Dal Grand Tour ai nostri giorni: una mostra a Palermo per scoprire la ricchezza e bellezza del percorso seriale arabo – normanno attraverso tre secoli di dipinti e fotografie.

Si parte dal Grand Tour e si arriva ai nostri giorni, per scoprire che la fascinazione di quelli che sarebbero poi diventati i tanti “cuori” del percorso seriale arabo – normanno riconosciuto dall’UNESCO, era già tangibile tre secoli addietro. Quando viaggiatori come i francesi Jean Houël e Jean Claude Richard de Saint-Non o l’inglese Henry Swinbourne, “subirono” un vero incantamento dai siti. La mano romantica prima, documentaristica poi, ha fatto sì che i monumenti  attraversassero indenni i secoli, padroni di bellezza, fino a ottenere, nel 2015, la prestigiosa iscrizione nella Word Heritage List: “Viaggio per immagini. Dal Grand Tour al riconoscimento UNESCOsi inaugura venerdì 19 ottobre a Villa  Zito, a Palermo (via Libertà 52). «La mostra è divisa in quattro sezioni temporali  – spiega il curatore Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Unesco Sicilia – e cerca di analizzare il diverso grado di attenzione rivolto ai siti, nel periodo che intercorre dal Grand Tour di fine Settecento ai nostri giorni».

La prima sezione “Dal Grand Tour alla  riscoperta dei monumenti siculo-normanni” raccoglie testi a stampa, opere grafiche e tele realizzate  durante l’epoca del Grand Tour e il periodo di riscoperta del medioevo europeo. Sono gli anni in cui i viaggiatori europei approdano in una Sicilia ancora impermeabile e la osservano con occhi incantati, affascinati dal “pittoresco”, affidando ai loro cahiers de voyage, appunti, schizzi, illustrazioni ammirate.

La seconda, dedicata a “Rivalutazione e restauri nell’Italia postunitaria”, è segnata da una forte passione per il Medioevo e per l’architettura romanica e gotica; si dipana lungo una serie di dipinti e fotografie che documentano l’avvio del  restauro dei monumenti medievali dopo l’Unità nazionale, soprattutto a opera dell’architetto palermitano Giuseppe Patricolo, direttore dell’Ufficio regionale dei Monumenti della Sicilia. I pittori del tempo, come Nicolò Giannone, Salvatore Marchesi, Francesco Lojacono, Rocco Lentini ed Ettore De Maria Bergler, realizzano numerose vedute reali o ideali dei monumenti arabo-normanni. Si impegnano anche i fotografi, i palermitani Giuseppe e Francesco Incorpora, i fiorentini  Alinari e Brogi o l’editore palermitano Enrico Melendez. Alcuni scatti documentano i siti immediatamente prima e subito dopo l’intervento del Patricolo: Santa Maria dell’Ammiraglio restaurata tra il 1870 e il 1873, San Giovanni degli Eremiti tra il 1877 e il 1882  o San Cataldo, tra il 1881 e il 1884. Una proposta ardita (ma mai realizzata) si ritrova in quattro tavole realizzate tra il 1901 e il 1903: il “Progetto per il ripristino esterno della Cattedrale di Palermo e della cupola” dell’architetto Antonio Zanca, prevedeva il rifacimento, in due diverse versioni neogotica e arabo-normanna, del lato sud e della cupola.

La terza sezione, “Esaltazione e ripristini nell’età dei Nazionalismi tra le due guerre” racchiude soprattutto disegni, dipinti, fotografie e stampe prodotti sull’onda dello spirito patriottico: l’architetto palermitano Francesco Valenti, allievo di Giuseppe Patricolo, si sostituisce al maestro. Valenti – mosso dall’ambizione di voler riportare i monumenti al loro presunto aspetto originale – interviene su Palazzo Reale e la Cappella Palatina, e in misura minore sul Palazzo della  Zisa e sulla Cattedrale di Palermo. Sono di questo periodo due dipinti di Rocco Lentini che ricostruiscono idealmente la Cuba e la Zisa, e due disegni di Pietro Lo Iacono, assistente di Valenti, soprintendente ai monumenti, su Palazzo Reale e la Cappella Palatina. Oltre agli Alinari,  lavorano il fotografo romano Domenico Anderson e il palermitano Eugenio Bronzetti: forniranno una documentazione a tappeto dei siti, straordinaria e inesauribile.

La quarta e ultima sezione, “Il riconoscimento dell’eccezionale valore universale”, è storia di questi anni: il 5 luglio 2015 a Bonn, il sito Palermo arabo-normanna e le cattedrali  di Cefalù e Monreale, viene iscritto nella World Heritage List UNESCO. Punto di partenza, quel sincretismo socioculturale che, durante il regno normanno di Sicilia (1130-1194), dette vita a una straordinaria stagione artistica e architettonica. Nove monumenti, di cui sette sul territorio palermitano, parlano di convivenza pacifica, scambio tra culture, integrazione e stratificazione. Li raccontano le foto di Rosellina Garbo e una scultura di Franco Lo Coco, Gaia e Urano, in rame, acciaio e mosaico.

La mostra si visita fino al 13 gennaio. Fino al 31 ottobre da martedì e domenica  ore 9,30 – 19,30, dal 1° novembre negli stessi giorni dalle 9,30 alle 14,30. Ingresso intero 5€ (ingresso gratuito il 21 ottobre e le prime domeniche del mese; dal 19 ottobre al 4 novembre la mostra entra nel circuito delle Vie dei Tesori: ingresso con coupon).

Autore

Redazione Sikania