La memoria del terremoto del Belice del 1968, la civiltà del Mediterraneo, l’arte contemporanea… e un tappeto volante: il Museo delle Trame Mediterranee, a Gibellina, è un tesoro tutto da scoprire

Il Museo delle Trame Mediterranee è una delle sorprendenti realtà culturali della nostra isola. In un caratteristico baglio settecentesco, su una collinetta alle porte di Gibellina nuova, è il risultato del lavoro trentennale della Fondazione Orestiadi. Nell’ottica di favorire il dialogo mediterraneo – suo impegno statutario – la Fondazione ha ricercato e raccolto in Sicilia, Medio Oriente, Nord Africa, una quantità di oggetti che, accomunati da linee e forme, testimoniano dell’esistenza di un’unica civiltà mediterranea. Per «raccogliere e comunicare – come dichiarò il presidente della Fondazione, Ludovico Corrao – il messaggio costantemente trasmesso nei millenni dai popoli del Mediterraneo nell’arte, negli oggetti d’uso della vita quotidiana e del costume».

Ci sono ceramiche e gioielli, abiti preziosamente ricamati, dipinti e sculture, oggetti antichi e contemporanei, e tutti sono esposti insieme, in modo apparentemente casuale, senza distinzione fra arti minori e maggiori, vecchio e nuovo. Nella sala dedicata alla maternità ad esempio, statue muliebri africane stanno accanto a un dipinto cinquecentesco di Raffaellino del Garbo e una Sacra Famiglia di cartapesta di Annamaria Tosini.

Allo stesso tempo, il granaio, un immenso ambiente incorniciato da alte volte in pietra, raccoglie una gran numero di opere d’arte realizzate nel corso dell’ultimo trentennio dagli artisti invitati a Gibellina. Fra gli anni Settanta e Ottanta, l’allora sindaco di Gibellina Ludovico Corrao decise che la ricostruzione del paese, totalmente raso al suolo dal terremoto del 1968, doveva avvenire nel segno dell’arte e per questo, oltre a ingegneri, architetti e maestranze assortite furono interpellati alcuni dei maggiori artisti di quel periodo: Pietro Consagra, Alberto Burri, Franco Purini, Laura Thermes e molti altri. Alcuni di essi realizzarono installazioni, altri interi spazi urbani, altri ancora decorazioni e sculture. I cittadini di Gibellina furono chiamati a partecipare attivamente, prestando la propria opera, ad esempio, di saldatori o scalpellini. L’idea era che attraverso l’arte la comunità distrutta dal terremoto avrebbe potuto ritrovare una sua unità e identità. La ricostruzione della comunità era lo scopo che portò anche alla ideazione delle Orestiadi, un festival di teatro, musica e poesia che vide anch’esso il coinvolgimento di artisti di fama. Emilio Isgrò, Arnaldo Pomodoro, Michele Paladino sono solo alcuni di loro.

Nel granaio, dunque, ci sono macchine sceniche, bozzetti di allestimento delle Orestiadi così come pitture, sculture, installazioni di diversi apprezzati artisti contemporanei come Mario Schifano, Carla Accardi, Pietro Consagra, Richard Long. Colpisce, se non altro per la sua carica suggestiva, il Tappeto Volante, centinaia di cordicelle di canapa che riproducono le muqarnas del soffitto della Cappella Palatina di Palermo (un progetto del gruppo Stalker, realizzato dalla comunità curda esule a Roma). All’estremità di ciascuna cordicella un tubicino di rame: sfiorandone uno si dà vita a una particolarissima armonia. E spicca la Montagna di Sale, gigantesca opera di Mimmo Paladino che chiude il cortile esterno e fa da sfondo agli spettacoli delle Orestiadi che tornano ogni estate.

Foto di Luca Savetteiere

Autore

Redazione Sikania

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