Viaggi incantati tra arte e natura
È stata fondata nel 1638, ma le sue origini sono più antiche di ottocento anni. Perché Menfi sorge laddove i Saraceni avevano fatto scalo per entrare in Sicilia, utilizzando il “porticciolo orientale di Selinunte”, oggi Porto Palo. Su questi primi insediamenti umani, che dovevano avere tutte le caratteristiche del quartiere commerciale e militare, si venne piano piano conformando il Casale di Burgiomilluso che, sicuramente per la sua posizione panoramica e - soprattutto - per la ricchezza delle sue terre, fece gola alla famiglia Tagliavia Aragona. Questa, facendosene riconoscere la proprietà, con il passare dei secoli trasformò il casale nella florida Menfi. Una cittadina forte, radicata nel suo territorio come le radici dei suoi ulivi, che non ha lasciato nemmeno al terremoto del 1968 la “libertà” di distruggere le sue strade e i suoi palazzi. La struttura stessa della toponomastica, quella scacchiera tipica del Seicento, è stata ripresa ed “allungata” un po’ più in là, cercando di azzerare ogni spazio tra il vecchio centro storico, questo sì lasciato per un po’ alla furia della Natura, e quello nuovo, luogo da cui cominciare una nuova vita e dove proseguire con la “vecchia” storia. Ad esempio, la Torre Federiciana, ciò che resta del duecentesco maniero di Federico di Svevia, nonostante sia stata ridotta ad un cumulo di macerie, è stata riassemblata, pietra su pietra, proprio com’era prima del ‘68, ancora accanto al Palazzo Pignatelli, signore incontrastato della piazza del paese insieme con il settecentesco Palazzo Ravidà, nascosto in uno dei tanti cortili di Menfi, retaggio sia dell’urbanistica araba che di quella feudale. E poi ancora le chiese, la Matrice dedicata al patrono, Sant’Antonio da Padova, la Chiesa di San Giuseppe e tutte le altre che punteggiano di sacro la ricca cittadina.
Ricca anche perché vanta una delle spiagge più incantevoli del lato meridionale della Sicilia, la spiaggia di Porto Palo, una lingua di dune verdeggianti di una particolare flora, inclusa la palma nana, e bagnate da un mare che sembra la versione originale dei tanto reclamizzati mari caraibici. Spiaggia uguale conchiglie: già, visto che ci siete, non perdetevi il Museo Malacologico e le sue 1.700 splendide protagoniste! Fino ad ora abbiamo mostrato il lato storico-culturale di Menfi, adesso parliamo di un altro aspetto, sempre culturale - a parer nostro - del centro agrigentino. Parliamo del vino e dell’olio, prodotti entrambi conosciuti in tutto il mondo per la loro qualità e la loro bontà. Se il vino qui prodotto è frutto dei preziosi acini degli autoctoni Grecanico dorato, Insolia, Nero d’Avola e Catarratto (tutti Doc), l’olio ha anch’esso premi e riconoscimenti uguali per le varietà Cerasuolo, Biancolilla e Nocellara del Belìce. A fare capolino tra questi due giganti della bontà, ecco il carciofo che, da qualche anno, si sta facendo largo sulla strada del successo gastronomico. A questi prodotti, ma anche a tutte le altre tradizioni di Menfi, è dedicata ogni anno - nel primo fine settimana di luglio - la festa “Inycon - Menfi e il suo vino”, il miglior modo per scoprire ogni faccia dell’accogliente e generoso paese. Oltre a questo immancabile, tradizionale appuntamento, vi suggeriamo di non perdere i riti pasquali, dalla Crocifissione, la Deposizione e la Processione del Venerdì Santo, all’Incontro del mezzogiorno della Domenica, quando un San Michele tintinnante annuncia a Maria la Resurrezione; oppure una originale festa per San Giuseppe, il secondo fine settimana di agosto, in cui si ricorda la fuga dei Berberi inseguiti dalle truppe di Federico II (era il 1222), con tanto di uomini in cotta e cavalli bardati. Assolutamente imperdibile è la festa per Santa Maria delle Grazie, sotto lo sguardo protettore della torre d’avvistamento di Porto Palo. Qui, con tanto di rituale “antinna a mari”, l’effigie della Madonna viene caricata su una barca e portata in processione a mare. Questo è quanto potevamo raccontarvi, in breve, su Menfi. Sì, in breve, perché qui dove siamo, su questa meravigliosa spiaggia ancora una volta premiata con le bandiere blu, siamo troppo distratti dalla bellezza, dall’incanto e dalla magia del luogo per continuare a parlare… dovete fare voi stessi un giro per queste Terre Sicane: vedere per credere!
Nota:
Pubblicato su Sikania - Numero 234, Aprile 2006