Fra degustazioni di vino, passeggiate archeologiche e un giretto in centro, alla scoperta di una perla della Sicilia occidentale

A Marsala si produce uno dei liquori più famosi del nostro paese: il Marsala, appunto, che dopo essere stato “scoperto” per puro caso da un mercante inglese, John Woodhouse, che nel 1773 capitò sulle coste siciliane e, in una bettola del piccolo porto di Marsala, gustò un bicchierino del liquore, è oggi prodotto da una quantità di cantine. La visita agli stabilimenti storici è un must per ogni ospite di questa cittadina, e fra quelli più antichi e famosi ci sono le Cantine Florio, fondate nel 1832. Qui si possono ancora osservare, intatte nel loro aspetto ottocentesco, le alte volte e le gigantesche botti di rovere, allineate una sull’altra, tutte diligentemente etichettate (non esiste un solo tipo di Marsala: le differenze dipendono dalla durata dell’invecchiamento, che più è lungo e meglio è; e qui, fra le botti, ce ne sono alcune con etichette di diversi decenni fa), passeggiando sui pavimenti di polvere di tufo sui quali posarono i propri stivali, fra gli altri, Garibaldi e Mussolini. Lungo i corridoi ci sono anche pannelli fotografici, targhe, utensili d’epoca, documenti sottovetro e qualche fucile garibaldino (pare che il generale apprezzasse molto il Marsala e che i Florio apprezzassero lui: dal 1862 una delle produzioni più pregiate è intitolata all’Eroe dei Due Mondi). Quel che serve per farsi un po’ di cultura, insomma, prima di passare alla degustazione e magari fare un po’ di shopping nella boutique – enoteca (via V. Florio, 1, telefono 0923 781111).

Non sarebbe giusto, tuttavia, limitare la visita a Marsala a un giro per cantine. Qui, infatti, ci sono belle chiese (la principale è il duomo secentesco, intitolato a San Tommaso di Canterbury), un gradevole centro storico in parte pedonale, dove si allineano ristoranti, bar e wine bar (non trascurate l’antico mercato del pesce, che di sera si trasforma all’insegna della movida) e interessanti musei: quello degli arazzi fiamminghi del Cinquecento (ne abbiamo scritto in un articolo dedicato), il Complesso San Pietro, che comprende una pinacoteca, e il museo archeologico di Baglio Anselmi. Realizzato, manco a dirlo, in un’antica cantina, adiacente all’area archeologica dell’antica città di Lilibeo, custodisce fra l’altro una nave punica del III secolo a.C., rinvenuta nel 1971. Il relitto è incredibilmente ben conservato: basti sapere che i chiodi, a distanza di secoli, non presentano tracce di ossidazione. Fra gli altri reperti assai importanti del museo c’è poi la Venere Callipigia (dalle belle natiche), una statua in marmo cristallino che è probabilmente una copia romana del I-II secolo della famosa Venere Landolina custodita a Siracusa (lungomare Boeo, telefono 0923 952535).

Autore

Redazione Sikania

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