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 Ragusa

Territorio




Due voci, una città

Ibla è città che recita con due voci, insomma. Talvolta da un podio eloquente, più spesso a fior di labbra, in sordina, come conviene ad una terra che indossa il suo barocco col ritegno di una dama antica (Gesualdo Bufalino).

Di Ragusa i suoi abitanti hanno fatto un immenso artificio teatrale. Assorta e splendente sotto un sole quasi africano, la città sembra pronta a mandare in scena l’ennesima replica del suo spettacolo di prodigi.
E di rado al forestiero capiterà di uscire dal labirinto con qualche certezza, fosse anche solo strappata alle pietre dorate dal tramonto. Confuso dal ciarlare incrociato di personaggi che non abitano più qui, di Ragusa racconterà agli amici gli accesi contrasti, d’animo e di luce, e le storie di santi che son scesi in guerra per primeggiare sugli altari.


 Panorama della cittā

Sono 730 le meraviglie del mondo catalogate dall’Unesco in un albo aureo che pone severissimi requisiti d’ammissione. Tra questi  rientra anche il fiorito barocco del Val di Noto, di cui Ragusa è il cuore. Alla base del miracolo barocco in Sicilia, il piglio dell’aristocrazia locale, che seppe sorgere dal terremoto del 1693 che ebbe su Ragusa l’effetto di scindere la comunità in due unità, la vecchia Ibla ricostruita, e la nuova Ragusa che sorse ex novo con un impianto razionalmente ortogonale.
Nella zona alta di Ragusa domina, in piazza San Giovanni, la stupenda Cattedrale, eretta dal 1706 al ‘60, con la ricca facciata e il campanile a cuspide. Piegando a sinistra, si incontra il Palazzo Vescovile di via Roma, un bell’edificio settecentesco, mentre nei pressi del ponte Giovanni XXIII, all’angolo tra via San Vito e corso Vittorio Veneto, sorge lo sfarzoso Palazzo Zacco, fra le più notevoli dimore private.
Sul corso si affaccia il fantasmagorico Balcone della Sirena, sostenuto da un’avvenente divinità marina circondata da musici dallo sguardo dispettoso, mentre dal balcone su via San Vito un mascherone mostra la lingua ai passanti, tenendo lontane le invidie di nemici e rivali.
Tornando su corso Italia, procedendo verso Ibla, al civico 35 si può ammirare il settecentesco Palazzo Bertini con i celebri  mascheroni incassati nelle chiavi di volta delle finestre. Oggi si propende per ritenerli un ritratto di "tre potenti": il primo rappresenterebbe il povero, che non ha nulla da perdere e dunque nulla da temere; all’altra estremità sta il commerciante, che tutto può permettersi grazie al denaro accumulato con suoi traffici; al centro troviamo invece il nobile signore, potente per nascita e censo, cui nulla è vietato, neppure l’illecito.
In fondo a corso Italia inizia corso Mazzini, detto anche via Interna, che si snoda serpeggiando fino alla città bassa di Ibla, che si apre magnifica all’improvviso.
Dopo la prima rampa di scale spicca, a destra, la Chiesa di Santa Maria delle Scale. Si può ora scegliere se proseguire lungo corso Mazzini, oppure avventurarsi giù per la lunga scalinata (242 gradini) che regala inattesi scorci di chiassi e piazzette.

  La Chiesa di Santa Maria delle Scale  L'interno della chiesa di San Giovanni  La chiesa di San Giovanni vista dalla Chiesa della Badia

Tra questi, un angolo senza tempo incorniciato dal Palazzo della Cancelleria Vecchia, la chiesa dell’Idria e Palazzo Cosentini. Questo sorge all’angolo fra corso Mazzini e l’irregolare piazza della Repubblica, ed è un vero teatro di artifici barocchi. Le sue balconate affacciate sulla piazza sono sorrette da procaci figure a seno nudo dalle consuete facce ghignanti che, per sorprendere ancor di più, lasciano penzolare dalle fauci topi, serpenti, rospi e scorpioni. Nel primo balcone sul Corso, si recita lo spettacolo itinerante di una banda di girovaghi, mentre sul balcone centrale del palazzo si rappresenta il benessere del casato. Nell’ultimo balcone, un quadretto quotidiano: l’oste di una bettola porta in spalla una botte di vino, un gobbo zufola un allegro motivetto e una maliziosa ragazza si offre al nobilsignore. Sull’altro lato di piazza della Repubblica, la scena è tutta per la facciata della Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio. 
Nei pressi, in via del Mercato, si trova Palazzo Sortino-Trono, la cui mole massiccia è ben enfatizzata dall’ampio piano, detto "dei Signori", che sembra annunciarlo allo sguardo dell’osservatore. 
Il cuore di Ibla è piazza Duomo con, appunto, il Duomo di San Giorgio. Edificato sul sito della chiesa di San Nicola distrutta dal terremoto, fu commissionato nel 1744 e completato nel 1775. L’artificio architettonico che colpisce l’attenzione consiste nell’aver progettato la basilica su un asse principale divergente da quello della piazza antistante, in forte pendenza. La scenografia così concepita permette, oltre che di godere di uno straordinario impatto teatrale, di ammirare la cupola di San Giorgio, posta sul retro dell’edificio sacro, che sarebbe stata altrimenti parzialmente celata alla vista.

