Settimo appuntamento con il mondo affascinante del dialetto siciliano: a far da Cicerone la ricercatrice di tradizioni popolari Sara Favarò.
La conta era alla base di tantissimi giochi infantili. I bambini, di solito, si disponevano in cerchio e, grazie al conteggio, si stabiliva chi doveva essere escluso da un gioco o, al contrario, chi lo vinceva.
Mi ricordo di due giochi che si svolgevano contando ora le dita delle mani, ora quelle dei piedi. Nel primo caso, Pala paletta, due o più giocatori si disponevano di fronte e poggiavano un dito (s’iniziava sempre con l’indice) sulla gamba di chi avrebbe contato. Le altre dita rimanevano chiuse. Chi iniziava il gioco toccava, alternativamente, il proprio dito e quello dello sfidante ripetendo:
Pala paletta
Pala paletta, signura e cummari
avemu ‘na figghia chi sapi jucari
sapi jucari o vintitrì: una, dui e tri,
una, dui e tri, una, dui e tri.
(Pala paletta, signora e comare / abbiamo una figlia che sa giocare / sa giocare al ventitré: uno, due e tre, / uno, due e tre, / uno, due e tre).
Chi veniva toccato per ultimo aggiungeva un dito. Vinceva chi riusciva per primo ad allungare tutte e cinque le dita.
Questa conta è molto comune nei paesi della Valle del Torto e dei Feudi ed è anche contenuta nella raccolta di canti popolari curata, alla fine dell’Ottocento, dallo studioso di tradizioni popolari Giuseppe Pitrè, che la riporta nel capitolo “Jocura e canzuni di picciriddi”.
Nella conta dei piedi, al contrario di quella delle mani, perdeva chi veniva estratto. Si giocava sedendosi in cerchio. Chi contava, toccava le ginocchia dei partecipanti, ritmando la seguente quartina:
Peri unu, peri dui, peri tri
peri quattro, peri cincu,
peri sei, peri setti, peri ottu
tiritappiti, viscu e viscottu.
(Piede uno, piede due, piede tre / piede quattro, piede cinque, / piede sei, piede sette, piede otto / tiritappiti, vischio e biscotto).
(Il quarto verso ha le seguenti varianti: “tirituppiti, viscu e viscottu”, oppure “tiritappiti, tippiti, viscottu”).
Chi veniva estratto piegava il piede verso l’interno della sedia. Quando si veniva “toccati” per la seconda volta e, naturalmente, non si avevano altri piedi a disposizione per continuare il gioco, ci si alzava. Vinceva chi riusciva a tenere in gioco anche un solo piede.
Tra le conte più recitate nel territorio ce n’era una molto lunga: Spingula, spingula maestrina. Quella che riporto di seguito è stata documentata a Lercara Friddi:
Spingula, spingula maestrina
‘na paletta e ‘na regina
‘na regina, ‘na spagnola
tirituppiti e nesci fora.
Fora quaranta
tuttu lu munnu canta.
Canta lu addu
affacciatu a la finestra
cu tri palummi ‘n testa.
Gallo, gallina, Palermo e Messina
Gallu, gallazzu, Palermu e mustazzu.
(Spilla, spilla, maestrina / una paletta e una regina / una regina, una spagnola / tirituttipiti ed esci fuori. / Fuori quaranta / tutto il mondo canta. / Canta il gallo / affacciato alla finestra / con tre colombe in testa. / Gallo, gallina, Palermo e Messina. / Gallo, gallaccio, Palermo e mustacchio).
Nota:
testo: sara favarò