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 Catania

Territorio





All'ombra dell'Etna

Situata in un triangolo idealmente delimitato dalle pendici meridionali dell’Etna, dalla piana e dal mare Ionio, Catania è connotata prevalentemente da edifici barocchi eretti dopo il terremoto del 1693, anche se non manca di vantare testimonianze di altre epoche talvolta incastonate nelle stesse strutture barocche. Ma la sua origine è ben più antica.
Katane venne fondata da coloni calcidesi poco dopo il 729 a.C. su un’altura che diventera l’acropoli della città; nel 476 a.C. viene conquistata da Ierone di Siracusa e nel 263 dai Romani; distrutta da un’eruzione nel 123, mantenne nella tarda età repubblicana e in quella imperiale una notevole ricchezza, testimoniata anche dal numero di edifici di età romana tuttora visibili quali l’anfiteatro da 15.000 posti e il teatro -che di spettatori ne ospitava 7.000-, l’odeon, il foro e quattro edifici termali.


  La Porta Garibaldi, sposa il marmo bianco con la pietra lavica, vero simbolo della città  La fontana dell'elefante in piazza Duomo  Il teatro Massimo Bellini

Riconquistata nel 535 d.C. dai Bizantini, nel IX secolo divenne parte del regno islamico.
Dopo la conquista dei Normanni del 1071, ha inizio la costruzione della Cattedrale e intorno ad essa è fissato il centro cittadino. Interrotti i traffici con l’Africa settentrionale, la città attraversa un periodo di crisi economica determinata anche dal ritorno al latifondo organizzato intorno a monasteri. Il potere del vescovo-abate è però in parte ridimensionato in età sveva da Federico II che, con il castello Ursino, edifica insieme la nuova struttura difensiva della città e il simbolo del potere imperiale. Con l’avvento della dinastia aragonese Catania gode un periodo felice durante il quale è fondata l’Università, la prima in Sicilia.
Il XVII secolo porta con sé una serie di sciagure: la crisi economica, l’eruzione del 1669, che distrugge tutto il territorio fertile circostante la città, il terremoto del 1693 che colpisce tutta la Sicilia sud-orientale inclusa Catania. La ricostruzione dopo il terremoto è condotta dal clero e dalla nobiltà che utilizzeranno i resti della città precedente: esempio tipico è la fontana dell’elefante, simbolo della città, per la quale il Vaccarini assembla una statua in pietra lavica dell’animale di età romana e un obelisco egiziano. Il piano di ricostruzione ha un criterio moderno e, seppur pensato per lo spazio entro le mura urbane, è basato su un criterio di strade a scacchiera e di grandi piazze che, oltre ad essere antisismico, permette una crescita indefinita verso tutte le direzioni.
Per andare alla scoperta di Catania, tradizionale punto di partenza è il suo centro, piazza del Duomo, con la fontana dell’Elefante e i geroglifici sul culto di Iside. In una peculiare combinazione di sacro e profano, l’elefante regge l’obelisco sormontato dalle insegne di S. Agata, cui è dedicata la chiesa che si erge proprio sul lato est della piazza. Costruita fra il 1078 e il 1093 sulle Terme Achilliane, di quell’epoca mantiene le tre absidi e il corpo dell’alto transetto. Fu ricostruita poi dopo il terremoto del 1693, recuperando anche materiali appartenuti ad altri edifici, come per esempio le colonne romane nel prospetto principale. Al suo interno sono da visitare la tomba di Vincenzo Bellini e quelle di re aragonesi fra i quali Federico II d’Aragona e Costanza, moglie di Federico III. Lungo la parete destra, un portale molto ornato chiude il sacello dove sono conservate le reliquie e il tesoro di S. Agata, patrona della città, festeggiata per un mese intero dal 5 gennaio al 12 febbraio, festa che culmina  nei giorni 3, 4 e 5 febbraio quando il fercolo con le reliquie della Santa viene portato in giro per la città. 
Sul lato sud della piazza incontriamo il Seminario dei Chierici, collegato dal cavalcavia di porta Uzeda agli edifici adiacenti alla Cattedrale.
Oltre la fontana dell’Amenano del 1867, a destra della piazza, il tratto di muro dell’antica loggia civica dei secoli XV-XVI, e la fontana dei Sette Canali del 1612 dai quali scorre proprio l’acqua del fiume Amenano.

