Sui monti Peloritani si rinnova in questo periodo l’antica tradizione della “ruzzola”. Che è una corsa, sì, ma molto diversa dalle altre.

Se pensate che più niente possa stupirvi, dovete approfittare dei prossimi weekend per andare a Novara di Sicilia, sui Peloritani. Fino a Carnevale, infatti, potrete assistere a una singolare quanto unica “corsa dei formaggi” che vede protagoniste grosse forme di formaggio stagionato, il maiorchino, presidio Slow Food. Quelle che si svolgono in questi fine settimana sono le fasi eliminatorie, in attesa della gara di velocità vera e propria (la “Ruzzola”) che, quest’anno, è in programma l’11 e 13 febbraio. I partecipanti divisi in squadre fanno rotolare giù per le strade le forme di formaggio, pesanti dai 10 ai 18 chili, spingendole con abile movimento del polso: vince la squadra che riesce ad arrivare al traguardo con il minor numero di lanci. Il percorso è sempre lo stesso dal Seicento: oltre due chilometri dalla via Duomo (cantuea da chiazza) lungo le viuzze del centro storico fino al traguardo (a sarva).

Domenica, prima della finale del torneo maschile, viene servita a tutti la tradizionale maccheronata, pasta condita con sugo di salsiccia e un’abbondante spolverata di maiorchino grattugiato Nel giorno del Martedì Grasso, invece, è la volta della finale femminile e anche i visitatori avranno la possibilità di cimentarsi nel lancio del formaggio.

Ovviamente, una volta da queste parti, non si può mancare l’occasione di portare un po’ di maiorchino a casa. Si tratta di un formaggio di antica tradizione (lo troviamo citato storicamente per la prima volta nel Seicento), dalla lavorazione complessa e lunga, tanto che un casaro riesce a farne soltanto una forma ogni due giorni. La base è il latte crudo di pecora, a cui viene aggiunto un 30% di latte di capra e caglio di capretto o agnello. Il maiorchino viene modellato all’interno di un grande calderone di rame e poi sistemato in una forma di legno nel quale assume la caratteristica forma cilindrica che può arrivare a pesare, come accennato anche diciotto chili. Deve essere poi minuziosamente bucherellato con un lungo spiedino, per fare uscire tutto il siero, salato e lasciato stagionare, ungendolo di tanto in tanto con olio extravergine d’oliva.

Il tempo è un elemento indispensabile al raggiungimento della qualità: ci vogliono infatti almeno sette – otto mesi di stagionatura per un buon prodotto, ma l’optimum si ottiene dopo circa un anno – e si può arrivare tranquillamente a diciotto mesi.

Per saperne di più, si può consultare il sito di Slow Food.

Autore

Redazione Sikania