Il fascino di un castello
Pensando ad un castello, vengono in mente le fiabe dell’infanzia, maghi e cavalieri, re e regine, torri alte ed inaccessibili, fossati profondi e infestati da pesci voraci.
Le immagini si susseguono e si accavallano, andando a formare un insieme suggestivo e misterioso. E suggestivo e misterioso doveva essere sicuramente Kala’t-el-Nisa, il “castello delle donne” dove, tra alte mura baciate dal sole siciliano, uno stuolo di fanciulle trascorreva le giornate tra danze e canti, ricami e letture. Intorno alla loro dimora si sviluppò una piccola città che prese il nome del castello e che secoli dopo sarebbe divenuta Caltanissetta.

La leggenda - di chiaro stampo arabo- ci rimanda ad un passato lontano, ma gli storici fanno risalire le origini della città ad un tempo ancora più remoto, e per l’esattezza ai Sicani, la cui antica Nissa sorgeva su un monte poco lontano, Gibil-Gabel. Ad onor del vero, bisogna dire che le ipotesi sulla fondazione di Caltanissetta sono molteplici e discordi. Ma quale che sia stata la sua origine, la città seguì le vicissitudini della Sicilia, subendo le varie dominazioni araba, normanna, sveva, angioina e così via. Rimase sempre città feudale senza mai raggiungere una vera prosperità. Questa venne alla città solo in tempi più recenti con lo sfruttamento - intrapreso al principio del secolo scorso - dei giacimenti di zolfo: all’inizio del ‘900 i quattro quinti della produzione solfifera mondiale era siciliana. Purtroppo la concorrenza ha di molto ridotto questa floridezza e l’estrazione è ora limitata a poche miniere. Tuttavia il sottosuolo nisseno è ancora ricco di zolfo e di molti altri minerali: centinaia di esemplari - alcuni anche di grande valore - sono oggi raccolti al Museo Mineralogico cittadino. Caltanissetta, però, vanta altri due musei di estremo interesse, il più importante dei quali è il Museo Civico. Com’è ovvio, Caltanissetta non si riduce ai suoi musei, ed una passeggiata per le vie cittadine può fare riscoprire anche angoli pittoreschi.
La nostra visita ha inizio dalla piazza Garibaldi, il centro della città, ornata da un’elegante fontana di bronzo, opera del nisseno Michele Tripisciano. Sulla piazza prospettano diversi edifici monumentali e fra essi la Cattedrale, dalla ampia facciata incorniciata da campanili, eretta a cavallo fra il XVI e XVII secolo e dedicata a San Michele e a S. Maria La Nova. All’interno la grande navata centrale si orna di stucchi e di affreschi magnifici.
Questi ultimi, realizzati nel 1720 da Guglielmo Borremans, sono forse il suo capolavoro. Parzialmente restaurati in seguito alle distruzioni belliche della Seconda Guerra Mondiale, i dipinti rappresentano “Il trionfo della religione”, “Il coro delle Vergini inneggianti a Maria” e “San Michele caccia gli angeli ribelli”.
