Sotto i piedi dei siciliani si trovano decine, centinaia di tesori, più o meno nascosti. Oggi andiamo a scoprirne uno, fra le case e le villette di Villagrazia di Carini

Che la Sicilia sia terra di antico Cristianesimo, visitata perfino da San Paolo e prolifica di santi e martiri, è risaputo. Risaputo è anche che a Siracusa – dove si recò per l’appunto San Paolo – ci sono vastissime catacombe, seconde solo a quelle di Roma. Ma che a Carini, e più specificamente nella frazione di Villagrazia, ci fossero delle catacombe, e di tutto rispetto, è noto quasi esclusivamente agli addetti ai lavori.

La scoperta, come spesso accade, si deve a un caso, e risale a oltre un secolo fa. Al 1899, per la precisione, quando, durante i lavori di scavo per un acquedotto, gli operai si imbatterono in alcuni cunicoli comunicanti fra loro. Venne prontamente interpellato il professor Antonio Salinas, direttore del museo archeologico di Palermo, il quale identificò in quell’abbozzo di reticolo una testimonianza molto preziosa della comunità cristiana che abitava quest’area nei primi secoli dopo Cristo.

Dopo l’immaginabile entusiasmo della scoperta, però, la catacomba non ebbe più l’attenzione che avrebbe meritato – e che d’altra parte le mancava da secoli: le tombe (loculi e arcosoli), erano state violate fin dall’antichità, e la maggior parte degli ambulacri (i corridoi) era stata invasa dal fango di ripetute alluvioni senza che nessuno se ne preoccupasse. Al di sopra sorse un ampio baglio e, negli anni 60 e 70 del Novecento, alcuni ambienti che erano venuti alla luce furono addirittura adibiti a ovile e fungaia. Un disastro.

Finché nel 2000, in occasione dell’anno giubilare, sono finalmente iniziate le esplorazioni sistematiche con regolari campagne di scavo ancora in corso, condotte dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra in collaborazione con i docenti di Archeologia Cristiana dell’Università di Palermo. È stato possibile liberare alcuni corridoi invasi dalle terre alluvionali e scavare integralmente due cubicoli, in uno dei quali sono venute alla luce anche gli affreschi che decoravano due arcosoli per bambini: l’adorazione dei Magi immersa in un paesaggio floreale, allusivo al Paradiso, e l’immagine di un bambino riccamente abbigliato che tira per le briglie un focoso cavallo.

Il sito è visitabile grazie alla Cooperativa ArcheOfficina, un gruppo di archeologi che ha curato il progetto di fruizione e ottenuto la concessione per le visite guidate. Apertura su prenotazione (chiamando 327 9849519 – 320 8361431 – 347 1085504) tutte le domeniche dalle 10 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30, ingresso 5€. La stessa cooperativa ha in concessione anche le visite guidate alle Catacombe di Porta d’Ossuna, a Palermo. Domani nella suggestiva atmosfera di questo luogo sotterraneo si potrà assistere allo spettacolo “Perché il buio non mi copra interamente”. Info sulla pagina Facebook della cooperativa

Autore

Redazione Sikania