A cinquant’anni dal terremoto del Belìce, è ancora vivo in tanti il ricordo di quel terribile gennaio. Le case tremarono anche a Palermo, e in tanti si riversarono in strada. Nel capoluogo solo spavento, ma nella valle la catastrofe era totale

È ricca e articolata la mostra che ricorda il terremoto del Belìce, a cinquant’anni dalle formidabili scosse che, nel gennaio 1968, squassarono la vallata. Nei saloni di Palazzo Sant’Elia sono stati raccolti gli scatti dei fotoreporter, il primo servizio del radio giornale, i filmati degli archivi Rai e tanto materiale relativo al coraggioso tentativo di ricostruire il territorio nel segno dell’arte.

La mostra si intitola 1968/2018 PAUSA SISMICA. Cinquant’anni dal terremoto del Belìce. Vicende e visioni, è curata dalla Fondazione Orestiadi e coprodotta dalla Fondazione Sant’Elia, in collaborazione con il Comune di Gibellina. Aperta al pubblico dal 28 gennaio al 13 marzo, è allestita per temi e sezioni che, nel loro intrecciarsi, restituiscono la complessità dell’accaduto. Si parte dalla notte del terremoto, tra il 14 e il 15 gennaio 1968: gli scatti dei fotografi – Enzo Brai, Nino Giaramidaro, Melo Minnella, Nicola Scafidi – che si precipitarono nella Valle, i primi documenti video, il periodo nelle baracche (Letizia Battaglia). Alla ricostruzione e a Gibellina Nuova è poi dedicata un’intera sezione della mostra che esplora l’urbanistica, le architetture, le sculture attraverso i modelli delle opere realizzate.

Per saperne di più vale la pena fare una visita al museo della Fondazione Orestiadi, a Gibellina, nato proprio mettendo insieme opere degli artisti che parteciparono al visionario progetto. Ne abbiamo scritto in un altro articolo.

Autore

Redazione Sikania