«Ero in vacanza, a Gela, e avevo deciso di fare una passeggiata. Mentre camminavo mi sono imbattuto in uno strano oggetto, a metà fra una pianta secca e un pezzo di legno. Non avevo mai visto niente del genere, così l’ho raccolto e l’ho portato a casa. I miei nonni mi hanno detto che si trattava di una pala secca di ficodindia».

Così il designer Renato Belluccia racconta il suo primo “incontro” con il materiale che utilizza per realizzare le lampade Sciàtu. «Sono rimasto incantato – continua – la forma, la texture, il colore di quelle foglie secche erano incredibili. Ho pensato che dovevo farci qualcosa e così sono nate le lampade». Assai semplificando, possiamo dire che si tratta di lampade da tavolo, ma in realtà dietro c’è tutta una filosofia. Per la colorazione, ad esempio, Renato Belluccia usa pigmenti naturali che la pala assorbe da sola, semplicemente poggiandone la base nel colore. «La pala si autodefinisce, ogni volta la colorazione risulta diversa e rende unico l’oggetto. Scelgo tinte che richiamino quelle dei frutti di ficodindia, perché mi piace l’idea che la foglia riprenda i colori che, in un certo senso, ha donato mentre era in vita».

Tutti i materiali sono naturali, per rispettare il più possibile l’ambiente e non creare alcun problema in caso di smaltimento, e 100% made in Sicily. «Mi appoggio ad aziende locali – spiega Renato – da quelli che realizzano le basi a quelli che forniscono il meccanismo di accensione». Un meccanismo molto particolare, bisogna dire, con un sensore che consente di accendere e spegnere la lampada con un semplice soffio. E così siamo di nuovo alla concettualità che sta alla base di questo design: il fiato, “lu sciàtu” riporta alla vita un oggetto inanimato. Da qui la scelta del nome, legato anche ai ricordi d’infanzia: «A Gela le mamme, le nonne, chiamano i bambini “sciàtu miu”, fiato mio, un’espressione che riflette un amore infinito».

Renato Belluccia ha 27 anni, ha studiato interior design allo IED di Torino e da un paio d’anni è rientrato in Sicilia, nella sua Gela. «Studiare e vivere al nord Italia mi ha fatto capire che è in Sicilia che desidero stare, pur con tutte le difficoltà che questo comporta – ammette – Lavoro come designer di interni per attività commerciali, Sciàtu è il mio orgoglio e la mia sfida più grande, un progetto che mi dà libertà e soddisfazione. La lavorazione è lunga e laboriosa, quindi non riesco a farne più di una trentina all’anno. Le distribuisco in gallerie d’arte e negozi di design in Sicilia, in alcune grandi città italiane e in Svizzera». Le pale le raccoglie nelle campagne gelesi, fra la fine di agosto e i primi di settembre, il periodo più secco dell’anno, l’unico in cui è possibile reperire le foglie secche. I ficodindia, difatti, sono piante resistentissime alla siccità, le condizioni devono essere davvero avverse, prima che si secchino. «La scorsa estate è stata particolarmente torrida – racconta ancora Belluccia – e per la prima volta ho trovato anche dei tronchi rinsecchiti. Li sto utilizzando per sperimentare la realizzazione di piantane».

Un ultimo aspetto che vale la pena sottolineare è che ciascuna lampada ha un codice che fa riferimento alla sua “carta d’identità”, un documento che non solo la identifica (le lampade sono in serie limitata) ma che ne racconta la storia: Renato Belluccia descrive come ha realizzato la lampada e il luogo in cui ha trovato la pala secca utilizzata. In questo modo un oggetto diventa anche una “porta” per il territorio, un modo per promuovere la Sicilia.

Autore

Redazione Sikania