Il corallo non è un’esclusiva dei mari esotici. Al contrario, è diffuso anche nel Mediterraneo e in Sicilia viene lavorato fin dall’antichità. Dove ammirarlo e dove comprarlo.

A Trapani la lavorazione del corallo è stata per secoli una delle voci in attivo dell’economia locale, con decine di artigiani che producevano e commercializzavano monili, sculture, opere religiose, scrigni, reliquari.
È interessante notare come del corallo non si buttasse via nulla: i pezzi più grandi erano destinati alle opere più elaborate e preziose, i più piccoli alla decorazione – ad esempio con la tipica lavorazione a “retroincastro”, tipicamente trapanese – o alla realizzazione di gioielli e cammei. La polvere, infine, che avanzava dalle lavorazioni, veniva raccolta e venduta agli speziali che la usavano per preparare pomate dai più diversi utilizzi.
Nel Museo Pepoli di Trapani si trovano esempi spettacolari della maestria dei corallari siciliani dai calici tempestati di corallo ai presepi con le statuine in corallo (via Conte Pepoli 180, visite martedì – sabato ore 9 -17,30; domeniche e festivi ore 9 – 12,30, ingresso 6€).

Oggi di quella attività non è rimasto molto, ma fortunatamente non è del tutto scomparsa. Sia a Trapani che nella vicina Sciacca (dove i banchi di corallo sono stati scoperti nell’Ottocento, in concomitanza con l’eruzione che spinse in superficie l’isola Ferdinandea) si possono visitare le botteghe di abili artigiani che hanno raccolto l’antica tradizione e la portano avanti, producendo splendidi oggetti. A Trapani, ad esempio, è attivo Platimiro Fiorenza che, con la figlia Rosadea, non solo realizza monili e sculture, ma insegna anche. A Sciacca, dove il corallo, proprio per via del suo legame con l’attività vulcanica della zona, ha caratteristiche uniche, con un colore particolarissimo che va dall’arancio intenso al salmone – rosa pallido, gli artigiani sono riuniti nel consorzio Corallo Sciacca, volto a tutelare e promuovere il corallo locale.

Autore

Redazione Sikania