«Solo quattro anni fa ero un neo-diplomato con poche idee precise per il mio futuro… e guardami adesso!»

Paolo Raeli è un fotografo palermitano, con una forte vocazione social: il suo profilo Instagram totalizza più di 250mila followers, a cui vanno aggiunti gli oltre 46mila di Facebook e 650mila della piattaforma di blogging Tumblr. Un pubblico soprattutto di ragazzi giovani come lui, sparsi in tutto il mondo. Sì, perché le foto di Paolo parlano al cuore dei ragazzi a prescindere dalla latitudine, raccontando storie in cui tutti i teenager possono riconoscersi. Storie di primi amori e di giornate al mare, di passeggiate in motorino e risate, di silenzi e malinconia.

«Ho cominciato a fotografare casualmente, incuriosito da un amico che aveva già la passione per la fotografia. Per i miei 18 anni chiesi una reflex, e con quella iniziai a immortalare i soggetti che mi stavano più vicino: i miei amici».

Sono proprio i ragazzi i soggetti preferiti di Paolo. «Gli oggetti inanimati non mi dicevano nulla. Erano, sono le persone a dare la misura delle cose. Un paesaggio, un ambiente, acquistano la loro dimensione, prendono significato grazie alla presenza di un essere umano. Soprattutto perché un aspetto molto importante del mio lavoro, direi essenziale, è la creazione di un rapporto fra me e le persone che fotografo».

Pian piano, Paolo ha preso dimestichezza con la macchina fotografica, da autodidatta. La svolta nel 2015. «Mia madre mi ha iscritto a un concorso fotografico indetto dalla Berlinale: ogni anno vengono selezionati una dozzina di giovani fotografi da tutto il mondo per immortalare il Festival del Cinema di Berlino da un punto di vista inusuale, originale. E mi hanno selezionato! Ero incredulo, non pensavo che le mie foto potessero essere apprezzate anche da un pubblico “adulto” mi sentivo ancora acerbo. Ma era vero, e così ho ignorato tutti i miei timori e sono partito per la mia prima, vera avventura da solo all’estero. Sono stati fra i giorni più formativi della mia vita: non solo perché mi sono trovato a lavorare sul serio, con dei tempi, delle consegne da rispettare, ma anche perché ho dovuto organizzare tutto da me. Il fatto di esserci riuscito mi ha aperto gli occhi: potevo, posso fare quello che voglio!»

Da quel momento, Paolo ha deciso di puntare in maniera seria e concreta sulla fotografia e mentre i suoi profili social crescevano in un modo che lui stesso definisce “sorprendente”, ha iniziato a lavorare a un libro fotografico. «Ho sempre molto amato disegnare e collezionare piccoli oggetti, così ho pensato che il libro che avrei realizzato non doveva essere una sequenza di immagini stampate su fogli bianchi, ma una raccolta di pensieri, foto e disegni: così è nato Angel, creando le pagine una per una sul tavolo della cucina dei miei genitori».

Un libro di 80 pagine che è stato dal primo istante un successo planetario, con centinaia di copie vendute dal Messico al Canada, dalla Germania all’Australia. Nel frattempo Paolo si spostava: dalla Sicilia a Roma, poi a Copenaghen, a Milano e ancora a Palermo, in cerca di ispirazione ma anche di lavoro. «Non avevo ancora un’idea precisa di dove mi sarebbe piaciuto stabilirmi, sono stato “ballerino” per un po’. Inoltre non sapevo bene come avrei dovuto sviluppare la mia carriera. Ho lavorato per un po’ in un’agenzia di Milano, ma non mi piaceva essere costretto a un orario. Sono sempre stato piuttosto indisciplinato…»

Al principio dello scorso anno, una nuova sorpresa: «Mi ha contattato la curatrice del DMuseum di Seoul, un museo di arte contemporanea. Mi ha proposto di partecipare con i miei scatti a una mostra collettiva di fotografi sul tema della gioventù. Ovviamente era un’opportunità eccezionale, non me lo sono fatto ripetere. La mostra è rimasta allestita per qualche mese e alla fine il museo ha chiesto di poter acquistare le foto, che così oggi sono esposte all’altro capo del mondo».

Contemporaneamente Paolo ha realizzato un allestimento alla FARM di Favara, ricreando la propria camera da letto e dando a tutti i visitatori la possibilità di lasciare un pensiero, scrivendo sui muri e creando così un’opera interattiva. «Penso che tutti abbiano qualcosa da dire, un sentimento da esprimere e mi piaceva l’idea di poter dare spazio anche a tanti altri ragazzi che ancora non sanno bene cosa la vita abbia in serbo per loro ma che sono pieni di energia e creatività».

Oggi Paolo vive a Milano, ha realizzato una mostra per il MAXXI di Roma, sta preparando un libro per Rizzoli e intanto crea video e fotografie. «Mi considero fortunato ma penso anche che tutti abbiano la possibilità di afferrare la fortuna. Basta impegnarsi, non lasciarsi dissuadere e soprattutto scoraggiare. Mai pensare “non lo posso fare” ma sempre “come lo faccio?”»

Autore

Redazione Sikania