La storia dello Stabilimento Balneare di Mondello, edificio unico nel suo genere, inizia ancora prima della sua costruzione e precisamente alla fine dell'Ottocento quando, avviato il risanamento della palude che si estendeva fra Monte Pellegrino e Monte Gallo, sorsero i primi stabilimenti balneari in legno, costruzioni che si montavano solo in estate, complete di scalette che da ciascuna cabina scendevano al mare per evitare alle signore di essere oggetto di sguardi indiscreti o di venire “imbrattate” da tintarelle poco gradite.
Lo spettacolo del mare cristallino e della lunga spiaggia
doveva essere splendido (come, del resto, lo è ancora oggi!) e, nel 1906, se ne
innamorò perdutamente Luigi Scaglia, un imprenditore milanese dai natali
agrigentini, il quale, giunto a Palermo per seguire la Targa Florio, dopo la
sua prima visita a Mondello restò incantato dalle bellezze naturali del luogo.
Fiutato l'affare, predispose un progetto di sfruttamento della zona, presentato
al Comune di Palermo nel settembre dello stesso anno e accompagnato da una
relazione in cui Scaglia si entusiasma al punto di scrivere: « Il fine
precipuo, o Signori, che si propone di raggiungere la Società che io ho l’onore
di rappresentare, è quello di exploiter
Mondello. Chi ha veduto una volta sola questo lembo di paradiso non può non
chiedersi meravigliato come mai esso non sia il ritrovo quotidiano di quanti
cercano nella visione del Bello ristoro e conforto (…). Nessun pittore ebbe mai
nella sua tavolozza tanta varietà di verde quanto ne offre all'occhio estasiato
l'immenso bosco di agrumi, di ulivi, di carrubbi che circonda, digradante al
mare, il bel golfo turchino, specchiantesi in un cielo più turchino, chiuso tra
il superbo monte Gallo e il nostro Pellegrino, sacro al poeta».
Contemporaneamente, l'imprenditore fece pubblicare su
"La Sicile illustrèe", un mensile che si pubblicava a Parigi in
francese e italiano, un articolo dal titolo "Grandioso progetto per
l'avvenire di Mondello” in cui veniva illustrata la proposta della società milanese,
presentando Mondello come un lido superiore ad Ostenda e con un lungomare molto
più bello della Promenade des anglais di
Nizza, per il quale si voleva risolvere il problema della trazione elettrica
tra Palermo e le zone suburbane.
A questo punto, la storia del progetto Scaglia precipita in
un pozzo di mistero, da cui si generano sospetti e delazioni. L’articolo avrà
davvero ingolosito alcuni affaristi belgi che inviarono degli emissari che poi,
tramite terzi, provvidero a “rubare” l’idea dell’imprenditore milanese? Oppure,
come hanno riportato alcuni testimoni dell’epoca, fu l’entusiasmo dello stesso
Scaglia, che si vantò della propria idea con chi non avrebbe dovuto, a portare
a conoscenza del progetto degli affaristi che, solo in seguito, avrebbero contattato
imprenditori belgi con società nel settore del tramway?
Oppure, ancora, sarà stato il Comune stesso a chiedere un
secondo progetto – sulla base di questo primo – ad affaristi ed ingegneri che
già operavano in città?
Non lo sapremo mai. I fatti sono che, alla fine del 1906, tre
palermitani - Ugo Casalis, Antonio Carissimo e Andrea La Porta - costituirono
una società che, nel 1909, fu “assorbita” da un'altra, denominata “Les Tramways
de Palerme societè anonime” dove protagonista erano imprenditori belgi,
specialisti in elettricità e tramvie, che avevano installato linee tramviarie
in tutta Europa e quindi molto interessati ad aprirsi anche al mercato
siciliano. La società, costituitasi a Bruxelles, e che contava fra i propri
azionisti nientemeno che i Solvay (sì, proprio quelli del bicarbonato) aveva
come scopo primario la costruzione e l’esercizio di una seconda rete tramviaria
a Palermo comprendente una linea sino alla spiaggia di Mondello. Inoltre i
concessionari si impegnavano a costruire sulle terre che sarebbero state loro
concesse (gli atti vennero perfezionati nel 1911) un Grand Hotel, un
Kursaal, uno stabilimento balneare di primo ordine, una chiesa per il culto, un
giardino pubblico (…) e si impegnano altresì a costruire (…) dei villini.
