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 Isole Eolie - Passeggiare a Salina

Territorio
La seconda delle Eolie per grandezza, la più ricca d’acqua dolce, la seconda per abitanti - oggi - ma la prima quando negli anni della preistoria Lipari era sconvolta da potenti eruzioni vulcaniche. 





 

Salina che ci parla di capanne neolitiche e di santuari, entrambi molto al di sopra della linea di costa e immersi nella fitta vegetazione dei suoi boschi. Perché Salina è anche la più verde dell’arcipelago, ricoperta quasi per intero della fitta vegetazione mediterranea cresciuta sul terreno vulcanico dei due crateri spenti di Monte Fossa delle Felci e Monte dei Porri.

Salina e le sue chiese, tante, disseminate quasi tutte lungo la strada provinciale che unisce Lingua con Pollara, mentre quella che taglia in due l’isola scendendo da Malfa a Rinella fa una tappa al santuario mariano.

Come se la vita dei suoi abitanti si fosse generata da questi punti, dalle navate di queste chiese, e poi si fosse amplificata da un abitato all’altro, e da questi fino al cielo di Valdichiesa. A sostegno di questa teoria pazzesca, le tracce archeologiche del laghetto di Lingua, dove tutto potrebbe aver avuto inizio…

Siamo nella piccola frazione di Lingua, all’estrema punta meridionale dell’isola, dove si allarga il lago salato, uno specchio d’acqua dalla curiosa forma triangolare che fu un tempo la salina da cui proviene il nome della “sorella” eoliana.
Tracce risalenti al III secolo a.C. ci raccontano dell’origine delle attività umane in loco, tracce che si seguono dai resti delle vasche per la coltivazione del sale alle linee sfumate di edifici datati tra il I e il II secolo d.C.
L’intensificarsi delle vigne ci anticipa l’arrivo a Malfa, abitato che dobbiamo superare per proseguire sulla “Malfa-Leni”, alla volta del Santuario della Madonna del Terzito. Siamo a Valdichiesa, la valle che separa Monte Fossa delle Felci a sinistra dal Monte dei Porri a destra, zona conosciuta fin dal 1630, anno in cui comincia il pellegrinaggio mariano. Leggenda vuole che qui, in tempi lontanissimi, un eremita si fosse ritirato in preghiera davanti ad un quadro della Vergine, quadro ritrovato nel 1622 da un contadino che si prodigò per la costruzione del primo santuario. Adesso questo sito di spirituale bellezza è tra i più importanti luoghi di culto delle Eolie e, al posto del quadro originale, custodisce una statua lignea scolpita proprio secondo le forme dipinte nella tavola dell’eremita. Dietro l’altare, la tela del Settecento in cui Maria, con un campanello nella mano, protegge l’arcipelago eoliano. Il suo nome probabilmente ha origine dal fatto che è stato riedificato per tre volte, e negli ultimi anni è stato oggetto di importanti modifiche come, ad esempio, la coppia di campanili che sembrano sostenere l’imponente facciata, sormontata da una statua in marmo della Vergine. All’interno, un impianto a tre navate a croce latina, marmi color sabbia sorreggono le volte delicatamente azzurrate, mentre la navata centrale guida lo sguardo verso il quadro custodito dietro l’altare. A destra dell’abside, in una cappella dalle candide pareti, la statua della Vergine con il campanello.

Musei e Grotte Saracene
Il Museo Civico di Lingua si affaccia proprio sul laghetto salato della frazione di Santa Marina, in via Pantano. Si tratta di una casa rurale ottocentesca con ancora ben conservato il frantoio. Nelle sue stanze la ricostruzione delle giornate contadine a partire dal Rinascimento, con l’esposizione degli utensili e del mobilio. Particolarmente interessante la sezione dedicata alla marineria, da sempre fiore all’occhiello degli abitanti di Salina.

Il Museo dell’Emigrazione di via Conti, a Malfa è ospitato nel “Palazzo”, Palazzo Marchetti, bella villa inizi Novecento, opera di un abitante di Salina, Peter Galluzzo, che dopo aver fatto fortuna negli Stati Uniti è tornato nella sua isola, lasciando ai posteri questa importantissima testimonianza sull’emigrazione che, qui, ha avuto cause davvero particolari. Gli abitanti di Salina, infatti, sono stati “cacciati” dalla loro isola dalla fillossera, il parassita delle vigne che tra il 1889 e il 1940 quasi azzerò la coltivazione dell’uva da vino.

Uscendo da Palazzo Marchetti, proprio di fronte al portone c’è una strada in discesa, la via Fontana, che ci condurrà fino all’Erbario Eoliano, che apre il suo ingresso dirimpetto alla biblioteca. è una tappa importante, questa, perché dopo aver conosciuto il popolo delle Eolie è suggestivo fare la conoscenza di altri abitanti, coinquilini “verdi” degli esseri umani, importantissimi per la bellezza suggestiva di questa verde isola.
Dalla strada a monte di Santa Marina si raggiunge il Vallone del Castagno dove ci aspetta una piazzola dove lasciare l’auto e il sentiero già battuto da seguire fino all’inizio di un corrimano in legno; dopo una mezz’ora di cammino, si giungerà alle grotte naturali scavate nel tufo, quasi invisibili fino a pochi metri dal loro ingresso (visto che non c’è alcuna indicazione, è meglio affrontare la salita in compagnia di una guida, tanto per essere sicuri di andare a mèta). All’interno di queste cattedrali di roccia, dagli angusti ingressi ma molto ben illuminate e aerate da buchi e fenditure, si nascondevano gli isolani per sottrarsi alle incursioni dei pirati, non proprio rare in questi mari.

Le Balate di Pollara 
Il luogo è stato reso famoso dal film “Il postino” di Massimo Troisi, ma guardarlo dal vivo fa tutto un altro effetto. Parliamo delle famose Balate che circondano la spiaggia di Pollara, una serie di magazzini aperti nella roccia a strapiombo. Una lunga scalinata porta dalla strada rotabile fino a questo angolo d’incanto, un borgo di pescatori interamente scavato in questo spizzico di cratere collassato in mare, che lascia di sé solo le tracce di queste pareti che si alzano dalla linea di costa fino alla strada, quasi un centinaio di metri più su. La scala che scende diventa, a pochi metri dal mare, uno scivolo che si fa varco tra le prime abitazioni, sbucando in questa piazza di mare chiusa ad anfiteatro dalla scenografia estraniante di queste antiche abitazioni, testimonianza in pietra scura di quello che fu la vita dei progenitori di Salina.




 
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