Nella Villa Certosa di Bagheria, un gioiello settecentesco attentamente recuperato, Pietro Piraino Papoff ha creato un imperdibile museo del giocattolo, da visitare con i bambini per mostrare loro che il gioco non è solo tecnologia (ma anche da soli, per ricordarsi “come eravamo”)

Una scimmietta imparruccata che ripara le scarpe, vecchi proiettori Disney di quelli in cui si faceva scorrere una striscia lucida di Paperini e Topolini, fionde e fischietti di terracotta, trenini e pinocchi, trombette e giostrine, trottole, teatrini di burattini e bambole portacaramelle.

Il Museo del Giocattolo e delle Cere Pietro Piraino, a Bagheria, è uno scrigno di tesori che tutti i bambini apprezzeranno – e non solo loro. Se i più piccoli, infatti, potranno meravigliarsi davanti ai giocattoli dei loro genitori e dei loro nonni, così radicalmente diversi dagli attuali, per gli adulti sarà un piacere rivedere gli oggetti della loro infanzia e confrontarli con quelli più antichi, trovando similitudini e differenze.

Il piccolo museo, d’altra parte, è colmo di oggetti di grande valore storico, culturale, economico (tanto che la stessa Regione Siciliana ha sottoposto a tutale la collezione) a cominciare dalla collezione di automi, la più ricca in Italia. Ci sono quelli ottocenteschi dei fratelli Gaultier e le scimmiette di Phalibois, dotate di dodici diversi movimenti, dei quali esistono con certezza solo altri quattro esemplari in tutto il mondo; l’organetto del periodo napoleonico e i giocatori di carte, il giocattolo meccanico più antico, realizzato a Palermo nel Settecento.

Bellissimi i room box, fedeli riproduzioni in scala di ambienti, di provenienza anglosassone: c’è la lavanderia, con una affannata bambolina stiratrice, la farmacia con le sue tante boccette di vetro, la cucina, con i fornelli elettrici perfettamente funzionanti e tutte le minipentole e minipadelle. E ancora le bambole, di biscuit, di panno lenci, di porcellana, di celluloide, i giocattoli scientifici e le scatole di montaggio.

L’esposizione occupa 1500mq a Villa Certosa, un bellissimo edificio settecentesco, con una sezione dedicata alle opere d’arte in cera. Pietro Piraino, infatti, il collezionista che ha dato origine a questo bel museo, è prima di tutto un ceroplasta, l’ultimo depositario di quest’arte antica. Ancora a metà degli anni Quaranta a Palermo si contavano una sessantina di artigiani della cera che si dedicavano alla creazione di delicati presepi e Bambin Gesù, ma con il passare degli anni gli artigiani sono scomparsi. A eccezione di Pietro Piraino, appunto, che he messo insieme anche una collezione di presepi in cera e statuine del Bambino Gesù e di Maria Bambina (realizzati dal XVII al XIX secolo).

Il museo dispone di spazi per incontri, eventi e laboratori didattici per le attività di divulgazione rivolte soprattutto ai bambini.

Autore

Maria Cristina Castellucci