Con i suoi quasi 600 ettari di superficie, la riserva che dal 2004 preserva il tondeggiante promontorio di Capo Gallo che chiude il Golfo di Mondello è la seconda riserva naturale nell’ambito del territorio urbano di Palermo (l’altra è quella che protegge il dirimpettaio Monte Pellegrino e il parco alle sue falde).

Senza soluzione di contiguità si estende a ridosso di essa l’area marina protetta di Capo Gallo e Isola delle Femmine: una vastissima area protetta, tutta da esplorare.

Frequentata soprattutto in estate dai bagnanti che preferiscono i litorali rocciosi, la riserva ha un notevole interesse naturalistico: le guide ambientali potranno mostrarvi le orchidee, i capolini della camomilla di Monte Gallo, lo sparviero siciliano, la palma nana e la speronella smarginata. Diranno del rospo smeraldino, timido anfibio a rischio d’estinzione che si nasconde nell’acqua verdastra della Calcara Urico, e del faro abbandonato. Parleranno dell’area marina protetta, istituita non solo per dare sicurezza alle numerose specie ittiche e di flora marina, ma anche per evitare la distruzione del “marciapiedi a vermetidi”, una particolare formazione sottomarina creata da un particolare tipo di molluschi, delicata e rara. Dei ritrovamenti degli archeologi – fossili di animali, iscrizioni e disegni – dei fenomeni carsici che hanno sforacchiato e modellato le rocce, scavando cavità, vasche e creste, come una trina di pietra. Potranno accompagnarvi fino al “semaforo”, originariamente luogo di avvistamento della Marina Borbonica e raccontare dell’eremita, curioso personaggio che per anni ha decorato a mosaico la struttura e i muretti intorno.

Tutte le descrizioni possibili, però, non potranno rendere il fascino di questa riserva, un fascino che nasce soprattutto dai silenzi, incredibili se si pensa alla fortissima e spesso disordinata antropizzazione di tutta la zona circostante. Silenzi fruscianti di erbe mediterranee e del volo degli uccelli rapaci che nidificano fra le rocce. Silenzi in cui ascoltare il respiro potente del mare, che si spinge fra le rocce che si sfrangiano lungo il litorale e si insinua nelle cavità sottomarine. Silenzi in cui ammirare il panorama dalla vetta del monte Gallo, lasciando vagare lo sguardo fino a Ustica, le isole Eolie, il lungo promontorio di San Vito Lo Capo, a occidente. Silenzi semplicemente da godere, percorrendo i sentieri ripristinati dalla Forestale o prendendo il largo con una canoa o una barca a remi, spingendosi magari fin dentro la Grotta dell’Olio, antro mitico dei ricordi d’infanzia balneare di ogni palermitano, luogo di rifrazioni di luce e di echi carichi di suggestione che suggella degnamente la visita alla riserva.

Autore

Redazione Sikania