Nel variegato e prezioso orizzonte del patrimonio monumentale della provincia di Messina, un posto di grande rilievo spetta al complesso architettonico basiliano, pregevole fenomeno storico-artistico correlato ad un ordine religioso di rito greco.
Rientrati in Sicilia con i Normanni, i monaci basiliani - che dall’Isola s’erano allontanati con il progredire dell’avanzata araba - si insediarono nell’area peloritana: laddove, cioè, s’era arrestata e conclusa la conquista islamica ed era iniziata, nel XII secolo, quella normanna.

Frenati nella loro espansione da una regione montuosa aspra e difficile, gli Arabi, infatti, scarsamente avevano inciso nella cultura di quel territorio, rimasta protesa, perciò, verso il mondo bizantino. Non è quindi casuale la diffusione di quell’ordine di monaci, soprattutto sul versante ionico e peloritano, e in minor misura nella retrostante area dei Nebrodi, e qui dunque sono concentrati gli esempi più significativi di architettura basiliana, un insieme compatto e interessantissimo di edifici sacri. Mentre in tutta la Sicilia il linguaggio artistico dei nuovi conquistatori si manifestava splendidamente con una superba mescolanza di espressioni culturali di diverse civiltà mediate dall’elemento normanno, qui, sui Peloritani, l’architettura basiliana ulteriormente si connotava per un più sommesso influsso greco, per l’esaltazione delle forme di origine bizantina - non prive, tuttavia, di elementi di impronta nordica - e, soprattutto, per un sapiente uso del colore che trionfa, ridondante e festoso, nelle cortine murarie. Queste, infatti, sono fortemente caratterizzate da un suggestivo effetto pittorico reso dalla combinazione di mattoni rossi, giallo arenaria, candido calcare e pietra lavica. Di quella stagione artistica restano oggi, in alcuni centri peloritani e sul versante settentrionale dei Nebrodi, significative testimonianze. Nei pressi di Forza d’Agrò, si eleva il tempio dedicato ai Santissimi Pietro e Paolo, uno dei monumenti più complessi della Sicilia normanna e splendido esempio di architettura basiliana. Il monastero sorge su un piccolo promontorio proprio a ridosso della sponda settentrionale della fiumara di Agrò, nel territorio comunale di Casalvecchio Siculo. Pur esistendo un documento che attesta la costruzione del complesso ad opera del Gran Conte Ruggero, nel 1116, parimenti si può leggere, inciso in greco su un timpano del portale d’ingresso, un successivo rinnovo dell’edificio, ad opera del protomaestro Gerardo il Franco, datato 1172. La pianta basilicale è composta da quattro moduli centrici bizantini, due cupolati. Nonostante gli aspetti orientali - specialmente il carattere di festoso cromatismo - la chiesa mostra, soprattutto all’esterno, vari riferimenti all’architettura normanna, quali le merlature, le torricelle scalari, le paraste e i contrafforti. Il raffinato edificio è sormontato da due cupole che si elevano lungo l’asse della navata centrale. A Mili San Pietro è la deliziosa Chiesa di Santa Maria, fondata nel 1082, che, integra, conserva la navata centrale che s’apre nel transetto attraverso tre arcate; quelle laterali con le relative cupolette e absidiole; l’abside centrale con la propria cupola. Le pareti esterne sono ingentilite da archetti ciechi e da finestre e nicchie alternate. Itala conserva uno dei più bei templi basiliani: San Pietro, superbo edificio a pianta basilicale, eretto nel 1093 da Ruggiero. L’interno, a tre navate, presenta un triabsidato transetto rialzato, sul quale si eleva una cupola sostenuta da un tamburo a sezione quadrata, aperto da eleganti finestre ogivali, una per lato. A Frazzanò, infine, si trova il complesso conventuale di San Filippo di Fragalà o Demenna, ricostruzione del 1090 di un antico romitorio. Il monastero - il più grande e importante prima della fondazione del Santissimo Salvatore di Messina - sorge su di un colle a circa 600 metri sul livello del mare, tra gli abitati di Frazzanò e Longi, lungo la fiumara di Milè. Dell’antica abbazia restano la parte posteriore, con le tre absidi e tracce di un bellissimo ciclo di affreschi bizantineggianti del XII e XIII secolo. All’esterno impreziosiscono l’abside centrale, lungo tutta la sua altezza, sei lesene composte da grossi laterizi che con il loro color ocra compongono una gradevole dicromia con il resto della muratura. Un patrimonio raro, un unicum architettonico di grande pregio e ben meritevole, perciò, di una visita da parte del viaggiatore attento alle particolari emergenze storico-artistiche della provincia di Messina.