C’è tempo fino al 30 novembre per votare il proprio “luogo del cuore”, inserendolo nel censimento dei luoghi da non dimenticare promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo

A due mesi dall’inizio del censimento, la Sicilia si piazza fra le regioni più attive e la classifica provvisoria dei Luoghi del Cuore, siti speciali che versano in stato di degrado o di abbandono e che vorremmo salvare e proteggere, vede al primo posto il Fiume Oreto di Palermo, che anche noi, dalla nostra pagina Facebook, avevamo invitato a votare. Il fiume, che sorge nella Conca d’Oro e ha un corso di circa 20 km, per gran parte della sua lunghezza scorre in un SIC (Sito di interesse comunitario) di grande valore naturalistico che, in un’area estremamente antropizzata, rappresenta un rifugio e un corridoio ecologico per la fauna selvatica.

Nella classifica ci sono però anche altri sei siti siciliani, più o meno sconosciuti ma tutti ovviamente meritevoli di attenzione. Le Mura Timoleontee di Capo Soprano a Gela, sono quel che resta delle antiche fortificazioni greche costruite nel IV-III secolo a.C., riportate in luce tra il 1948 e il 1954. Si tratta di un’interessante testimonianza di architettura militare del mondo antico, per l’ottimo stato di conservazione presentato al momento della scoperta e per la rara tecnica costruttiva impiegata. Il tracciato è lungo circa 300 metri e si estende nella parte occidentale della città; un tempo descriveva una linea difensiva che girava intorno alla collina di Gela, proteggendola dalle incursioni nemiche.

Due i complessi monastici siciliani tra i siti molto votati: il Convento di Santa Maria del Rogato fondato poco dopo il Mille alle porte di Alcara Li Fusi e la Chiesa e convento di San Bonaventura a Caltagirone. Si tratta di due siti molto diversi fra loro. Ad Alcara li Fusi troviamo un portico cinquecentesco e una chiesetta pavimentata con maioliche smaltate seicentesche e decorata, sulle pareti laterali, con un pregevolissimo ciclo di affreschi (XII-XIV sec.), restaurati nel 2015, al cui centro spicca la Koimesis (Dormitio Virginis). A Caltagirone, invece, è intitolato a San Bonaventura un complesso monumentale secentesco, con una chiesa molto decorata con affreschi, maioliche, manufatti lignei, i cui elementi di spicco risultano essere una Madonna del Gagini, la pala d’altare di Vincenzo Ruggeri e un Crocifisso ligneo, opera di fra Umile da Petralia. Il convento custodisce al suo interno un chiostro e alcuni affreschi di Pietro Paolo Vasta, considerato uno dei maggiori pittori siciliani del secolo XVIII.

C’è poi la settecentesca Chiesa Madre Santa Venera, il principale luogo di culto di Santa Venerina, al cui interno vi sono opere di grande valore del pittore acese Pietro Paolo Vasta e la Grotta della Madonna di Lourdes realizzata dallo scultore locale Mariano Vasta. Particolare è il grande presepe che vi si realizza nel periodo natalizio. Ancora, la Rocca di Cerere, guglia rocciosa situata sull’altura su cui sorge Enna, un’area in cui si trovava il più importante santuario dedicato alla dea della fertilità in epoca greca e romana. La rocca di Cerere era parte di un’area sacra molto vasta, il cui tempio si trovava nel piano attualmente occupato dal Castello di Lombardia ed è un’area unica nel suo genere, erede di un grande patrimonio storico e mitologico.

Infine, tra i più votati nella regione c’è la Chiesa Rupestre del Crocefisso, situata nelle vicinanze dell’area archeologica di Lentini, sito rupestre sorto in epoca preistorica, riusato in epoca greca, rifunzionalizzato in età bizantina e utilizzato come luogo di culto il primo venerdì di settembre fino agli anni ’50. Situata in un contesto rurale di pregio ricco di agrumeti, la grotta presenta un ciclo di pregevoli affreschi che vanno dal XII al XVII secolo, il più complesso apparato iconografico della Sicilia rupestre: in esso è testimoniata la continuità del culto con la presenza di almeno cinque fasi decorative. Tra le pitture più antiche e preziose, il Cristo Pantocratore, che occupa la nicchia dell’altare.

Autore

Vicio Bonura