È una delle località più affascinanti della Sicilia, ma anche una delle meno conosciute. Oggi vi raccontiamo dell’Altopiano dell’Argimusco, fra antichi riti e panorama mozzafiato.

L’area megalitica dell’Argimusco è uno di quei luoghi in cui le forze della natura si concentrano per creare un’atmosfera magica, irreale. Fra le pietre millenarie immerse nel silenzio spazzato dal vento, aleggia un senso di magia “alimentato dalle inquietanti presenze di pietra che ci circondano e dalla mole dell’Etna”. Bisogna raggiungere oltre 1100 metri di altitudine per arrivare all’Argimusco, uno dei rari esempi di sistemi megalitici in Italia, al confine fra monti Nebrodi e Peloritani.

Gli studiosi hanno avanzato molte e fantasiose ipotesi per spiegare la presenza in questo luogo di giganteschi massi, collocati, a quanto sembra, circa 8000 anni fa. Secondo alcuni la particolare disposizione delle rocce arenarie suggerirebbe che si tratti di un sito archeoastronomico, un luogo in cui le rocce avevano la funzione di congiunzione fra la Natura e i culti degli uomini che qui si riunivano per celebrare atichi riti.

Non sappiamo se sia vero, certo la forma dei massi è molto suggestiva, tanto che a ciascuno di essi è stato dato un nome: l’Orante o Dea Neolitica, l’Aquila, il Tetraedro, l’Osservatorio Luni-solare, la Svastica, i Menhir, il Santuario e la Grande Rupe. Ponendo al centro l’Osservatorio, una trincea arcuata con dodici segmenti di circa un metro ciascuno, per identificare i diversi megaliti occorre girare in senso antiorario.

L’Orante (a nord dello stesso megalite) è la figura più suggestiva, specie se osservata in controluce al tramonto, quando le luci più tenui ne accarezzano ed esaltano le forme. Si tratta di una figura alta 26 metri, che appare ritta e con le mani giunte, il viso rivolto verso nord. Ci sono poi il Tetraedro, con sette scalini grazie ai quali si può salire fino in cima; il Santuario, con tanti incavi in cui i fedeli depositavano le offerte per la dea Demetra; i due Menhir conficcati nel terreno che richiamano antichi culti propiziatori. E ancora la Svastica, l’Aquila, simbolo dell’anima dei defunti, formata dalla sovrapposizione di dodecaedri simboleggianti l’armonia universale, e infine la Grande Rupe che nella parete rivolta a est presenta il profilo di un volto che richiama quelli dell’Isola di Pasqua, mentre sulla parete opposta si riconosce la forma di un serpente.

Un luogo fantastico, insomma, dove, come se non bastasse, si ammira un panorama amplissimo dalle Eolie all’Etna, da Cefalù a Capo Milazzo.

L’altipiano dell’Argimusco si trova in territorio di Montalbano Elicona. Per arrivare bisogna seguire le indicazioni stradali a partire proprio dal paese.

Autore

Redazione Sikania

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