
La strada statale 121, ovvero quella che collega Palermo con Agrigento, riserva molte sorprese paesaggistiche, sorprese che non sempre si ha la fortuna di saper riconoscere. Accettate, allora, questo consiglio: superato l’abitato di Villafrati (in direzione per Agrigento), guardate alla vostra sinistra per ammirare l’imponente scenografia della
Riserva Naturale Orientata Serre di Ciminna.
Si tratta di un vero e proprio bastione, che si erge fino a 800 metri slm, composto di formazioni rocciose evaporitiche risalenti al Miocene (tra i 24 e i 5 milioni di anni fa), e più precisamente al Messiniano (dai 6 ai 5 milioni di anni fa). Qui è possibile ammirare una delle più “straordinarie” espressioni del carsismo di superficie e sotterraneo, insieme con un panorama vegetale e animale di gran rispetto.
Lasciando la piccozza e la mineralogia ai geologi, invitiamo i visitatori a focalizzare l’attenzione sulle piante e sugli animali, lasciando che le rocce ci impressionino per il loro luccichio al sole, scintillio (dei cristalli di gesso) che ci fa tornare alla mente le ali brillanti delle fate.
Fate qui non ce n’è, ma possiamo andare alla scoperta della flora. Tra gli endemismi ricordiamo il giacinto siciliano, la biscutella marittima, le violacciocche (di Metlesics e minore), le Euphorbie (cornuta, bivonae) che si inseguono tra le ginestre ed orchidee e tra queste l’ofride pallida, l’ofride palermitana, l’ofride elevata, l’ofride a becco acuto e l’orchidea screziata.
Le sorprese, però, non sono finite qui. Il mondo animale spiega le ali del falco lanario, che ha qui una delle sue rare stazioni nidificanti, del gheppio e del suo simile, ma ben più raro grillaio, della poiana, del rondone e del “padrone di casa”, il passero solitario. Importante, questo è un sito storico e potenziale per la nidificazione del capovaccaio, rapace gravemente minacciato di estinzione. I mammiferi volpe e istrice si aggiungono al panorama faunistico.
Conosciuta dai turisti per la presenza dei cosiddetti Bagni Arabi, edificio termale di origine musulmana o più probabilmente romana-imperiale, la
Riserva Naturale Orientata Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella custodisce un peculiare percorso idrologico termale che, contestualizzato in un’area di grande valenza paesaggistica, fa di questa un’area da conoscere prima di tutto nel suo complesso, anche se non si può fare a meno di sostare nei tanti punti panoramici che si allargano tra queste colline, offrendoci una visione della riserva, per così dire, “a volo d’uccello”.
Praterie steppiche e lembi di macchia mediterranea contrastano con nude pareti calcaree, vero limite invalicabile per l’ampelodesma. Tra le specie endemiche, la bocca di leone siciliana, il giacinto siciliano, il colchico di Bivona, il ciombolino siciliano, l’Euphorbia cornuta e diverse ofridi tra cui l’ofride elevata, l’ofride a becco acuto, l’ofride pallida, l’ofride palermitana e l’ofride screziata. Nella zona a macchia tra le rigogliose euforbie arborescenti, ricrescono, grazie agli interventi di rinaturalizzazione, giovani esemplari di lecci. Rara è la palma nana all’interno della riserva.
Anche qui la fauna annovera i suoi esemplari più spettacolari tra gli uccelli: insieme con i rapaci gheppio e falco lanario, svolazzano e nidificano la passera di Malta, lo strillozzo, la cappellaccia, il beccamoschino, oltre a merli, cardellini e occhiocotti. A terra corrono volpi e donnole, mentre biacchi e natrici strisciano timide e veloci verso anfratti riparati.
Oltre a tutto ciò, sotto lo sguardo severe della torre del castello che svetta a Sud-Est di Cefalà Diana, l’edificio con le terme, con i suoi magnifici archi stretti alla volte a botte, le vasche per i bagni termali e, all’esterno, la fascia con una misteriosa scritta in caratteri cufici che, purtroppo, il tempo rende sempre più indecifrabile. A questo punto, ci piace pensare si tratti della formula magica della bellezza.