Cannoli e cassate, ma anche granite e biscotti, pasta reale e torroni: la pasticceria siciliana è una delle più amate al mondo. Ecco dove gustarla al meglio

L’elenco dei dolci della tradizione siciliana può far perdere la testa a chiunque e si può facilmente organizzare un itinerario goloso dall’una all’altra pasticceria. Venite con noi! Ma attenzione: questo è il nostro suggerimento ma le varianti sono infinite. La Sicilia è il paese della cuccagna per ogni goloso, non c’è paesino, nemmeno il più piccolo, in cui non vi sia una pasticceria in cui valga al pena fermarsi.

Ben prima che si affermasse nel mondo il cake design, in Sicilia c’era la cassata, con i suoi decori barocchi e la sua dolcissima armonia di pan di Spagna, crema di ricotta e marzapane. Un trionfo di gusto che ne ha fatto una delle torte più famose nel mondo. Ed è solo una delle specialità della ricchissima pasticceria siciliana: ugualmente conosciuti sono i cannoli, con la cialda croccante che avvolge la soffice ricotta. E poi ci sono il gelo di mellone (gelatina di anguria), la pasta reale (marzapane) delle monache di clausura e la pignolata (dolcetti al miele); il biancomangiare (budino) alle mandorle e le granite per colazione. Ci sono i dolci speciali delle “occasioni”, come le sfinci (bignè) che vengono preparate per la festa di San Giuseppe il 19 marzo, i sammartinelli (biscotti di San Martino), il buccellato (ciambella) straripante di fichi secchi e canditi, tipico del Natale, gli agnelli pasquali di marzapane.

Partiamo allora da Messina: la nostra prima tappa è il Bar Pasticceria Irrera, un locale storico (ha aperto nel 1910). Più volte premiata fra le migliori pasticcerie italiane, è famosa per la sua cassata, un po’ diversa da quella palermitana perché la glassa è più sottile, i canditi meno abbondanti. Da povare anche la pignolata, le granite – soprattutto di mandorla, di gelsi e di caffè, i sospiri di monaca (un biscotto tipo savoiardo con ricotta e canditi), gli agnellini pasquali di marzapane ripieni di confettura di cedri (Piazza Cairoli, 12). A Catania c’è I Dolci di Nonna Vincenza, una graziosa bottega con l’atmosfera d’altri tempi. Nelle credenze liberty i prodotti della tradizione, dai rosoli ai biscotti secchi e alle paste preparate seguendo i ricettari di una volta. Qui vendono anche il singolare “latte di vergine”: alcol e latte fresco con scorza di limone e profumo di vaniglia (Piazza San Placido, 7). Andiamo a sud, a Ragusa, e raggiungiamo la Pasticceria Di Pasquale, che Guido Piovene definì “la più bella della Sicilia”. Qui troviamo cassate, cannoli, granita, biscotti di mandorle, la giuggiulena, un croccante che, a quanto ci dicono, si prepara allo stesso modo da duemila anni. La bontà dei dolci viene anche dalla cura con cui vengono scelti gli ingredienti, dalle fragoline di Maletto ai pistacchi di Bronte (corso V. Veneto, 4).

Pochi chilometri ci separano da Modica, patria di un particolare tipo di cioccolato che, negli ultimi anni, è diventato piuttosto famoso perché preparato secondo la ricetta originale degli Aztechi, giunta in Sicilia insieme ai dominatori spagnoli. La sua particolarità sta nella lavorazione “a freddo” che dà alle barrette una consistenza granulosa, con i cristalli di zucchero intatti. Il merito di averlo imposto all’attenzione del pubblico va all’Antica Dolceria Bonajuto, sul corso principale di Modica (Corso Umberto I, 159), dove il cioccolato viene prodotto secondo le ricette tradizionali fin dal 1880. Parlando di cioccolato, ottimo quello di Cappello: questa pasticceria palermitana si è specializzata nella produzione di torte – fra cui la rinomata Setteveli – mousse, creme e praline di cioccolato di altissima qualità (via Colonna Rotta, 68). La manna, una particolare resina secreta dai frassini, è la specialità della Pasticceria Fiasconaro, a Castelbuono, sulle Madonie. La manna è esclusiva di questo territorio ed è la base di dolci rinomati fra cui anche panettoni e colombe che sposano in maniera originale ricette “continentali” con il gusto delle montagne siciliane (piazza Margherita, 10). Un ultimo suggerimento: se vi trovate nella zona interna della provincia di Palermo, fate una deviazione per andare a Chiusa Sclafani. Al Caffè del Corso vi prepareranno il cannolo siciliano… ed è uno dei più buoni mai mangiati (via Ungheria, 21).

Ci spostiamo ora in quel di Trapani: qui il must è il piccolo Colicchia, un riferimento sicuro per chi vuole gustare una squisita granita accompagnata da una fragrante brioche (da provare i gusti gelso e gelsomino). Si trova nel centro storico (via delle Arti, 6), un gioiellino ampiamente recuperato e fitto di negozi, bar e ristoranti. Colicchia è ancora com’era negli anni Sessanta e anche i dolci sono fatti con la cura e la passione che ha guidato la famiglia per generazioni. Oltre alle granite non trascurate i cannoli, le cassatelle e i biscotti. Parlando di granite non si può non citare il celebre Alfredo, gelateria affacciata sul lungomare di Lingua a Salina. C’è chi non esita a imbarcarsi dalle isole vicine per venire qui a gustare la granita con brioche. Troverete i gusti tradizionali ma anche più sfiziose variazioni alla frutta, ad esempio fichi e pesca.

Torniamo nel trapanese per finire in bellezza nella pasticceria ericina di Maria Grammatico. Vera e propria istituzione, l’energica signora è diventata sinonimo, se così i può dire, di dolci conventuali. Sugli scaffali troverete le deliziose preparazioni mutuate dalle cucine dei monasteri, come la pasta reale in ogni guisa, i mostaccioli, le genovesi, i torroni e i biscotti (via Vittorio Emanuele, 14).

Autore

Maria Cristina Castellucci