Le arance dell’isola sono simili a fiamme brillanti tra rami di smeraldo e i limoni riflettono il pallore di un amante che ha trascorso la notte in lacrime per la lontananza dell’amata.

Così, con poche, poetiche parole, il poeta Ibu Hamdis, vissuto in Sicilia nel XII secolo, descriveva la bellezza degli agrumi siciliani. Pur introdotti da relativamente poco tempo – furono gli Arabi a portare i primi agrumi nell’Isola, poco prima dell’anno Mille – questi frutti avevano “preso possesso” del paesaggio isolano e ne erano diventati una delle colture caratteristiche. Oggi gli ettari dedicati alla coltivazione degli agrumi sono decine di migliaia, da un capo all’altro della Sicilia, anche se va detto che le difficoltà degli agricoltori sono sempre crescenti, fra la concorrenza del prodotto estero e i virus che attaccano le piante (ad esempio il Tristeza che colpisce le arance). Come consumatori, quel che possiamo fare per sostenere i nostri agrumi di qualità è cercare sempre il prodotto locale. Non solo saremo premiati da una qualità migliore, ma daremo una mano all’economia locale e all’ambiente.

Le arance

L’arancia dolce fece la sua comparsa, per la prima volta, in Cina, forse a causa di una mutazione dell’arancio amaro. Quest’ultimo giunse in Sicilia con gli Arabi, ed era utilizzato soprattutto come pianta ornamentale. Non per niente, gli agrumeti dell’Isola vengono ancora oggi definiti “giardini”. La varietà dolce giunse a bordo delle navi portoghesi nel Cinquecento e si diffuse in tutto il Mediterraneo. In Sicilia, però, abbiamo l’esclusiva delle arance rosse, vale a dire le arance con la polpa pigmentata di rosso alle quali la scienza moderna assegna un effetto significativo nella prevenzione dei tumori. Ce ne sono tre varietà: la Moro, dalla notevolissima pigmentazione rossa, molto ricca di vitamine e antiossidanti; la Tarocco, dalla polpa ambrata e striata di rosso, la più diffusa; la Sanguinella che, grazie alla sua particolare succosità, è ideale per le spremute.
Fra le arance bionde merita una menzione la Washington Navel, che regna incontrastata nella zona intorno a Ribera e che, con il nome di Arancia di Ribera, ha ottenuto il marchio DOP. Grandi e dorate, si riconoscono per il grande “ombelico” nella parte inferiore e sono talmente succose che sembra quasi di poterle bere!
E se è vero che le arance si trovano facilmente in tutti i negozi, oggi è possibile anche acquistarle comodamente online. Fra i siti segnaliamo www.siciliarance.com, dove peraltro si trovano anche altri agrumi, fichidindia e trasformati. Le arance vengono raccolte al momento dell’ordine e recapitate a domicilio nell’arco di 48 ore. È anche possibile adottare un arancio, ricevendo a casa il frutto del raccolto: per le arance rosse (ma anche mandarini, clementine e limoni) si può consultare il sito www.sanarancia.it, per le arance di Ribera www.adottaunarancio.it.

I limoni

Anche i limoni vengono coltivati in Sicilia da tempi assai remoti – le piante vennero introdotte intorno al X secolo dagli Arabi – e sono uno degli elementi base della gastronomia. Dalla Sicilia proviene la maggior parte dei limoni italiani, esportati con successo in tutto il mondo. Sono disponibili praticamente tutto l’anno. Fra le varietà di limone, vogliamo segnalare qui il limone Interdonato, coltivato lungo la costa jonica della provincia di Messina. Fu prodotto per la prima volta alla fine dell’Ottocento, grazie all’iniziativa di un generale garibaldino in pensione, Giovanni Interdonato, che incrociò le gemme di un cedro e di un ariddaru, un limone locale. Ne risultò un limone piuttosto grande, poco acidulo e dalla buccia sottile. Per il suo sapore delicato è ottimo per fresche insalate, con gli spicchi conditi solo con un po’ d’olio, aceto e sale. A chi preferisce il dolce consigliamo di cospargere gli spicchi di zucchero. Per la verità, l’Interdonato è un po’ difficile da trovare, visto che appena 1000 ettari sono destinati alla sua coltivazione. Per questo oggi è presidio Slow Food.

I mandarini e le clementine

Furono gli ultimi agrumi introdotti in Sicilia in ordine di tempo: i primi frutteti risalgono al 1840. La varietà più rappresentata è l’aromatica Avana, con frutti medi o medio-piccoli. Il mandarino contiene più zuccheri dell’arancia – e per questo è preferito dai bambini (che peraltro maneggiano facilmente i piccoli spicchi), ma anche più vitamine del gruppo B. Dall’incrocio fra mandarini e aranci si è ottenuto, al principio del Novecento, il mandarancio o clementina, che matura già a fine ottobre.
Anche fra i mandarini c’è un presidio Slow Food, il tardivo di Ciaculli, un mandarino che matura fra gennaio e marzo e prende nome dalla borgata di Palermo in cui viene prodotto, l’ultimo lembo della Conca d’Oro che, fino agli anni Sessanta, circondava la città. Frutto di una mutazione spontanea del più diffuso Avana, si caratterizza per la scarsezza di semi, la dolcezza e la succosità. Per acquistarlo ci si può rivolgere al consorzio Tardivo di Ciaculli che riunisce i poco meno di 200 produttori, che coltivano tutti in regime sostanzialmente biologico. (info tel: 339 2614123).

Autore

Redazione Sikania

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