In altissima stagione, Alicudi conta al massimo 700 persone (in inverno i residenti sono una cinquantina!). Tanti sono turisti mordi e fuggi ma tanti sono anche quelli che tornano, un anno dopo l’altro, stregati dal fascino straordinario dell’“isola delle donne che volano”

“Ci sono isole che sono più isole di altre”, scriveva nel suo bellissimo ‘Breviario mediterraneo’ Predrag Matvejevic, ed Alicudi è una di queste. Aspra, imponente, selvatica, Alicudi si trova al margine occidentale dell’arcipelago Eoliano, in un settore dove, negli ultimi 28mila anni, le forze compressive della crosta terrestre hanno inibito la risalita dei magmi, estinguendo di fatto qualsiasi attività eruttiva. Vulcanica, come le sue sette sorelle, Alicudi è un’isola verticale. Qui non esistono strade sensu stricto: le case sono collegate da infinite scale che si arrampicano come l’erica – di cui l’isola era ricca – verso le contrade più alte. Non ci sono numeri civici, infatti, per darsi un appuntamento, bisogna ricordare il numero del gradino o prendere dei punti di riferimento. La massima concentrazione di abitazioni si ha nella zona del porto, qui si possono trovare due alimentari, un ufficio postale, due bar, l’unico albergo dell’isola e la centrale elettrica. Senza dimenticare che il molo vecchio è l’unico punto dove la ricezione dei cellulari è garantita in modo decente. Case e abitazioni tutte sparse soltanto sul versante sud-orientale si trovano poi a quote varie, sparse tra le contrade Tonna, Pianicello, Bazzina e Montagna, quest’ultima zona scelta da una piccola colonia di tedeschi, fuggiti dalla frenetica vita cittadina e rifugiati in quest’oasi di pace senza acqua corrente né elettricità.

Un’isola fuori dal mondo

Alicudi è così: non offre i comfort delle isole più turistiche, non garantisce l’arrivo costante di provviste o beni di prima necessità, non offre alcun tipo di ‘svago’ per come lo intendiamo comunemente. Per non parlare dell’accesso al mare: a parte qualche spiaggetta di ciottoli, l’unico modo per recarsi a mare è utilizzando la barca. Soltanto così, inoltre, si possono apprezzare i versanti più selvaggi dell’isola; pendii segnati da profonde gole e spaccati da ampi dicchi che sembrano emergere dalle acque del mare, per irradiarsi verso l’alto come vene di roccia tra la macchia mediterranea. O la si ama, o la si odia. Ve lo ripeteranno continuamente. Alicudi vi sembrerà un luogo fuori dal mondo: l’impero della solitudine, una montagna in mezzo al mare, dove la fatica di tornare a casa è però ripagata da profumi inebrianti, dall’assenza di alcun rumore antropico e dai meravigliosi panorami sulla costa della Sicilia. Alicudi dunque come via di fuga dal mondo reale, come in quella storia che la vuole “isole delle donne che volano”.

Qui le donne volavano (?)

Nei primi anni del Novecento, l’intera popolazione dell’isola dichiarò per diversi anni di vedere donne che volavano; un’allucinazione collettiva andata avanti a lungo e dovuta al consumo di una partita di segale, con cui si era panificato tra il 1902 ed il 1905, affetta da ergotismo e dunque divenuta ‘segale cornuta’ (nome dovuto alle escrescenze dei funghi che contaminano il cereale). Se consideriamo che con la segale cornuta si produce il principio attivo dell’LSD, possiamo ben immaginare in quale straordinario limbo visionario abbiano vissuto gli arcudari per diversi anni. Uomini tagliatori di trombe marine, visioni di gnomi nella nebbia e animali apparsi e scomparsi nel nulla, allucinazioni andate avanti per anni, che hanno contribuito ad alimentare il mito di un’isola straordinaria, anzi, dell’isola più isola di tutte.

Dove mangiare

Affacciato con una terrazza sul porto, il Bar Airone è uno dei pochissimi luoghi in cui ad Alicudi si può fermarsi per mangiare qualcosa. La cucina è a base di pesce, preparato con ricette semplici e gustose. Via Perciato snc, tel. 090 988 9808

Dove dormire

L’unico albergo dell’isola si chiama Ericusa: in una caratteristica struttura eoliana, si trova in riva al mare e mette a disposizione 21 camere. Anche ristorante e bar. Via Regina Elena, tel. 090 9889902

Autore

Andrea Di Piazza