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Altitudine:
556 m slm
Distanza da Siracusa:
km 45
Municipio:
Via Gramsci 13
Tel. 0931 870136
Web:

La Chiesa della Madonna del Carmelo
 
Venite a trovarci
La storia
Come per alcuni altri paesi tra gli Iblei, anche Ferla vanta origini antichissime, infatti il suo territorio era già abitato prima della colonizzazione greca dell’VIII sec.a.C. Il centro urbano fu ampliato e delineato come città nell’età normanna assumendo la denominazione attuale. Il terremoto del 1693 cancellò per intero la cittadina medioevale, gli abitanti, però, non si diedero per vinti e ricostruirono il paese, con le stesse pietre, poco più a Nord, in un territorio pianeggiante ai piedi del monte Rigoria, secondo l’urbanistica e l’architettura settecentesca, ovvero quella barocca.

Da vedere
La Chiesa di San Sebastiano, la più grande del paese, ha un impianto a tre navate.
Dall’imponente facciata di pietra calcarea, progettata da Michelangelo di Giacomo, che si alza su tre ordini che sembrano germogliare dal gruppo scultoreo che si erge dal portale: si tratta del martirio di San Sebastiano tra due soldati romani, mentre due mori – anch’essi in pietra – reggono l’architrave. All’interno, la cinquecentesca statua del santo in legno d’arancio, la tela (del Settecento) del Crestadoro sul Martirio di San Sebastiano che adorna l’altare maggiore, e una bella statua settecentesca raffigurante l’Immacolata dalle splendide fattezze, con un fitto decoro damascato nelle vesti che non ha eguali in tutta l’area iblea.

La Chiesa Madre, ovvero la Chiesa di San Giacomo, che recenti scavi dicono essere stata edificata sopra una necropoli di età ellenistica. Certamente la Matrice di Ferla sorge proprio dove sorgeva l’originale pre-terremoto, certamente rinascimentale. Sul portale principale della Chiesa, che presenta un apparato decorativo di stucchi e sculture al suo interno, di stile corinzio, campeggia lo stemma civico. Particolarità del tempio è l’archivio in esso custodito, una raccolta di documenti – manoscritti e pergamene, che datano dal 1500.

Ricostruita in un sito diverso rispetto all’originario, invece, la Chiesa di Sant’Antonio, dall’impianto a croce greca, che si caratterizza per la sinuosa facciata barocca, dall’andamento ondulato contrassegnato da tre corpi concavi di cui i due laterali sono coronati da celle campanarie. La volta della cupola ottagonale è un ricamo di stucchi, fregi e affreschi, come quello che raffigura il Trionfo di Sant’Antonio a firma di Giuseppe Crestadoro.
All’interno possono essere ammirate sculture a stucco raffiguranti le virtù teologali e cardinali di gusto serpottiano.

La Chiesa del Carmine, settecentesca, ha un impianto ad unica navata e il prospetto è alzato dalla bella loggia campanaria a tre luci. Piccola, è arricchita dalla teoria di arcate che conducono all’altare maggiore.

Il complesso di Santa Maria è proprio quello di cui si ha testimonianza fin dal Quattrocento. Si tratta di un convento con annessa chiesa all’interno della quale si custodisce un commovente Crocefisso ligneo di Fra Umile di Petralia (detto Pintorno) intagliato nel 1633. Bella anche la statua in marmo di Santa Maria La Bianca, datata alla fine del XV secolo, di scuola gagginiana.


Fuori porta
Per quanto riguarda le escursioni, Ferla, come Sortino, è sinonimo di Pantalica, straordinario sito archeologico la cui bellezza e ricchezza paesaggistica ha decretato gli Iblei “Patrimonio dell’Umanità”.
Percorrendo la strada mare-monti che sale da Siracusa, è a Ferla che si fa tappa per raggiungere il misterioso sito archeologico immerso in una delle più lussureggianti riserve naturali siciliane (la valle dell’Anapo).
Anche per questo Ferla è dotata di un attivo ufficio turistico (tel. 0931 870136) che mette a disposizione, oltre a tutto il materiale possibile per visitare il paese, anche esperte guide.

Le feste
Quella tributata a San Sebastiano, il santo patrono, è la festa più sentita. Si celebra il 20 luglio, ma è molto bello assistere anche alla Curruta che la sera del 19 porta la statua del santo in processione per le vie del paese.
Venti colpi di cannone annunciano l’alba del 20, richiamando fedeli e turisti alla messa per assistere allo spettacolo offerto dai portatori del fercolo, vestiti solo con pantaloni bianchi e un nastro rosso sul petto nudo. A mezzogiorno il simulacro esce dalla chiesa accolto da fuochi pirotecnici e nuvole di 'nzareddi.

Molto coinvolgente è lo spettacolo che segna a Ferla il giorno di Pasqua, preceduto da una Settimana santa ricca di riti e processioni che hanno inizio la domenica delle Palme. Particolarmente suggestiva è quella del Venerdì, quando nel pomeriggio si porta per le vie del paese la statua lignea del Crocifisso, seguito da quella della Vergine Addolorata. La sera si assiste in silenzio alla Scisa da Cruci (la discesa dalla Croce) e al mesto corteo che accompagna il Cristo Morto alla luce dei coppi (piccole torce). Il Sabato, alle 21, tutte le campane tornano a battere in un crescendo di allegria fin quando ha inizio la processione della Madonna do Scontru che, avvolta con un manto nero, cerca per le vie del paese il Figlio Risorto. La Via Processionale di Ferla si colora di fiaccole, le sciaccare che, trascinate dalla gente, accompagnano il “Gesumma ria” (Cristo Risorto) lungo tutta la salita, sino alla Chiesa dei Padri Cappuccini. È la Sciaccariata, che richiama ogni anno migliaia di turisti, pittoresca corsa con le fiaccole che simula la Resurrezione di Gesù. L’Incontro tra Gesù e la Madonna avverrà a mezzogiorno della Domenica di Pasqua, momento in cui la Vergine lascerà cadere il mantello nero del lutto in un tripudio di festa.

Da gustare
Il carattere agricolo del centro ibleo ha custodito tutti i sapori genuini dei prodotti di questa fertile terra.
Certamente l’olio, qui è quello DOP della Tonda Iblea, è tra i prodotti più richiesti, ma tante sono le aziende in cui trovare formaggi e ricotta il cui gusto vi sorprenderà.