Studiava da attore, con buoni risultati e tanta passione, ma in fondo il suo sogno era un altro: cantare. E così, quasi da un giorno all’altro, Alessio Bondì ha deciso che era il momento di cambiare. Un’ottima scelta, visti i risultati.

Quando parla, Alessio Bondì lascia intuire subito la propria formazione accademica. Usa parole dotte, un linguaggio curato, quasi forbito. «Ho studiato da attore – spiega – dapprima a Palermo sotto la guida di Antonio Giordano. Un insegnante straordinario, che ha formato anche artisti famosi come Francesco Scianna e Claudio Gioè. È stato lui a spingermi ad andare a Roma, per perfezionarmi in Accademia».

Così da Palermo Alessio è partito per la capitale, pieno di speranze e buona volontà. E gli è successo quello che accade a molti siciliani quando lasciano la loro isola: una volta lontano dall’ambiente natio, magari tanto detestato e denigrato, le radici sono diventate importanti. «Mi sono reso conto che essere siciliano mi definiva come persona e che la mia cultura d’origine era una parte importante di me».

Alessio Bondì - Foto di Martina Failla

La musica è nata in quel momento. O meglio è tornata: «Ho sempre suonato, o meglio strimpellato la chitarra – sorride Alessio – con abilità “livello spiaggia”. Ho preso solo due lezioni, in vita mia, a Barcellona da un amico brasiliano, Pedru Bastos Joao. Però la musica l’avevo nel cuore, ero capace di passare ore a cercare di riprodurre un arpeggio, un accordo che mi erano piaciuti. Lontano dalla Sicilia, la musica è diventata una compagnia, una consolazione ma anche una sfida: scrivevo i testi e poi dovevo imparare a suonarli! In questo modo, pian piano, ho iniziato a dare forma al mio sogno: cantare».

La musica di Alessio si distingue da quella di molti altri musicisti isolani perché nelle sue sonorità moderne inserisce testi in siciliano (tanto che qualcuno si è spinto a definirlo una via di mezzo fra Rosa Balistreri e Jeff Buckley).

Alessio Bondì - Foto di Martina Failla«La scelta del siciliano come lingua in cui esprimermi è stata inconsapevole e al tempo stesso ragionata. Può sembrare una contraddizione, ma in fondo non lo è. Da una parte infatti c’è lo studio della lingua siciliana, un’idioma a se stante, con i suoi vocaboli e le sue forme verbali, reso simile all’italiano solo negli ultimi 50 anni, per via dell’utilizzo più diffuso della “lingua ufficiale”. Dall’altra il fatto che io mi considero bilingue, siculo-italiano, e il siciliano è più vicino alle mie corde, è la lingua dolce di casa, dei sentimenti, del pensiero».

Il primo album, Sfardo, per le etichette discografiche 800A Records e Malintenti Dischi, esce nell’aprile del 2015. Ed è subito successo: ad agosto Granni granni, Es mi mai e Rimmillu ru’ voti sono le tre canzoni più ascoltate a Palermo su Spotify.

Quest’anno, dopo un laborioso lavoro di traduzione dei testi, Sfardo è stato lanciato a livello internazionale in dieci paesi, ottenendo ancora una volta un ottimo riscontro «anche al di là delle aspettative» si compiace Alessio. «Credo che la forza della mia musica, fuori dalla Sicilia, sia il fatto che rievoca le atmosfere siciliane, per cui tanti che hanno lasciato l’isola, o che per varie ragioni amano la nostra terra, la ritrovano nelle mie note».

Foto di Martina Failla

Autore

Maria Cristina Castellucci