Un’escursione sui monti Barracù e Cangialoso, due alti e panoramici rilievi dei monti Sicani allineati a formare un’unica dorsale con direzione nordovest-sudest, è motivata dal paesaggio che si estende sull’entroterra siciliano e dalle importanti informazioni sulla storia geologica e la paleogeografia che si possono trarre dallo studio degli affioramenti rocciosi calcarei. Il percorso a piedi inizia poco dopo le case Scalisi dove inizia una sterrata per la masseria Barraù, da questa, salendo per il versante nord-est su pascoli, si raggiunge facilmente la cresta del Monte Barracù.
Le rocce che costituiscono questi rilievi appartengono ad una delle successioni sedimentarie che i geologi hanno raggruppato tra le unità stratigrafiche del bacino sicano, pile di sedimenti che si sono depositati al fondo di un bacino marino in un lungo periodo di tempo, dal Triassico medio superiore al Tortoniano. Qui le rocce mostrano facies (termine che indica gli aspetti di una roccia in relazione alle caratterstiche del luogo di deposizione) che richiamano ambienti deposizionali di mare profondo, suddivise - infatti - in strati sottili decimetrici e pianoparalleli e contengono fossili di organismi pelagici. Lo scontro tra la placca africana e quella europea è causa poi della deformazione dell’antico bacino sicano, della sua dislocazione e dell’impilamento dei suoi sedimenti insieme a quelli dei domini paleogeografici adiacenti.

Le successioni sedimentarie pelagiche sono studiate anche per i cicli e i ritmi che in esse vediamo ripetersi per decine o centinaia di metri e che documentano spesso le regolari variazioni dei parametri dell’orbita terrestre e di conseguenza le variazioni climatiche in scala planetaria. Ogni 21.700 anni, ad esempio, si ripete il ciclo della precessione degli equinozi che, insieme agli altri cicli astronomici, tra cui l’obliquità e l’eccentricità, influenza l’insolazione stagionale da cui dipende il fitoplancton e la quantità di organismi con guscio calcareo che di questo si nutrono. La percentuale di calcare nei sedimenti pelagici proviene in massima parte dai gusci degli organismi planctonici e dipenderà quindi dall’insolazione e dai parametri astronomici. Una volta sulla cresta si incontra una pista forestale percorribile in direzione sud-est fino alla cima del Monte Barracù (m.1420), dopo una sella erbosa si può salire ancora al Pizzo Cangialoso (m.1457), la più alta vetta della dorsale. Dalla cresta, guardando verso ovest-sudovest, si riconoscono i paesi di Campofiorito, Contessa Entellina, Giuliana e Chiusa, mentre Bisacquino è nascosto dal rilievo di Monte Triona (m.1215). Osservando verso nord, si vedono le balze di Monte Cardellìa (m.1266), un pacco rigido stratificato e inclinato di calcareniti che poggia su argille, e Montagna Vecchia (m.1080), altro rilievo tabulare costituito dalle ben note calcareniti glauconitiche di Corleone che sono arenarie contenenti glauconite, un minerale (fillosilicato) che si rinviene in rocce sedimentarie di origine marina con l’aspetto di piccoli cristalli di colore tra il verde ed il blu. Dalla Cima del Cangialoso si apre un ulteriore panorama a sud e a sudest con Prizzi, il sito archeologico di Hippana e il Monte Colomba (m1197).
Tra l’erba del versante settentrionale, dove pascolano greggi e mandrie, incontriamo il gongilo, Chalcides ocellatus, un piccolo sauro della famiglia degli Scincidi.
La specie è diffusa in Africa del nord e nel vicino Oriente, in Italia è presente solo sulle isole, (a parte una popolazione introdotta a Portici) ed è divisa in tre sottospecie di cui la Ch. o. tiligugu è quella che vive in Sicilia, Sardegna, Malta e Pantelleria; le altre due vivono una a Linosa e l’altra a Lampedusa.
Il gongilo, animale tutelato da legge nazionale, è insettivoro, integra la dieta con molluschi e anellidi, ha caratteristiche intermedie tra il serpente e la lucertola ed il suo corpo, lungo circa 25 centimetri, è di colore grigio fulvo con numerose file di macchie scure.
Percorrendo questi rilievi si nota la scarsità di vegetazione arborea a dispetto delle quote, del suolo e del regime pluviometrico che consentirebbero la crescita di querceti. È chiaro che il bosco non c’è a causa dell’uso intensivo da parte dell’uomo per la coltivazione del grano e il pascolo. Sui versanti meridionali ripidi e scoscesi è in espansione una macchia di leccio, quercia sempreverde che riesce ad attecchire dove il suolo è poco profondo e le rocce tendono ad affiorare. In qualche vallone del versante settentrionale resiste qualche acero allo stato cespuglioso.
SHEDA TECNICA
Partenza:
Dal chilometro 19 della SS 188 tra Corleone e Campofiorito, una strada asfaltata a sinistra porta alle Case Scalisi per interrompersi poco dopo con una sterrata.
Dislivello:
350 mt.
Lunghezza del percorso:
circa 12 km
Tempo di cammino:
5 ore
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Per informazioni
G. Ippolito Coop. Artemisia
tel. 091 682.44.88
www.artemisianet.it