Secondo la leggenda, Sicilia era una principessa orientale. I suoi genitori l’avevano molto desiderata ma la sua nascita venne funestata da una spaventosa predizione: entro i 16 anni di età avrebbe dovuto lasciare la sua patria, da sola. Diversamente un mostro l’avrebbe divorata. E così, per sfuggire a questo destino, la poveretta partì verso l’ignoto su una barchetta che, giorno dopo giorno, la condusse attraverso il Mediterraneo fino alle sponde di un’isola verde, baciata dal sole. Qui prese terra e poté ristorarsi. Né dovette patire a lungo la solitudine: un bel giovane le si avvicinò e le disse che una pestilenza aveva ucciso l’intera popolazione dell’isola a parte lui. Il finale lo avete già indovinato: i due giovani si innamorarono e da loro nacque una numerosa e robusta prole. L’isola che così benevolmente offriva loro i propri doni, prese il nome della principessa, capostipite dei siciliani.

Vi abbiamo raccontato questa storia perché ci sembrava il modo giusto per iniziare questo testo dedicato alle tante donne siciliane che, in un modo o nell’altro, hanno avuto un posto importante nella storia del nostro paese e non solo. Ne troverete solo alcune, ovviamente, la lista è molto lunga e basterebbe a realizzare un’enciclopedia. Abbiamo fatto una piccola selezione, “saltellando” un po’ fra i secoli.

Costanza d’Altavilla

Proseguiamo allora con Costanza d’Altavilla, la figlia di Ruggero II, il grande re normanno. Nacque a Palermo, nel 1154 ma non conobbe mai il padre, che era morto praticamente all’indomani del suo concepimento. Crebbe alla corte di Palermo, ma la sua posizione nell’ordine di successione al trono era talmente in basso che pochi si curavano di lei. Un ordine di successione che però, negli anni, s’andò sempre più accorciando, per la morte di tutti i possibili pretendenti legittimi, finché nel 1184, sorprendentemente, re Guglielmo II si accorse della zia e la nominò suo successore. Un colpo di scena, effettivamente, ma ancora più sorprendente fu la decisione di organizzare per Costanza un grandioso matrimonio con l’erede dell’imperatore Federico Barbarossa, Enrico VI. I due si sposarono nel 1186 a Milano ma solo otto anni più tardi, a quarant’anni, la regina rimase incinta. Subito iniziarono a rincorrersi i pettegolezzi: molti ritenevano impossibile quella gravidanza, dopo tanti anni di matrimonio e a un’età in cui nel medioevo le donne erano già nonne se non bisnonne. Ma Costanza non aveva sangue normanno per nulla. Il bambino vide la luce sotto una tenda montata nella piazza di Jesi, dove tutti potevano entrare e sincerarsi di persona che il parto stava effettivamente avendo luogo. Negli anni successivi, rimasta intanto vedova, Costanza fece di tutto per proteggere il figlio e garantirgli la successione al trono dei suoi avi normanni e svevi. Purtroppo visse appena altri 4 anni, ma quel periodo di tempo fu sufficiente: il bambino, cresciuto alla corte di Palermo come sua madre, sotto la protezione del papa e dei dignitari fedeli alla casa normanna, una volta divenuto adulto riunì sotto di sé un vasto impero e fu uno dei monarchi più illuminati del suo tempo. Si chiamava Federico II di Svevia.

Rosalia Novelli e Anna Fortino

Facciamo un salto di oltre 400 anni e spostiamoci a Monreale: qui, l’1 febbraio 1628 vide la luce Rosalia Novelli, la figlia del pittore Pietro, una delle figure preminenti dell’arte siciliana. “Sebbene” fosse una donna, ricevette una buona istruzione e poté frequentare la bottega del padre, frequentata da tanti pittori e illustri personaggi. Proprio qui iniziò a esercitarsi nell’arte della pittura, copiando le opere degli artisti fiamminghi che in quegli anni frequentavano Palermo, a cominciare da Anton Van Dyck. Il suo “mito” tuttavia era una donna: Sofonisba Anguissola, una delle più grandi pittrici del rinascimento italiano. Fra il 1573 e il 1578 e poi dal 1615 fino alla sua morte nel 1625, Anguissola visse a Palermo e, per uno di quei strani casi che a volte segnano il destino, la famiglia Novelli a partire dal 1640 andò ad abitare proprio nella casa in cui aveva vissuto la pittrice. Fu il suo esempio a spingere Rosalia all’affermazione personale (sebbene la pittura non fu mai più che una passione per lei, che non riuscì a farne un vero e proprio mestiere) ma anche a indurla a prendere con sé, per istruirle, altre giovani artiste che da lei potevano esprimere il proprio talento e mettersi in gioco.