  Il palazzo settecentesco Valdisavoia  Uno scorcio del Duomo

  La statua di Sant'Agata  Il Castello Ursino

Su piazza Duomo converge la via Garibaldi, sulla quale si affacciano splendidi palazzi settecenteschi come quelli Sammartino-Pardo, Zappalà e Dottore che ci conducono in Piazza Mazzini, tagliata a croce e cinta di portici addossati ai quattro palazzi Asmundo di Gisira, Peratoner, Gagliani e Scamacca della Bruca (le cui arcate arrotondate poggiano su colonne che si ritiene provengano da una basilica romana). Da qui si fa tappa alla chiesa di S. Maria dell’Indirizzo e ai ruderi di uno stabilimento termale di età romana.
Poco più a nord c’è il Castello Ursino, costruito per ordine di Federico II di Svezia fra il 1239 e il 1250, oggi sede del Museo comunale. Un tempo circondato dal mare, nel XIV secolo era la residenza dei reali aragonesi; trasformato secondo il gusto rinascimentale nel XVI secolo, fu circondato dalla lava nell’eruzione del 1669 e quindi allontanato dallo Ionio.
Poco più in alto, su via Garibaldi, prospetta la chiesa di S. Chiara, costruita a partire dal 1760, e, proseguendo, si arriva alla porta omonima, nota come “il Fortino”, eretta nel 1768 su progetto di Stefano Ittar per commemorare le nozze di Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria.
Prima di inoltrarci sulla parallela via Vittorio Emanuele, dove si incontrano la chiesa di Sant’Agata alle Sciere, la chiesa dei SS. Cosma e Damiano e quella della Trinità, il palazzo Valdisavoia (del primo ‘700, con ricchi balconi scolpiti), il palazzo Fasanaro e il Teatro romano, concediamoci una divagazione su via S. Anna dove, in un palazzo tardo settecentesco, è possibile visitare la casa di Giovanni Verga.
Nei suoi pressi, la via S. Agostino con la chiesa di S. Maria della Rotonda  che sorge dove una volta erano le terme romane. Dell’antico edificio termale si sono ritrovate grandiose vasche rivestite di marmi, mentre dei vari rimaneggiamenti quello più notevole è di epoca bizantina, quando le terme vennero trasformate in chiesa cristiana; a quel periodo risalgono i resti di un pavimento a mosaico e le tracce di affreschi sulle pareti.
Tra via Vittorio Emanuele e piazza S. Francesco di Assisi sorge il palazzo Gravina-Cruyllas, con magnifico portale a bugne e mensoloni figurati, casa natale di Vincenzo Bellini. Dall’ingresso sulla piazza si accede al Museo Civico Belliniano che conserva tra l’altro le composizioni autografe dal 1811 al 1819, un pianoforte verticale inglese e un cembalo con il quale Bellini presentò la “Norma”.
Continuando per via Vittorio Emanuele si incontra palazzo Scamacca della Bruca: dal portale centrale ad alte paraste ioniche si accede al cortile interno dove campeggia la statua marmorea di Nettuno del secolo XVIII. Una leggenda racconta che la statua, che ha un braccio volto verso l’alto come a indicare il palazzo, sia stata eretta dal proprietario con l’intento di mostrare a tutti la bellezza dell’edificio.
Superata la piazza del Duomo, sulla sinistra si apre la chiesa della Badia di S. Agata, opera di Giovan Battista Vaccarini realizzata dal 1735 e dal 1767. 
Poco oltre, dalla piazza S. Francesco d’Assisi, passando sotto l’arco di S. Benedetto (1704), si imbocca la via Crociferi, uno degli ambienti più significativi del barocco catanese, mentre, salendo lungo la via Asmundo, si ha occasione di ammirare il tipico selciato delle strade catanesi fatto di lastre rettangolari di lava, le basole.
La via Etnea, invece, è l’asse viario che segna al di là della cinta muraria la linea d’espansione della città dal XIX secolo.
Lungo questa importante arteria, la piazza Stesicoro, alla cui sinistra si ergono i resti dell’anfiteatro romano databile con tutta probabilità al II secolo d.C. Originariamente si estendeva da piazza Stesicoro all’odierna via Penninello, era alto 31 metri, e conserva in tutta la sua estensione il corridoio inferiore. L’arena, con un diametro di 71 metri, era inferiore solo a quella del Colosseo di Roma.
In fondo alla piazza, la chiesa di San Biagio, detta anche chiesa della Fornace perché, come vuole tradizione, sembra che proprio in questo luogo sia stata martirizzata Sant’Agata.


DINTORNI DI CATANIA

Acireale
Cittadina d’origine antichissima, è oggi centro termale e turistico.
Si trova su una terrazza lavica di fronte al mare ed è ricca di opere d’arte che, insieme alla dolcezza del clima, attraggono numerosi visitatori. Da vedere la piazza del Duomo sulla quale prospettano il Duomo, la Basilica dei santi Pietro e Paolo (nella foto), il secentesco palazzo comunale dai bei balconi sostenuti dai tipici mascheroni in pietra scolpita. Inoltre la Basilica di San Sebastiano, caratterizzata da una bella facciata barocca, la pinacoteca e la biblioteca Zelantea.
Fuori città, nella piccola frazione di Santa Maria La Scala, si può infine visitare la grotta del presepe presso Santa Maria della Neve. Si tratta di una cavità scavata nelle roccia lavica, un tempo rifugio di banditi e oggi trasformata in una riproduzione della grotta di Betlemme, con trentadue personaggi a grandezza naturale, realizzati nel Settecento.

