La cima di questo monte è un piatto e spesso strato orizzontale di carbonati che poggia su un rilievo di rocce metamorfiche tra cui gneiss e micascisti. Subito sotto la cima si dipartono aguzze creste, ripidi versanti e profondissime valli, risultato dell'azione erosiva delle piogge su queste litologie poco permeabili. L'aspro paesaggio intorno è quello dei Monti Peloritani, tanto simili ai rilievi della parte meridionale dell'Aspromonte di cui da qui è facile osservare il profilo, guardando verso oriente, al di là dello stretto di Messina, in Calabria. Con il bel tempo da queste creste si vedono sia lo Ionio sia il Tirreno, si vede anche l'Etna e il filo di spartiacque dei Peloritani verso Nord-Est, verso Capo Peloro, ma dall'autunno alla primavera le nebbie sono frequenti e allora si vedono solo le cose vicine: i boschetti di castagno, le felci, le ginestre spinose, la vegetazione relitta di querce caducifoglie e lecci e una splendida vegetazione di
Erica arborea, nel versante Nord sotto la zona sommitale.
L'Erica arborea sembra preferire i versanti tirrenici di questi rilievi.

L'apertura di una strada sterrata carrozzabile comunale, che raggiunge quasi la sommità del monte procedendo a stretti tornanti, ha portato in grave instabilità il ripido versante settentrionale - quello coperto di erica - che ha iniziato a franare vistosamente. Qualche esemplare d'erica sradicato dall'erosione mostra l'ingrossamento tipico del tronco, a guisa di caudice, da cui si dipartono i fusti. La “palla di legno” rimane normalmente sottoterra, è un legno duro e compatto, conosciuto come radica d'erica, da cui si possono ricavare ottimi fornelli per pipe, come altrove è d'uso. Pochi metri sotto i carbonati sommitali, ancora sul versante settentrionale, si rinvengono rocce chiare contenenti muscovite, cristalli di colore bianco argenteo grandi circa mezzo centimetro. La muscovite è un fillosilicato, un cristallo con una struttura atomica a tetraedri di silicio e ossigeno disposti a maglie esagonali a formare un piano. Solo legami deboli tengono insieme, impilati, i piani di atomi e per questa ragione il cristallo si sfalda facilmente in foglietti trasparenti sottilissimi e semirigidi.
La muscovite, per formarsi, necessita di un ambiente ricco in silice ed alluminio e di particolari condizioni ambientali con pressioni e temperatura più elevate di quelle considerate “normali” cui siamo abituati noi abitanti del fondo dell'atmosfera.
Condizioni che danno origine in genere a rocce plutoniche, risultato di cristallizzazione per lento raffreddamento di roccia fusa, e metamorfiche, i cui cristalli si originano per trasformazione di altri cristalli preesistenti (ricristallizzazione) per effetto di alte pressioni e temperature, senza un passaggio allo stato fuso.
La roccia di Monte Scuderi che contiene muscovite è di aspetto simile ad un granito ed ha origine metamorfica. Le rocce cristalline peloritane hanno avuto nel passato una certa importanza economica per l'estrazione di metalli tra cui ferro, rame, zinco, piombo, argento e tungsteno. La cima piatta, alta m1253 s. l. m., presenta depressioni e cavità. Alcune sono naturali, di origine carsica e tettonica, di modesto sviluppo, ma ampio strascico di leggende circa la presenza di tesori, altre artificiali: conche costruite per l'antica e redditizia attività dei nivarula di accumulare la neve in inverno e trasformarla in ghiaccio per disporne in estate. Le neviere sono costruite come ampi pozzi circolari dai fianchi subverticali. I versanti ripidi, ma ricchi di suolo, sono localmente coperti da querceti caducifoglie, soprattutto quelli orientati a settentrione, mentre i lecci rimangono confinati alle rupi rocciose soprattutto quelle esposte a Sud. Spesso i castagni sostituiscono le essenze arboree spontanee e sono coltivati in terrazzi. All'ombra dei castagni troviamo una bella crucifera a fiore rosa, la
Arabis rosea, endemica dell'Appennino centromeridionale. Dove il bosco non c'è, invece, domina una bassa ma continua vegetazione di felce (
Pteridium aquilinum), cisto (
Cistus salvifolius) e ginestra spinosa (
Calicotome infesta). Nel mese di maggio c'è una spettacolare fioritura di queste piante: in bianco fiorisce il cisto, in giallo scuro la calicotome. Quasi contemporaneamente fioriscono anche le viole (
Viola sp.), di cui esistono esemplari a fiore violetto, altri a fiore giallo pallido e persino con i petali di entrambi i colori. Dal paese di Itala il sentiero si inerpica con scalinate ripide e ripidissime tra terrazzi artificiali lussureggianti coltivati ad agrumi ed alberi da frutto. Le scalinate ed i terrazzi sono costruiti pietra su pietra e mantenuti con costante lavoro dai contadini, scultori e custodi del territorio.
L'agricoltura è rigogliosa per la disponibilità d'acqua e per la sapiente tecnica colturale sviluppata assecondando le caratteristiche del territorio. Tuttavia è oggi portata avanti da pochi anziani che accudiscono piccoli orti, frutteti, agrumeti o vigneti, spesso ad uso familiare. La disponibilità d'acqua ed il microclima caldo umido della parte bassa delle ripide e strette valli del versante ionico si sono rivelate ideali all'insediamento di una pianta esotica, una
Commelina ceamessicana reptante nota volgarmente come erba miseria: la
Commelina communis. In basso, localmente, si nota una ombrellifera arborea: il
Bupleurum fruticosum.
COME ARRIVARE > SCHEDA TECNICA
Da Palermo, autostrada A20 Palermo Messina fino a Messina, autostrada A18 Messina-Catania uscita Itala o Ali.
Da Catania, autostrada A18 Catania-Messina, Uscita Ali o Itala.
Da Itala: Partenza a piedi dal paese di Itala da cui il CAI di Messina ha segnato due sentieri con segnavia bianco-rosso. Uno percorre inizialmente il letto di un torrente. Il sentiero si inerpica per selciati e scalette in pietra tra i giardini terrazzati coltivati ad agrumi, vite ed orto. Dopo salite anche molto ripide e il ripetuto attraversamento della carrozzabile (asfaltata in basso e sterrata in alto), prosegue mantenendosi quasi sempre in cresta fino alla cima. Un secondo percorso, più lungo, segue invece subito la cresta a nord dell'abitato di Itala, incontrandosi a quota 1.150 metri con il primo itinerario. Ci sono due punti d'acqua lungo il percorso e il dislivello dal paese di Itala alla cima supera i 1.000 metri. È necessario un certo allenamento.
Da Alì: Un terzo itinerario parte da Alì e percorre la cresta est di Monte Scuderi, quella più alpinistica con stretti sentieri su ripidissimi versanti, sconsigliata a chi soffre di vertigini. Si può anche ridurre il dislivello a piedi percorrendo la carrozzabile sterrata dalla chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Itala fino ad un bivio poco sotto la cresta, riconoscibile per via di un pannello del Parco Fiumedinisi, Monte Scuderi.
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Per Informazioni
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