Fra le spesse mura dell’antico castello di Carini si incontra da domani l’arte di due artisti viennesi. Opere site specific che aprono le porte di uno dei manieri più grandi e belli della Sicilia occidentale.

Alle porte di Palermo, il piccolo paese di Carini custodisce nel suo centro storico un grande e bel castello di fondazione normanna. A ordinarne la costruzione fu Rodolfo Bonanno, un cavaliere normanno che aveva ottenuto la proprietà del feudo dal conte Ruggero I, all’indomani della conquista della Sicilia. La sua mole maestosa, con le torri merlate e le mura possenti, domina un piccolo quartiere medievale, con vecchie case e strade strette. Il castello è conosciuto perché qui, nel 1563, il conte Cesare Lanza uccise la figlia Laura, baronessa di Carini, perché l’aveva sorpresa con l’amante (esiste ancora la “stanza della baronessa”, l’ambiente dove, secondo la tradizione, la poveretta incontrò il suo tragico destino). La tragica storia, oltre a essere uno dei soggetti più noti della tradizione orale siciliana, ha ispirato sceneggiati e fiction tv.

Nel 1977 il castello è stato acquisito al patrimonio comunale e sottoposto a restauri e, lo scorso giugno, è diventato la sede di MOON Contemporary, un centro d’arte internazionale indipendente, luogo di creazione, sede espositiva, spazio aperto, luogo per residenze, workshop e incontri. Da domani, qui saranno esposte alcune opere degli artisti austriaci Ute Müller e Christoph Meier appositamente realizzate per questo luogo. Di stanza a Vienna, considerati tra le voci più nuove e sperimentali a livello europeo, i due artisti trattano lo spazio che ospita le opere come se ogni limite fosse tranquillamente oltrepassabile, senza confini tra ciò che è visibile e la sua intraducibilità.

L’intervento di Ute Müller e Christoph Meier – in residenza da dicembre presso Moon Contemporary, grazie anche al supporto del “Forum Austriaco di Cultura” – sarà ospitato nel castello fino al 4 marzo.

E dal desiderio di mettere a confronto una delle più vivaci scene europee del momento, come è quella viennese, con la nuova generazione di artisti siciliani emergenti, nasce anche un secondo intervento negli ambienti labirintici del piano terra del castello medievale, riletti in chiave astratta: la firma in calce è dei giovanissimi Genuardi/Ruta, reduci dal successo ottenuto di recente ad Artissima Art Fair. I due progetti sono curati da Daniela Bigi e Giuseppe Buzzotta.

Autore

Redazione Sikania

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