Si chiama Buon Inverno ma è dedicato all’estate, il docufilm realizzato da Giovanni Totaro per raccontare, prima che svanisca, la fenomenologia della cabina di Mondello, amato e odiato simbolo delle estati palermitane.

Il 15 settembre, per gli affituari delle capanne sulla spiaggia di Mondello, finisce l’estate. Andando via, il saluto che si scambiano è Buon Inverno!. Ed è così, inglesizzato in Happy Winter, che si intitola l’opera prima di Giovanni Totaro, regista palermitano classe ’88. Un film che segue per tre mesi la vacanza mondellana di un gruppetto di bagnanti e dello storico venditore di bibite che, giorno dopo giorno, arranca su e giù per il litorale. Un lavoro che è stato presentato a Venezia, con ottimo riscontro di pubblico, e che, dopo un’anteprima a Palermo, sarà presto distribuito su tutto il territorio nazionale.

«Non ho mai avuto la capanna a Mondello, se non per due settimane, un’estate da ragazzino, quando ne occupammo una abusivamente con due amici. Ci scoprirono e misero fine alla mia vita da cabinaro ancora prima che cominciasse!» racconta Giovanni, quando gli chiediamo se la decisione di girare Happy Winter nasca da un’esperienza personale. Poi spiega: «In realtà, il mio interesse per le capanne sulla spiaggia di Mondello risale al 2014 quando si temette che potessero essere sequestrate. Capii che nel momento in cui avessero tolto le capanne, avrebbe cessato di esistere un vero e proprio “mondo”, un intero ambiente antropologico che aveva una storia che meritava di essere raccontata. Così ho cominciato a frequentare la spiaggia nella porzione dedicata alle capanne, a parlare con gli affittuari e con il personale. Da questa esperienza ho tratto la mia prova di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, dove mi sono formato professionalmente».

Da quel primo cortometraggio alla decisione di realizzare un intero lungometraggio il passo è stato breve. Non così la preparazione: «Ho passato tutta l’estate del 2015 e parte della primavera 2016 a fare i casting – ci dice ancora Totaro. I protagonisti del film sono i veri bagnanti e sceglierli non è stato semplice. Anche perché le loro storie dovevano incastrarsi bene l’una nell’altra per creare un film corale».

Le vicende sono quella di Antonio, venditore di bibite che sogna per suo figlio un futuro migliore, lontano dalla sabbia di Mondello; di Tony Serio, candidato alle elezioni comunali che cerca consenso fra i cortili; di un trio di amiche, di una coppia di coniugi. Si comincia dal montaggio delle cabine, quando gli affittuari ne prendono possesso arredandole di tutto punto e, passando per la quotidianità delle partite a carte, dei giochi dei bambini, dei primi amori e delle cene tutti insieme, si arriva a Ferragosto, con i falò e i concorsi canori a base di evergreen, e al 15 settembre. Il tutto narrato con leggerezza e precisione, fra il reportage e il romanzo sociale, con riprese ora aree ora ravvicinate che seguono la filosofia del racconto.

«Tenere insieme le fila della narrazione è stata la cosa più difficile – ammette Totaro – ma sono soddisfatto del risultato. Ho creato un “docupanettone”, un film che si può vedere per puro e semplice intrattenimento, anche se in realtà ha diversi livelli di lettura. Ho voluto dimostrare che pure una cultura kitsch e pittoresca come quella del popolo delle cabine merita di essere raccontata e ricordata. Sono convinto che fra dieci, vent’anni, quando le capanne non ci saranno più, il mio documentario avrà ancora più valore, perché sarà la testimonianza di un mondo che non esisterà più. Non dimentichiamo che la cabina, o capanna, o gabina, è stata e ancora sarà per un po’, un simbolo identitario, l’icona popolare delle vacanze estive di generazioni di palermitani».

Autore

Redazione Sikania

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