Fra la fine dell’Ottocento e il principio del Novecento Palermo visse uno dei periodi più felici della sua storia. Una felice combinazione di condizioni favorevoli, sia economiche che politiche, fece sì che si potesse affermare in città una moderna e intraprendente classe borghese, con numerosi imprenditori di grande calibro, decisi ad affermarsi non solo localmente ma sulla scena internazionale. I capofila, per così dire, di questo momento di splendore, furono i Florio. Originari di Bagnara Calabra, nell’arco di tre generazioni riuscirono ad affermarsi in ogni settore dell’economia locale. Le basi dell’impero furono poste da Vincenzo Florio che, nella prima metà dell’Ottocento, estese i propri interessi in una quantità di settori, dalla produzione di marsala ai trasporti via mare fino alle tonnare. Fu un periodo relativamente breve, circa mezzo secolo, a conti fatti, ma lasciò a Palermo una quantità di segni: i forti interessi economici, infatti, erano sostenuti e accompagnati da una esuberante mondanità e da una straordinaria fioritura artistica.

Ritratto di Donna Franca Florio, Giovanni Boldini

Ritratto di Donna Franca Florio, Giovanni Boldini

Lo spunto per una passeggiata nel Liberty palermitano ci viene dall’inaugurazione, questo pomeriggio, di una mostra a Villa Zito: “Il ritorno di Donna Franca Florio” è la presentazione alla città del bel ritratto della “regina di Palermo” realizzato da Giovanni Boldini. Commissionato al pittore dal marito di Franca, Ignazio, la tela fu realizzata nel 1901 ed esposta due anni dopo alla Biennale di Venezia. In seguito, però, Boldini modificò due volte il dipinto che dunque prese l’aspetto attuale solo nel 1924. Tre anni più tardi fu acquistato all’asta dal barone Rothschild, che lo portò in America dove fu rimesso all’asta nel 2005. Questa volta fu la società Acquamarcia, proprietaria del Grand Hotel Villa Igiea (realizzato proprio dai Florio, come vedremo più avanti) ad aggiudicarselo, per portarlo proprio nell’albergo palermitano. Dopo il fallimento di Acquamarcia, il ritratto è stato acquistato il 30 aprile 2017 dai marchesi Marida e Annibale Berlingieri, per essere ricondotto a Palermo nel loro Palazzo Mazzarino.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 20 maggio ed è una tappa irrinunciabile del nostro itinerario liberty, un percorso profondamente e inestricabilmente legato ai Florio. La passeggiata comprende così il Villino Florio (Viale Regina Margherita, 38), realizzato fra il 1899 e il 1902 su progetto dell’architetto Ernesto Basile, una delle prime opere architettoniche in stile Liberty del nostro paese e uno dei capolavori europei; e la Villa Igiea, grande albergo a cinque stelle, nato come edificio neogotico a fine Ottocento e fatto ristrutturare secondo il nuovo stile sempre da Ignazio Florio ed Ernesto Basile. All’interno si possono ancora osservare, fra altre cose, i magnifici affreschi soprattutto con figure femminili e motivi floreali eseguiti da Ettore De Maria Bergler. La decorazione rivestiva un ruolo molto importante nella realizzazione degli edifici e basta osservare con un po’ di attenzione gli edifici dell’epoca per scoprire tanti dettagli ornamentali, dalle vetrate ai mosaci. In via Roma, ad esempio, i palazzi degli anni Venti stanno uno dietro all’altro e val la pena di percorrerla pian piano sbirciando attraverso i portoni. Si tratta di residenze private, dunque non si possono visitare, ma uno sguardo lo si può certo gettare. Dall’esterno si vede anche il Villino Favaloro (via Dante), purtroppo, considerato il primo esempio palermitano di Liberty, per essere stato progettato nel 1889 da Giovan Battista Filippo Basile, il padre di Ernesto – che ne portò a compimento la costruzione fra il 1913 e il 1914. Pur non potendo visitare l’interno, si possono apprezzare dalla strada la torretta decorata con foglie di vite e grappoli d’uva, e il bel giardino d’inverno in ferro battuto. La residenza dell’architetto Basile, il Villino Ida (via Siracusa), è anch’essa chiusa al pubblico perché ospita vari uffici della Regione.

In compenso si può visitare il Teatro Massimo, il più grande edificio lirico del nostro paese, ancora un progetto di Giovan Battista Filippo Basile che riunisce lo stile neoclassico, evidente all’esterno, con l’alto colonnato e la scalinata, al liberty voluto dal figlio Ernesto per gli interni, con le volute in legno e i delicati decori pittorici commissionati ai migliori professionisti dell’epoca. Appena all’esterno del teatro il Chiosco Ribaudo, un piccolo edificio liberty progettato da Ernesto Basile in relazione al teatro, con interessanti policromie e decori in ferro battuto. Infine, ma non meno importante, lo Stabilimento Balneare di Mondello, costruito direttamente in acqua, su palafitte, fra il 1911 e il 12. Il progetto dell’architetto Rodolfo Stualker ricalcava esattamente lo stile liberty che in quel momento andava per la maggiore non solo a Palermo. In quello stesso periodo, l’architetto Salvatore Caronia Roberti progettò alcune villette per la villeggiatura estiva a Mondello, molte delle quali esistono ancora e danno alla borgata un’elegante impronta liberty.

Autore

Redazione Sikania