosi in cerchio. Chi contava, toccava le ginocchia dei partecipanti, ritmando la seguente quartina:

Peri unu, peri dui, peri tri / peri quattro, peri cincu / peri sei, peri sette, peri ottu / tiritappiti, viscu e viscottu.

(Piede uno, piede due, piede tre / piede quattro, piede cinque / piede sei, piede sette, piede otto / tiritappiti, vischio e biscotto)

Chi veniva estratto piegava il piede verso l’interno della sedia. Quando si veniva “toccati” per la seconda volta e, naturalmente, non si avevano altri piedi a disposizione per continuare il gioco, ci si alzava. Vinceva chi riusciva a tenere in gioco anche un solo piede.

Infine, fra le conte più recitate ce n’era una piuttosto lunga: Spingula, spingula maestrina. Questa che segue è la versione raccolta a Lercara Friddi.

Spingula, spingula maestrina / ‘na paletta e ‘na regina / ‘na regina, ‘na spagnola / tirituppiti e nesci fora. / Fora quaranta / tuttu lu munnu canta. / Canta lu addu / affacciatu a la finestra / cu tri palummi ‘n testa. / Gallo, gallina, Palermo e Messina. / Gallu, gallazzu, Palermo e mustazzu.

(Spilla, spilla maestrina / una paletta e una regina / una regina, una spagnola / tirituppiti ed esci fuori. / Fuori quaranta / tutto il mondo canta. / Canta il gallo / affacciato alla finestra / con tre colombe in testa. / Gallo, gallina, Palermo e Messina. / Gallo, gallaccio, Palermo e mustacchio.)

Autore

Sara Favarò