«Prima di tutto mi sento una narratrice. Che sia per immagini o con le parole poco importa, l’importante è raccontare». Valentina Gebbia è un fiume in piena. Scrittrice, regista, attrice e sceneggiatrice sono solo alcuni dei suoi ruoli e si percepisce immediatamente che lei è una di quelle persone che non stanno mai ferme, ma hanno sempre la testa e le mani colme di progetti.

«Ci ho provato, a mettere la testa a posto – racconta. – Ho persino preso una laurea in Giurisprudenza e ottenuto l’abilitazione da avvocato. Pensavo di fare la scrittrice part-time e così ho fatto lavori “seri” come l’insegnante di corsi di formazione, l’editore, l’imprenditrice. Alla fine, però, le esperienze non solo lavorative mi hanno fatto capire una cosa importante: la vita è preziosa, non ci possiamo permettere di sprecarne nemmeno un minuto facendo cose che non ci piacciono o che non ci danno soddisfazione. Così eccomi qui: precaria, ma sicuramente più felice e, soprattutto, libera di fare quel che mi piace: raccontare».

Il suo ultimo progetto si chiama “Io c’ero con Salvatore Giuliano” ed è un’indagine sul celebre bandito siciliano. «L’idea è venuta a Nunzio Giangrande, un criminologo di Monreale. Fin da ragazzo aveva sentito parlare di Giuliano, percependo i giudizi dissonanti su di lui: un efferato criminale, secondo la storiografia ufficiale, un amico e difensore degli oppressi secondo la vox populi. Inoltre avevo incontrato una persona che aveva conosciuto Giuliano di persona perché da ragazzino era stato una vedetta, una sorta di messaggero che aveva il compito di portare ai banditi pizzini con messaggi, sigarette e cibo. La sua versione dei fatti era molto interessante, il suo punto di vista personale, c’era una storia da raccontare! Quando Nunzio mi ha parlato del progetto Giuliano, mi sono sentita subito coinvolta: ho ricordato che quando avevo chiesto a mio padre, originario di Mezzojuso, di parlarmi di Giuliano, per confermarmi quello che avevo appreso sui libri di scuola, non mi aveva risposto ma il suo mezzo sorriso era bastato a instillarmi il dubbio che non tutto fosse come volevano farmi credere».

Il progetto prevede la realizzazione di un documentario del quale al momento sono state pubblicate due clip, visibili sulla pagina Facebook IO C’ERO con Salvatore Giuliano. «La storia di questo personaggio è affascinante e la sua vicenda è ancora avvolta nel mistero» continua Valentina. «Sono passati quasi settant’anni dalla sua morte eppure fa ancora paura e già arrivano le prime reazioni, non sempre positive, alla nostra inchiesta».

Mentre definisce gli ultimi dettagli del documentario, con l’obiettivo di presentarlo ai prossimi festival, Valentina non perde di vista l’altro progetto al quale sta lavorando: una fiction televisiva. «Voglio realizzare una serie basata sui gialli che ho scritto e che hanno per protagonista la famiglia Mangiaracina. Un progetto che mi sta molto a cuore perché penso che potrei dare, finalmente, un punto di vista nuovo e diverso su Palermo. La mia città non è solo la capitale della mafia, come inevitabilmente emerge dalle fiction solitamente trasmesse in Italia, ma anche, quest’anno, Capitale Italiana della Cultura. La realtà di Palermo non è mai stata compiutamente narrata ed è a questa mancanza che voglio porre rimedio. Io amo la mia città! Dapprima era un amore malato, come quando ci si lega alla persona sbagliata, che fa soffrire indicibilmente ma che non si riesce a lasciare perché, sotto sotto, dà anche tanta gioia. Adesso è un amore adulto, maturo, di chi sa accettare il proprio partner pur con tutte le sue mancanze e difetti. Vedo intorno a me che siamo riusciti a raggiungere tanti, splendidi obiettivi – penso ad esempio all’istituzione del sito UNESCO Arabo-Normanno – ma penso che resti ancora tanto da fare per far conoscere al mondo l’ironia e la bellezza di Palermo».

Autore

Maria Cristina Castellucci