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 A casa dei Cro-Magnon

Tesori nascostiAd Acquedolci la grotta in cui viveva una tribù di Homo Sapiens

 

La Storia viene raccontata in modi diversi, usando testimonianze diverse. La storia della Terra, ad esempio, ce la raccontano le rocce, le montagne, ma anche conchiglie e alghe. La storia dell’Uomo ce la raccontano testimonianze diverse, che vengono alla luce molto spesso laddove si rintracciano luoghi difficili da raggiungere, oppure che sono stati preclusi per secoli. Sono siti paleontologici e paletnologici, come questo di Acquedolci (nella provincia messinese), in cui si sono conservate testimonianze importanti della storia del territorio, testimonianze di vario tipo e afferenti a età diverse.
Parliamo della Grotta di San Teodoro, lunga circa 60 metri per 20 di larghezza e che raggiunge anche i 20 metri di altezza. Il suo ingresso si trova alla quota di 144 m s.l.m. ed è limitato ad Est da un breve sperone che lo separa da un altro anfratto, una bassa fessura che anticipa il riparo Maria, di forma triangolare, alto circa sei metri.

San Teodoro è una grotta formatasi in seguito ad un fenomeno carsico, e conserva una documentazione molto ricca e molto importante della storia della Sicilia: ci racconta di animali ormai estinti e di uomini preistorici. La prima segnalazione della grotta e dei depositi paleontologici ubicati al suo interno e sulla scarpata a essa antistante si deve alle esplorazioni (1859) del barone Francesco Anca.
All’esterno della grotta è stato identificato da recenti studi condotti da Laura Bonfiglio (dal 1987) un antico bacino lacustre (risalente a circa 200.000 anni fa) contenente i resti scheletrici fossilizzati di animali fra cui sono abbondanti quelli di ippopotamo. All’interno della grotta gli studi paleontologici e paletnologici condotti da Paolo Graziosi e Carlo Maviglia hanno messo in evidenza depositi del Paleolitico Superiore e - al di sotto - sedimenti più profondi che contengono resti scheletrici di vertebrati: iene - di cui vi sono abbondanti escrementi fossili -, lupi, volpi, cinghiali, buoi preistorici, elefanti e cervi endemici, piccoli cavalli. Questi resti risalgono a un periodo in cui il sito era frequentato da popolazioni di iene che nel tempo hanno trasportato frammenti di carcasse di animali predati.
La tana delle iene è stata datata dagli scavi della professoressa Bonfiglio (dal 1998 al 2006) alla fine del Pleistocene superiore (circa 35-40.000 anni fa) e fu abitata dall’uomo all’incirca tra 14.000 e 11.000 anni fa, ovvero in quello che viene indicato come l’ultimo periodo del Paleolitico Superiore italiano (Epigravettiano finale).

La singolarità e l’importanza della grotta è data dal ritrovamento delle prime sepolture paleolitiche siciliane: sono crani e scheletri eccezionalmente completi che per primi hanno consentito una conoscenza approfondita degli antichi abitanti della Sicilia. Complessivamente sono stati rinvenuti, sotto uno strato di ocra rossa macinata, i resti appartenenti a sette individui, tre attribuiti a femmine e quattro a maschi. Le analisi effettuate sui reperti hanno messo in luce che tutti gli individui sono adulti e scheletricamente robusti. La testimonianza più importante è data dal ritrovamento dei resti fossili di una donna di circa 30 anni, alta 165 cm. A questa donna è stato attribuito il nome di Thea (dal latino Theodora) per collegarlo a quello della grotta. Gli uomini di San Teodoro appartengono ai Cro-Magnon (Homo Sapiens) del quale condividevano i caratteri fondamentali: faccia bassa e larga, cranio di elevata capacità e notevole lunghezza, avambracci e gambe più lunghe, braccia e cosce più corte.

Oggi, grazie alle nuove tecniche scientifiche è stato possibile ricostruire il volto di Thea, la donna più antica di Sicilia, che si può ammirare in una sala espositiva del Museo Gemmellaro di Palermo, nella quale sono stati ricostruiti anche alcuni scorci della vita che trascorreva ad Acquedolci.


Nota: (testo: francesco sciambarella > si ringrazia per la collaborazione scientifica la dott.ssa maria clara martinelli)



 
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