Costruito nel V secolo avanti Cristo, il teatro di Siracusa è un capolavoro ancora oggi. E ancora oggi è scena straordinaria per il miglior teatro classico. Fino al 18 luglio.

Il teatro greco di Siracusa, frutto del genio architettonico ellenico, venne costruito nel V secolo a.C., lo stesso in cui nacque la “grande triade attica”, Eschilo, Sofocle, Euripide, i più grandi drammaturghi del mondo antico. In una parola: il Teatro con la t maiuscola. L’architetto Damoscopos che progettò l’emiciclo di Siracusa, non lasciò nulla al caso. Pensato esattamente per sorgere nel luogo designato, il colle Temenite, da dove l’arco del porto e l’isola di Ortigia iniziano a offrirsi alla vista, sotto quella luce e nel punto esatto perché avesse proprio quel riverbero, quella capacità di restituire i suoni, perché potesse dare quella forza all’immaginazione. Fatto con quella pietra, eccelsa espressione dell’architettura teatrale e della tecnica scenica, è il mirabile risultato di un ampliamento di un primo armonioso incuneamento, in un’insenatura naturale creata dalla roccia nel punto in cui l’altipiano dell’Epipoli guarda verso la costa, che Ierone commissionò su un progetto di Agatocle, nel III secolo a.C. La cavea si estende su un diametro di 138 metri e ha la capacità di accomodare 15mila persone.

Fino al Cinquecento, il teatro rimase sostanzialmente intatto, ma nel 1526 gli Spagnoli che all’epoca governavano la Sicilia decisero di trasformarlo, insieme agli altri antichi monumenti della Neapolis, in cava di pietra: marmi e pietre furono divelti senza pietà e destinati al rafforzamento delle fortificazioni di Ortigia. Così il teatro fu privato del tutto delle strutture originarie della scena e le file di gradini scesero da 61 a 46.

L’intera area cambiò radicalmente aspetto e solo al principio del Novecento qualcosa cominciò a muoversi, in maniera più sistematica, in termini di protezione e recupero, con le prime edizioni della rassegna di teatro classico che, quest’anno, è al suo 54mo ciclo. In pieno svolgimento proprio in questi giorni, con le rappresentazioni di Edipo a Colono di Sofocle, per la regia di Yannis Kokkos, con Massimo De Francovich, e dell’Eracle da Euripide, volto al femminile da Emma Dante (a sere alterne fino al 24 giugno).  Dal 29 giugno, invece, arriva la commedia I cavalieri di Aristofane, portata a Siracusa per la prima volta da Solari (dal 29 giugno). Il programma prevede anche una Conversazione con Tiresia scritta e interpretata da Andrea Camilleri, con la regia di Roberto Andò (11 giugno); Le Rane di Aristofane con Ficarra e Picone (12-15 luglio) e il Palamede con Alessandro Baricco e Valeria Solarino (18 luglio).

Dunque, possiamo dire che è stata la drammaturgia a salvare l’archeologia, e che è grazie a Eschilo, Sofocle, Euripide se possiamo passeggiare nella Neapolis e se il teatro di Siracusa è tornato a essere un monumento splendido, una conchiglia di candido calcare aperta sull’orizzonte marino orlato di cipressi.

Autore

Redazione Sikania