La strana vicenda della concessione delle acque di Santo Stefano Quisquina
Avete presente le bottiglie di acqua minerale Nestlé - Sanpellegrino che da poco meno di un anno hanno invaso tutti i supermercati siciliani inneggiando il nome di una santa veramente molto famosa?
Bene, quell’acqua, che trovate nelle bottiglie a circa 30 centesimi, gli abitanti di Santo Stefano di Quisquina e di molti altri paesi nei dintorni (e fino ad Agrigento) la potevano bere al prezzo decisamente inferiore fatturato dal gestore pubblico (al momento, non abbiamo più molto chiaro “chi” gestisca l’acqua in Sicilia: studieremo e rimedieremo, ndr).
Nel 2006 la Regione Siciliana ha dato la concessione per l’emungimento dell’acqua alla Società Rossini per un canone annuo di euro 254,15 (duecentocinquantaquattro euro all’anno) così come riportato dalla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 9 giugno 2006. La Società ha anche sborsato ben 619,75 euro di tassa per la concessione governativa.
Nel 2007, la Rossini viene rilevata, concessione compresa, dalla Nestlé.
A questo punto, e non volendo fare i conti in tasca a nessuno, torniamo un po’ alla nostra acqua. Perché c’è un impiccio, un impiccio molto grosso. Alla Rossini, nel 2006 è stato concesso un emungimento di dieci litri al secondo per la sua attività industriale, un prelievo che forse avrebbe potuto essere sostenuto dalle falde acquifere. Quest’anno, alla nuova concessionaria è stato accordato un primo aumento a 20 l/s, e poi ancora un terzo, a 30 l/s. Questo non sarebbe un dato rilevante se non fosse per il fatto che questi 30 litri/secondo di acqua sottratta al naturale circuito idrico porteranno molto presto ad una sostanziale diminuzione dell’equilibrio idrologico delle sorgenti.
Gli studi condotti dai tecnici dicono che la concessione è stata data per emungere dai pozzi Margimuto, e che non c’è nulla che dimostri che questi pozzi siano in collegamento con le altre falde acquifere, almeno per i 300 ettari nelle vicinanze.
Ma il Genio Civile ha già scritto nella nota 3850 del 29/4/2003 che per i pozzi Margimuto bisogna far riferimento alla Legge 129 del 4/2/1963 e al DpR 1090 dell’11/3/1968, riconoscendo di fatto che quello in oggetto è un unico bacino e che va considerato come acqua pubblica. La stessa cosa risulta dagli incartamenti del 1982, in cui si certifica che i pozzi siti in contrada Margimuto fanno parte, con quelli Capo Favara (oggi a secco), dello stesso schema di adduzione n. 187 del Piano Regolatore Generale degli Acquedotti. Ancora una conferma che si tratta delle acque vincolate con il decreto Assessoriale 710 del 16/5/1972.
Torniamo ai dati che confermano l’appartenenza dei pozzi Margimuto ad un unico sistema, lo stesso che rifornisce anche Agrigento, la città più assetata d’Italia.
La nota 5179 del 21 luglio 2004 del Servizio Geologico e Geofisico del Corpo regionale delle Miniere, ovvero la parte tecnica della Regione che ha approvato la concessione, fa rilevare - a proposito di acque presenti in un’area vasta 300 kmq - che le “le analisi dei gas (O2, CO2, N2 e CO) effettuate sulle acque delle sorgenti principali non ha mostrato alcuna differenziazione con quelle dei pozzi Margimuto, il che significa un medesimo circuito idrogeologico di alimentazione e quindi un unico acquifero a circuito regionale”. Ebbene, la concessione è stata data perché gli Enti preposti hanno evidenziato che, miracolo!, non c’è la certezza che i pozzi Margimuto siano in correlazione con altre falde e che i nuovi più cospicui emungimenti non hanno segnato sostanziali modifiche alla capacità di questi.
Intanto, la nuova titolare di concessione, la Sanpellegrino della Nestlè, ha già annunciato che prevede di aumentare la produzione dalle attuali 16.500 bottiglie l’ora a 46.000, pur mantenendo inalterato il numero degli impiegati dello stabilimento, 22 persone.
Il guadagno dei siciliani, oltre allo stipendio di questi 22 impiegati, sta tutto nella bella cifra di circa 300 euro l’anno. In più ripaghiamo la nostra acqua, che potremmo avere aprendo i rubinetti, ad una multinazionale estera che, a questi ritmi, lascerà nel giro di qualche decennio tutta la zona interna della Sicilia a bocca asciutta.
Nota: (emilia gatti)