Di questo piano ponderoso solo una parte è stata realizzata:
le guerre e le conseguenti dificoltà economiche impedirono che venisse
compiuto. Nondimeno, quel che c'è testimonia ancora oggi, e molto bene, della
bellezza di questo sobborgo balneare di Palermo, frequentato dalla creme della società locale. Di quel periodo, per esempio,
restano numerosi villini, molti dei quali nello stile Liberty che all'inzio del
secolo scorso andava per la maggiore, immersi nel verde mediterraneo. E resta
soprattutto lo Stabilimento Balneare, la creatura più bella. La sua costruzione
venne avviata nel 1911 sulla base di un progetto elaborato dall'architetto Rudolph
Stualker, per andare incontro alla richiesta sempre più diffusa, da parte della
borghesia europea, di luoghi in cui trascorrere le vacanze ritemprando il corpo
e lo spirito. Dalla campagna, che fino a quel momento aveva ospitato la
villeggiatura di coloro che potevano permetterselo, magari costruendo a questo
scopo magnifiche ville (a Palermo sono esemplari le dimore estive della Piana
dei Colli) , ci si sposta sul mare. In Italia, molte cittadine costiere
cominciarono proprio in quel periodo ad attrezzarsi per accogliere il turismo
nascente: stabilimenti balneari sorsero in Liguria, Toscana, sul litorale
romagnolo. Molti di essi erano in stile Liberty, ma pochissimi sono
sopravvissuti intatti. Fra essi, appunto, quello di Mondello che, pur con le
modifiche al progetto originale, si presenta ancora come un tempo: un edificio
su piattaforma a palafitte (ben 164 piloni affondati nell'acqua, più 10 per la
passeggiata di collegamento) che ancora oggi sembra voler abbracciare i borghi
di Valdesi e Mondello.
All'interno dello stabilimento balneare vi erano 310 cabine
in cemento armato, munite di doccia e di scalette per scendere in acqua. Il
cuore dell'edificio era il salone delle feste, centro della vita mondana dei
palermitani, che si apriva con una grande terrazza semicircolare sul mare. Nel
secondo dopoguerra, anche per via di discutibili interventi di “restauro”, lo
Stabilimento ha attraversato un periodo di decadenza: i colori vennero
uniformati, alcune parti furono eliminate e altre aggiunte, l'arredamento
interno – che era stato realizzato dai Ducrot, su disegno dell'architetto
Basile - venne cambiato (solo quest'anno, in occasione del centenario della
Mondello Immobiliare Italo-Belga, è stato restaurato, sotto la supervisione del
professore Mariano Brusca).
Nel 1989, finalmente, è stato avviato un complesso e costoso
cantiere di restauro che ha restituito allo Stabilimento, per quanto possibile,
le volumetrie del primo progetto insieme, soprattutto, ai colori originali, dal
giallo oro al blu e ruggine delle decorazioni, riconsegnando l'edificio (…)
a quella dimensione “visionaria” (…) in grado di raccontare il sogno di una
città eternamente effimera.
Un po' di storia
Nel 1773 il Senato Palermitano fece il primo tentativo per bonificare la palude di Mondello facendo innalzare delle barriere di sabbia per impedire alle acque del mare di infiltrarsi, allagando costantemente il pantano. Il tentativo, però, non diede alcun risultato poiché gli allagamenti erano dovuti più agli eventi atmosferici che ai marosi.
Numerosi altri tentativi che prevedevano lo sfruttamento di un complesso sistema di canali drenanti fecero seguito al primo, ma tutti fallirono; anzi, ebbero effetti controproducenti, causando addirittura l’ampliamento della zona malarica fino a Partanna.
Nel 1799, il re Ferdinando di Borbone, che nel frattempo si era innamorato di questa landa palermitana – perfetta per andare a caccia di pennuti e che pertanto aveva eletto a propria riserva – diede l’avvio ad una parziale bonifica. Nel 1860, con la cacciata dei Borboni, tutta la "Real Tenuta" inclusa la palude divenne proprietà dei Savoia che, nel 1910, con Vittorio Emanuele III, consentì alla “dismissione delle terre predette” a favore del Comune di Palermo, già impegnato con la Società Les Tramways de Palerme, “volendo la società anonima costituita in Belgio (Bruxelles) assumere l’impegno di trasformare la colmata di Moondello e la spianata di Valdesi in territorio di Palermo in una stazione balneare di prim’ordine…”.
L’idea del risanamento affonda le radici nel 1865, quando il senatore palermitano Francesco Lanza Spinelli principe di Scalea costituì un comitato che si proponeva di bonificare le paludi della borgata in modo definitivo e per far questo nel 1891 fu messo in pratica un progetto che prevedeva la colmata degli acquitrini e la costruzione di un collettore a ferro di cavallo che raccogliesse le acque a monte per scaricarle a mare.
La soluzione si rivelò molto funzionale in quanto sfruttava le correnti marine, sia che venissero dall'Addaura che da Capo Gallo; il mare penetrava nel ferro di cavallo dal lato dove prevaleva la corrente spazzando in tal modo tutti i sedimenti. Inoltre il canale veniva percorso dall'alba al tramonto da una barca con due addetti che controllavano l'esistenza di eventuali detriti e li rimuovevano.
Il mare di Mondello si conservava, così, trasparente e ricco di pesci, e la malaria iniziò a scomparire.
Ai primi del Novecento, completata la bonifica, Mondello cominciò ad essere frequentata dai palermitani che vi andavano in carrozza, non essendovi allora il tram o altri mezzi di locomozione. Sarà proprio con la nascita del tram, che consentì rapidi collegamenti tra la città e il mare, che si darà avvio allo sviluppo e alla crescita della borgata.
Testo di Vittorio Lo Jacono, Marta Paolini - Pubblicato su Sikania - novembre 2009