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 Caravaggio il suo set siciliano

Territorio


È curioso, ma in Sicilia davvero non ci manca niente. Nominate qualcosa e potete star certi che, in un modo o nell’altro, in Sicilia c’è: la neve? Sì, sull’Etna e le Madonie si può anche sciare; i Vichinghi? Sì, i Normanni, che conquistarono e governarono la Sicilia nel Medioevo, erano di origine vichinga. E via dicendo. Ma il “settore” in cui la Sicilia può offrire il campionario forse più ricco è l’arte. Dalla preistoria ai giorni nostri non v’è stile che non sia rappresentato, anche con grandi nomi. Perfino i più grandi. In Sicilia, ad esempio, abbiamo pure Caravaggio.

 

Michelangelo Merisi, il Caravaggio, è stato uno dei più importanti pittori della storia, capace di  rivoluzionare, con le sue scelte stilistiche, l’arte in tutti i secoli a venire. Una vita avventurosa la sua, breve ma clamorosa come quella di certe farfalle che hanno giusto il tempo di spiegare le magnifiche ali prima di scomparire.

E comunque piena di eventi, di viaggi - anche se il Caravaggio ne avrebbe probabilmente fatto volentieri a meno. Nato a Milano (1571), dopo i primi studi di pittura nella bottega di Simone Peterzano, si trasferì giovanissimo a Roma. I primi tempi furono molto difficili, soprattutto a causa del carattere spigoloso e irruente del pittore, che per tutta la vita sembra incapace di tenersi fuori dai guai, alla larga da quelle che oggi definiremmo “cattive compagnie”. Nel 1595 conosce il suo primo protettore e mecenate, il cardinale Del Monte, e inizia finalmente un periodo fortunato: alti prelati e membri dell’aristocrazia si “accorgono” del talento di Caravaggio e le commissioni presero a fioccare. Spesso, tuttavia, le sue scelte stilistiche originali - l’utilizzo, ad esempio, come modelli, di vagabondi e popolane - provocarono il rifiuto delle opere da parte dei committenti ecclesiastici: difficile, nella Roma di fine Cinquecento, accettare che la Vergine avesse le fattezze di una prostituta, ad esempio. I quadri, comunque, venivano prontamente acquistati dai tanti “ammiratori” del pittore. Le protezioni influenti furono molto utili al Caravaggio anche per un altro motivo: come abbiamo scritto, si trovava spesso coinvolto in risse e violenze d’ogni sorta e più d’una volta i suoi protettori dovettero intervenire per tirarlo fuori dai pasticci e dalla prigione. Nel 1606 il fatto più grave: l’omicidio di Ranuccio Tommasoni. Caravaggio fu condannato alla decapitazione, e la sentenza avrebbe potuto essere eseguita da chiunque lo avesse incontrato per strada. Grazie ai suoi amici altolocati, Caravaggio riuscì a fuggire e a riparare prima a Napoli, poi a Malta e in Sicilia. Tornò infine a Napoli, dove seppe che il papa si apprestava a revocare la condanna e, felice, si mise in viaggio per tornare a Roma. Purtroppo, fu bloccato presso il presidio spagnolo di Porto Ercole e, mentre attendeva, disperato, di poter ripartire, fu colto da un attacco di febbre malarica - una malattia che lo aveva tormentato tutta la vita - e morì, a soli 39 anni.

Alla vita di Caravaggio sono stati dedicati libri e saggi, e anche, recentemente, un film della RAI, andato in onda in febbraio. Diretto da Angelo Longoni e con un somigliantissimo Alessio Boni nella parte del protagonista, il film è stato realizzato fra Roma, Belgrado e la Sicilia, anche per via del fattivo sostegno della Regione Siciliana che, attraverso la FilmComission, ha fornito finanziamenti e collaborazioni.

Così, dopo aver visto il film, è possibile viaggiare nella nostra isola per rintracciare i luoghi in cui il pittore si fermò realmente e dove sono state girate alcune scene. Il palazzo dei cavalieri di Malta, ad esempio, è stato ricreato fra le splendide volte a crociera del Castello Maniace, a Siracusa, mentre per le scene di mare ecco gli intatti litorali della magnifica riserva di Vendicari. E poi ancora Marzamemi e il castello svevo di Augusta, la Chiesa della Commenda dei Cavalieri, Palazzo Trigoria e Piazza Duomo a Piazza Armerina.

Ma si può anche decidere di seguire le “vere” orme dell’artista, visitando Siracusa, la città in cui Caravaggio si fermò dopo essere andato via da Malta e dove, grazie all’aiuto dell’amico Mario Minniti, riuscì a ottenere un’importante commessa, vale a dire la realizzazione di un quadro per la chiesa dedicata alla martire siracusana. L’ambientazione del Seppellimento di Santa Lucia ricorda da vicino le grotte delle Latomie (oggi all’interno dell’area archeologica di Siracusa) che Caravaggio visitò: fu lui a coniare il nome Orecchio di Dionisio per la grande grotta che oggi tutti conosciamo con questo appellativo.

Si prosegue per Messina: La resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori sono oggi custoditi nel Museo Civico della città peloritana, ma è inutile, purtroppo, continuare il viaggio alla volta di Palermo, perché la Natività con i Santi Lorenzo e San Francesco d’Assisi che il pittore realizzò per l’Oratorio di San Francesco, è stata trafugata nel 1969.

 
 
CARAVAGGIO IN SICILIA

Siracusa
Chiesa di Santa Lucia: visite tutti i giorni 7-12,30 e 15-19,30; il dipinto è posto sull’altare maggiore. Per visite guidate, anche alle catacombe sottostanti la chiesa (biglietto 5 €), coop. Kairos tel. 0931 64694.

Messina
Museo Civico, Viale della Libertà 465; tel. 090 361292
Lun. e ven. 9-13,30; mar./gio./sab. 9-13,30 e 16-18,30; dom. e festivi 9-12,30; Mer. chiuso




 
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