La nuova classe illuminata
Tra i suggestivi palazzi baronali, le chiese monumentali, i monasteri e i conventi dell’antica Zabut (Sambuca) si respira ancora l’aria di quello che fu, nell’800, un grande momento di fermenti culturali, quando la vita artistica, letteraria e politica del paese ruotava attorno all’erudito e raffinato “Salotto sambucese” del celebre Vincenzo Navarro, medico, poeta, letterato e patriota, figura centrale di una nuova classe medio-borghese illuminata.
La Sambuca odierna, infatti, poco differisce da quella nella quale si muovevano personaggi illustri come Francesco Crispi o artisti come George Sand. Percorrendo il barocco corso Umberto I, tra i signorili palazzi arricchiti da un’armonia di eleganti balconi e gli incantevoli vicoli saraceni (Sambuca fu abitata da popolazione islamica sino all’arrivo degli Svevi) ci si imbatte in tre edifici di grande interesse: il Palazzo Truncali-Panitteri, la Chiesa di S. Michele e il Palazzo Navarro.
Quest’ultimo, costituito da un insieme architettonico settecentesco di grande pregio il cui impianto più antico risale alla fine del ‘500, fu nota sede del celebre "Salotto sambucese".
Il Palazzo Panitteri rimane ancora oggi, nonostante i numerosi rimaneggiamenti subìti, uno degli edifici più importanti di Sambuca e forse uno dei più antichi. È sede di un interessantissimo Museo Etno-antropologico della Terra di Zabut e al suo interno è stata ambientata la ricostruzione del “Salotto Sambucese” in onore di Emmanuele Navarro della Miraglia. Si tratta di un piccolo museo delle cere, riproducente alcuni tra i personaggi più rappresentativi del celebre salotto politico-letterario che ospitò, riuniti intorno al pianoforte sul quale Sand eseguiva Chopin, uomini che hanno fatto la storia e la cultura della Sicilia. E, mentre la bellissima ed irrequieta Amadine Lucie-Aurore Dupin (è questo il vero nome della scrittrice francese), sfiorando la tastiera delizia l’uditorio con un Preludio del grande polacco con il quale visse un’appassionata stagione d’amore, si può immaginare, visitando quel luogo carico di emozioni, di incontrare lo sguardo di Francesco Crispi, le camicie rosse del tenente Oreste Baratieri e del colonnello Vincenzo Giordano Orsini, dell’esercito garibaldino e, tra un Preludio ed un Notturno, di sentir disquisire Vincenzo Navarro, l’animatore del Salotto, ed Emmanuele Navarro della Miraglia circa l’esatta etimologia del nome Zabut.
A questo punto basterà al visitatore proseguire per la via Belvedere e si troverà immerso nel quartiere arabo, oggi mirabilmente recuperato, un unicum di grandissimo valore.
Prima di raggiungere il Belvedere, in cima all’asse viario principale, si incontra sulla sinistra la Chiesa Madre, della prima metà del ‘600, edificata sull’area dell’antico Castello di Zabut e della primitiva Chiesa di S. Pietro, costruita agli inizi del ‘400. Bellissima la sua facciata, conserva significative opere d’arte, tra le quali la grande pala dell’altare maggiore ed un’acquasantiera di scuola gaginesca.
Purtroppo non siamo più nell’800; tuttavia la gente del paese ha saputo e voluto, con amore e grande rispetto, conservare Sambuca ordinata e bellissima come un tempo tanto che, oggi, è viva più che mai la memoria di coloro che - a partire dall’antichità - hanno contribuito a renderla così unica.
Nota:
testo: Chiara e Francesco Alaimo