La vicina via Matteotti è dominata dalla possente mole del Palazzo Moncada, la cui costruzione fu intrapresa nel 1635 e mai portata a termine. La principale caratteristica del palazzo, edificato usando rilievi architettonici e pietre del diruto Castello di Pietrarossa, nonché calcare del monte Gibil-Gabel, sono i grandiosi finestroni del piano nobile, su mensole a mostri intagliati, straordinariamente simili a quelli più noti di Villa Palagonia a Bagheria. Costruzione enfatica e massiccia, pensata come simbolica rappresentazione del potere del suo padrone, alta e gigantesca (i muri esterni sono spessi due metri) dominava l’area circostante di basse casette. Un’antica tradizione vuole che il signore desiderasse costruire sulle cime del suo palazzo un improbabile ponte che gli consentisse di raggiungere in carrozza la collina di S. Flavia. La nostra passeggiata continua lungo il corso Umberto I per raggiungere la Chiesa di S. Agata o del Collegio, annessa al Collegio dei Gesuiti, appunto, oggi sede della Biblioteca comunale. La chiesetta di costruzione seicentesca è decorata all’interno da eleganti intarsi marmorei policromi e conserva un altare monumentale, ornato da una grande pala anch’essa in marmo, opera di Ignazio Marabitti, raffigurante “La gloria di S. Ignazio”. Anche in questa chiesa e precisamente nella prima cappella a sinistra si possono ammirare affreschi del Borremans, “L’Assunzione” e la “Natività della Vergine”. Altra chiesa degna di menzione è San Domenico, che si raggiunge attraverso le strette vie di un pittoresco quartiere. Notevoli la facciata barocca curvilinea e la tela - ancora una volta di Borremans - raffigurante S. Vincenzo Ferreri. La omonima via S. Domenico ci conduce verso il Castello di Pietrarossa, alto su una inaccessibile rupe, e alla contigua chiesetta di S. Maria degli Angeli, fondata in forme romaniche nel XIII secolo. Nelle immediate vicinanze della città si eleva infine la Chiesa di S. Spirito, un tempo annessa ad un’importantissima abbazia.
Un ultimo consiglio. Sebbene vada da sé che ogni periodo dell’anno è adatto per una visita in questo comune, è a nostro avviso particolarmente interessante recarvisi in periodo pasquale, ed in particolare il Giovedì Santo. In questa occasione infatti è possibile assistere alla suggestiva Processione dei Misteri, antica tradizione nissena vecchia di più di due secoli.
DINTORNI DI CALTANISSETTA
Gela
Una delle prime colonie greche in Sicilia, venne completamente riedificata nel XIII secolo da Federico II. Importanti vestigia rimandano al passato greco: da visitare la zona archeologica con l’acropoli (nella foto) e le fortificazioni di Capo Soprano, e il museo archeologico che custodisce i numerosi, preziosi reperti ivi rinvenuti.
Mazzarino
Città ideale del principe Carlo Carafa Branciforti, fu per qualche tempo, nel corso del Seicento, centro di arti, scienze e cultura. Vi furono costruite chiese, conventi, palazzi e fiorirono attività commerciali di ogni genere. Basti dire che qui sorse una delle prime tipografie d’Europa. Da vedere gli imponenti ruderi del castello, (nella foto) la Chiesa Madre, al termine del principale corso Vittorio Emanuele, in cui si custodisce un grande coro in legno scolpito, il complesso dei Carmelitani, la Chiesa del Signore dell’Olmo e quella di San Francesco d’Assisi, con un notevole altare lavorato a intarsio.
Mussomeli
Famoso soprattutto per il bellissimo castello medievale (nella foto) che sembra scaturire dalla roccia in cima a un’altura a breve distanza dall’abitato, questo paese si distende sul fianco di una collina nel cuore della Sicilia. I monumenti più antichi si trovano nel quartiere della Terravecchia: segnaliamo la Chiesa Madre, del Quattrocento, al cui interno sono custodite belle statue lignee di epoche diverse, e il Santuario della Madonna dei Miracoli, una delle chiese più belle di Mussomeli, dalla volta splendidamente affrescata.
Sommatino
Nel cuore della Sicilia rurale, questo paese lega la propria esistenza alla grande zolfara Trabia Tallarita (nella foto), la più importante della Sicilia. La sua attività sosteneva un tempo l’intera economia locale. Ormai dismessa (ma i forni, le strutture esterne, i pozzi sono ancora ben visibili), se ne sta studiando il recupero nell’ambito della creazione di un itinerario delle miniere siciliane.
Sutera
Pittoresco paese adagiato ai piedi di una rocca solitaria (nella foto). Il suo nucleo più antico rivela evidenti segni della caretteristica struttura urbana araba, con scalette a superare i dislivelli, vicoli e archi. Nella Chiesa Madre sono stati rinvenuti segni della precedente moschea. Piacevole la passeggiata al santuario di San Paolino, in cima alla rocca, al posto del preesitente castello.
Nota:
Pubblicato su Sikania - Numero 216, Agosto/settembre 2004
testo
M. C. Castellucci
foto
archivio Sikania