Secondo la tradizione, l’abbazia benedettina di San Martino delle Scale, a circa 4 chilometri a Palermo, è stata costruita nel VI secolo da San Gregorio Magno. Distrutta dagli Arabi nell’820, venne riedificata nel XIV secolo e ingrandita a più riprese fino ad essere completata dall’architetto Venanzio Marvuglia (1770) che edificò la maestosa facciata che dà verso Palermo.
L’edificio si trova oggi nel centro dell’ominima stazione climatica, una zona ricca di estese pinete e numerose ville, è molto grande e si articola in cortili e chiostri porticati, a logge con archi. Nel chiostro di San Benedetto si trova la monumentale statua in marmo realizzata nel 1728 da Giuseppe Pampillonia e raffigurante San Benedetto.
L’abbazia è ancora occupata dai Benedettini. Una parte dell’edificio ospita un’accademia di belle arti e i laboratori di restauro di libri.
L’adiacente chiesa fu edificata tra il 1561 e il 1595 in stile tardo-rinascimentale. L’interno è ad unica navata, e grossi pilastri segnano lo spazio tra le cappelle laterali, cinque per lato. In fondo, a destra del transetto, il bel portale marmoreo a rilievi della clausura, opera del XVI secolo. Dello stesso secolo è il coro ligneo, quasi tutto realizzato dai napoletani Nunzio Ferraro e Giovanbattista Vigilante.
All’esterno, ai piedi del campanile si trova la bella statua del Marabitti che raffigura San Martino nell’atto di tagliare il suo mantello per donarlo al mendicante. Chiostri, cortili e porticati si susseguono secondo un’architettura molto elegante, un’armonia che si rispecchia nella fontana.
L’abbazia si è dotata di un museo in cui è
esposta la collezione di argenti, dipinti, corali e tessuti, collezione che è fruibile anche attraverso il
museo virtuale che si apre alla pagina internet
www.abbaziadisanmartino.it.
Nei locali dell’ex biblioteca, con il progetto per la creazione del Museo Diffuso di Arti Figurative nell’Alto Belice Corleonese (
www.mirabileartificio.it), è stata allestita una mostra di dipinti intitolata “Nel nome di Benedetto” che comprende dipinti realizzati nei secoli XVII e XVIII, caratterizzati da linguaggi formali compositi che spaziano dal classicismo al tardo manierismo, dal naturalismo fiammingo e caravaggesco all’illusionismo barocco e rococò.
La collezione, che si completa con le opere esposte nella chiesa, rappresenta uno dei segni tangibili dell’apertura del mondo monastico benedettino ai fenomeni culturali, senza preclusioni ideologiche alle innovazioni formali.
Qui si trovano esposte le tele di Gaspare Bazzano (o Vazzano), conosciuto anche come “lo Zoppo di Ganci” (il San Gregorio Magno, del 1605, il San Mauro e re Teodoberto, del 1607, l’Adorazione dei Magi, del 1609 circa, I sette Angeli - primi del XVII secolo - e la Incredulità di San Tommaso, primi del XVII secolo); il San Domenico di Silos libera gli schiavi (XVII secolo) olio su tela firmato in basso al centro “Minnitti”, Mario Minniti; due tele di Filippo Paladini (il San Martino e il povero e la Predica di San Giovanni Battista, del 1608); il San Nicolò di Bari (prima metà del XVII secolo), olio su tela attribuito a Giuseppe Salerno; la Madonna con Sant’Anna e santi benedettini (1727), olio su tela firmato e datato “Guglielmo Borremans P.A. 1727”; nove tele dipinte da Paolo De Matteis tra il 1726 e il 1727; cinque tele di autori ignoti della prima metà del XVII secolo (molto bella la Adorazione dei Magi); e il San Benedetto in adorazione del Cristo deposto (XVIII secolo), anche questo olio su tela di autore ignoto.