Caltagirone
Famosa per le sue ceramiche, questa cittadina vanta anche un importante patrimonio di monumenti barocchi, grazie ai quali è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità censito dall’UNESCO. Da vedere il museo nel quale sono raccolti oggetti in ceramica dalla preistoria ai giorni nostri; la lunga scalinata di Santa Maria del Monte (la chiesa nella foto), con le alzate dei 152 gradini in ceramica; la villa comunale, dal disegno ispirato ai giardini inglesi. Inoltre il Duomo di San Giuliano, la Corte Capitanale nonché le chiese del S. Salvatore, di San Giorgio e la basilica del patrono San Giacomo.
Molto suggestiva, il 24 e 25 luglio, la straordinaria illuminazione della scalinata di Santa Maria, con centinaia di lumini a olio che compongono disegni sempre diversi.

Militello Val di Catania
Fondata secondo la tradizione da soldati romani, sorge in bella posizione. Distrutta dal terremoto del 1693 che rase al suolo gran parte della Sicilia sud orientale, fu ricostruita e arricchita di monumenti barocchi. Anche questo paese fa parte dell’elenco UNESCO dei beni dell’umanità. Sulla piazza principale si trova la grande chiesa di San Benedetto con l’attiguo monumentale convento (nella foto), oggi sede del municipio. Più oltre, discendendo la via Umberto I, troviamo la chiesa del SS. Salvatore, l’oratorio di Santa Maria della Catena e la Chiesa di Santa Maria della Stella (nella foto a destra).

Randazzo
Sulle pendici settentrionali dell’Etna, non è stata tuttavia mai posta in pericolo dalle eruzioni. Per questo conserva ancora monumenti di epoche antiche. Tuttavia col vulcano ha uno strettissimo legame: edifici e strade sono stati tutti realizzati con la pietra lavica.
Da visitare la Chiesa di Santa Maria (foto pagina successiva), di origini duecentesche, che conserva dell’epoca della fondazione le absidi tipicamente normanne, decorate da arcate cieche; la via degli archi che, come il nome suggerisce, è sormontata da archi; Casa Spitaleri, con il bel portale lavico e gli avanzi della facciata del Palazzo Reale. Ancora la Chiesa di San Martino, affiancata da uno splendido campanile (nella foto) elevato fra il Due- e Trecento. A Randazzo si svolge in agosto una pittoresca festa in onore dell’Assunta.

L’Etna
Il più alto vulcano d’Europa è il fulcro della provincia di Catania da un punto di vista turistico, poiché attrae visitatori da ogni parte del mondo durante tutto l’arco dell’anno, e ambientale. L’intero comprensorio etneo è protetto dai vincoli di un parco naturale assai esteso a difesa delle caratteristiche uniche dell’ambiente vulcanico. Accompagnati dalle guide alpine si può raggiungere quota tremila, per vedere a distanza ravvicinata i crateri e l’incredibile paesaggio etneo.
Due le vie di accesso principali, dal versante sud, con base a Nicolosi, e dal versante nord, con partenza da Linguaglossa (da vedere la Chiesa Madre con un bel coro in legno del Settecento).
Numerosi i paesi che circondano ad anello il vulcano, da Bronte, celebre per la produzione di pistacchi unici al mondo, a Belpasso, sul versante sud, in bella posizione panoramica. Da Castiglione di Sicilia, dominata dal Castel Leone che emerge da uno sperone tufaceo, in magnifica posizione, a Sant’Alfio, noto per avere nel suo territorio un mastodontico castagno pluricentenario. Da Trecastagni, in cui si svolge un’affollata festa con processione di pesantissimi ceri, a Viagrande, dove ha sede l’unica voliera di farfalle vive del sud Italia.

La riviera dei Ciclopi
Secondo una leggenda, il pastorello Aci, innamorato della ninfa Galatea, fu ucciso dal ciclope Polifemo, geloso del loro amore, che lo schiacciò con un masso di lava. Il ciclope inferocito smembrò poi il suo corpo in nove pezzi, e li sparse lungo la costa, nei luoghi in cui, più tardi, sorsero i nove borghi accomunati dal prefisso Aci. Oltre ad Acireale, Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Platani, Aci San Filippo, Aci Santa Lucia e Acitrezza. Percorrere in auto questo tratto della costa orientale della Sicilia consente di ammirare splendidi panorami sull’Etna, sul mare e sui vasti agrumeti che hanno fatto guadagnare a questa zona anche l’appellativo di Riviera dei Limoni.
Irrinunciabile la sosta ad Acicastello, dove si trova un castello normanno in pietra lavica, arrampicato su uno sperone roccioso già fortificato dai Romani. Dalla cima, bellissima vista sui faraglioni dei Ciclopi (nella foto), masse laviche che emergono dal mare con effetto spettacolare. Insieme alla vicina Isola Lachea, sono protetti da una riserva naturale.
Per la visita a quest’ultima si consiglia di raggiungere, a poca distanza da qui, il pittoresco borgo di pescatori Acitrezza. Questo luogo è ancora intimamente legato alla vicenda dei Malavoglia narrata da Verga: qui Luchino Visconti decise di ambientare il film tratto proprio dal romanzo, “La terra trema”.


Nota:
Pubblicato su Sikania - Numero 216,  Agosto/Settembre 2004

testo
Donatella Polizzi Piazza

foto
archivio Sikania



 
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