Una fra tutte Anna Fortino. Ci piace ricordarla perché è una di quelle artiste che probabilmente, se fossero nate in un’altra epoca, o se fossero state un uomo, avrebbero avuto ben altra fama. La sua specialità era un’arte effimera, la modellazione della cera. Con questo materiale povero e deperibile, Anna creò delle opere bellissime, che aristocratici, ecclesiastici e notabili dell’epoca si contendevano: un suo presepe di cera policroma venne donato a Re Filippo V di Spagna che, a quanto tramandano le fonti, lo considerava un dono prezioso.

Giuseppina Turrisi Colonna

Arriviamo all’Ottocento, più precisamente al 1822: in quell’anno nacque a Palermo Giuseppina Turrisi Colonna, poetessa femminista e rivoluzionaria a cui solo una morte prematura negò fama più vasta. Sembra di vederla, come la ricorda, ancora ragazzina, il suo biografo Francesco Guardione: «Raccolta nelle domestiche pareti, con la coscienza de’ più tenaci, studia il passato, irrompe contro le prave usanze, ripudia le cure femminili, colla mente risale, infiammata di gloria, a’ più splendidi momenti della vita italica, ed evoca le memorie degli eroi, vedendo gli uomini del suo tempo tralignati ne’conviti, ne’balli e negli amori. Tali sentimenti erano in lei sedicenne».

Di famiglia nobile e altolocata, insieme alla sorella Annetta venne educata dalla madre Emilia Colonna nel segno di tre ideali: l’amore, l’arte e la patria. Ideali che la giovane non solo celebra nelle sue opere poetiche, ma che cerca di inculcare nelle altre donne, esortandole a una più attiva partecipazione politica ma anche a “svegliarsi”, per perseguire una vita più piena: “In membra delicate ed esili un’anima di ferro e di fuoco: una perpetua battaglia fra le cure casalinghe e modeste prescritte alla donna, ed il desiderio di una vita avventurosa, com’è del soldato e del marinaro”.

Giuseppina, che a 19 anni appena pubblicò il suo primo volume di poesie, assai ben accolto, scrive di Giovanna d’Arco, che sogna di imitare per riuscire a risvegliare le “sicane menti” e soprattutto le donne, che vorrebbe audaci, padrone di se stesse: “Né trastullo né servo il nostro sesso”. Una incredibile novità, in una Sicilia, un’Italia, in cui le donne non hanno praticamente alcun posto che non sia accanto a un focolare. Purtroppo, Giuseppina morì nel 1848, per un aneurisma. Chissà cosa avrebbe potuto ancora scrivere, se ne avesse avuto il tempo!

Franca Viola

Infine, siamo ai giorni nostri. Ci piace chiudere questa breve galleria con Franca Viola, una gentile signora di Alcamo (Tp) che ha da poco compiuto 71 anni. Forse non conosceva Giuseppina Turrisi Colonna, ma di sicuro il suo spirito era indomito proprio come la poetessa predicava. È grazie a lei se una norma barbara come quella sul “matrimonio riparatore” è stato eliminato dal nostro codice civile. Nel 1965 Franca aveva 18 anni e venne rapita e violentata da un mafioso locale. Tornata a casa dopo qualche giorno, decise, contro ogni abitudine consolidata, di denunciarlo. La sua famiglia la sostenne sempre, la comunità no: non furono poche le minacce e le intimidazioni, il parere unanime della popolazione del paese era che la “svergognata” doveva sposare il suo aguzzino per riparare il proprio onore ed evitare a lui una condanna. Franca, invece, tenne duro e riuscì infine a ottenere giustizia. Per questo suo gesto di coraggio e dignità, divenne un simbolo della crescita civile dell’Italia e dell’emancipazione delle donne, anche se dovettero trascorrere ancora circa vent’anni perché venisse abolito l’odioso articolo del codice civile che estingueva il reato di stupro se la vittima acconsentiva a sposare il suo violentatore.

«Non fu un gesto coraggioso – ha detto Franca. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori»

Autore

Redazione Sikania