  Un ricco balcone barocco  Il cortile di Palazzo Ministeri

Palazzo La Rocca in via Capitano Bocchieri si lascia ammirare per la celebre Donna col bambino, mentre in via Torrenuova sorge la chiesa, con l’annesso convento, di Santa Maria del Gesù. Semplice e armoniosa la facciata, con lo stemma dell’Ordine sul portale e un piccolo campanile barocco a vela. Da San Francesco all’Immacolata (piazza Chiaramonte) si domina la valle di San Leonardo. Commissionata dai francescani nel Duecento, conserva dell’originario impianto solo il portale gotico, di chiara impronta federiciana; la chiesa attuale fu invece edificata verso la metà del Seicento in stile tardo manieristico. Il portale duecentesco venne ricomposto con i pezzi originali così come ritrovati, e costituisce oggi uno dei più preziosi punti di riferimento per la storia artistica di Ibla. In via Orfanotrofio si incontra Palazzo Battaglia A San Filippo Neri (via Giuseppe Giusti), cui si arriva tramite un’infilata continua di archi a tutto sesto, ripidi gradini e slarghi improvvisi. Tra questi spuntano ad ogni angolo le tipiche fiuredde, edicole votive che germogliano dalla pietra. San Filippo Neri venne edificata fra il 1630 e il 1660 ad opera dell’omonima confraternita, e resistette bene al terremoto del 1693, dato che già tre anni dopo venne riaperta al culto.
In via Giovanni Ottaviano è racchiuso un piccolo gioiello barocco: la chiesa ottagonale di Santa Maria dei Miracoli, detta anche della Bambina per via di una statua, oggi sistemata nel Giardino Ibleo, a ridosso della chiesa di San Giacomo, che raffigura sant’Anna con la figlia piccola.


DINTORNI DI RAGUSA

Chiaramonte Gulfi
Pittoresco borgo fondato già all’epoca dei Greci, fu completamente distrutto nel Duecento e ricostruito nel corso del secolo seguente. Nonostante la distruzione del terremoto del 1693, l’impianto medievale è ancora leggibile. Vanta alcuni monumenti barocchi, come la Chiesa Madre (nella foto), e piacevoli palazzi del Sette-Ottocento, lungo il corso principale. In uno di essi, palazzo Montesano, nell’omonima via, sono sistemati alcuni degli otto musei di Chiaramonte: quello dell’olio, l’ornitologico, degli strumenti musicali, la casa museo liberty e la pinacoteca De Vita. In via San Giovanni si visita il Museo dello Sfilato, tipico punto di ricamo siciliano, mentre in piazza duomo si apre l’acceso ai musei dei cimeli storici e di arte sacra.

Modica
Fu capitale di uno dei feudi più potenti della Sicilia. Distrutta dal terremoto del 1693, risorse arricchita di splendidi monumenti barocchi, fra cui spicca il duomo di San Giorgio (nella foto), dalla spettacolare, altissima facciata. È stata dichiarata patrimonio dell’umanità proprio grazie a questa ricchezza monumentale. Da segnalare anche la Chiesa di San Pietro, il santo patrono, a cui si accede da una bella scalinata fiancheggiata da statue. Inoltre, la casa natale di Salvatore Quasimodo, cui fa capo il parco letterario a lui dedicato; il museo delle arti e tradizioni popolari; le chiese di Santa Maria di Betlem, di San Domenico, del Carmine. Vale la pena di visitare, infine, il pittoresco quartiere Cartellone. Senza dimenticare di fare scorta di cioccolata e di dolci della squisita tradizione locale.

Scicli
Ancora un’altra cittadina del ragusano che ha meritato di entrare a far parte del patrimonio dell’umanità, si distende in fondo a una cava. Dall’alto si può così ammirare una bella vista dell’abitato (soprattutto dal Colle San Matteo e dal Colle della Croce). Da vedere la Chiesa Madre (nella foto), in cui si custodisce il venerato simulacro della Madonna delle Milizie; il Palazzo Beneventano, splendido esempio di architettura barocca applicata all’edilizia civile; il Palazzo Fava; la Chiesa di San Bartolomeo e l’infilata di palazzi e chiese che formano le quinte di via Mormino Penna.

Vittoria
Fondata nel Seicento, ha piacevole tracciato urbano, con strade rettilinee, perpendicolari, fiancheggiate da belle palazzine liberty. Il cuore della cittadina è piazza del popolo, su cui prospettano la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dalla facciata curvilinea, e il teatro comunale, realizzato in stile neoclassico.
Da vedere anche la Chiesa Madre, dall’interno sontuosamente decorato di stucchi policromi, e il Museo Civico.


Nota:
testo
Gaia Sciacca

foto
gentile concessione del comune di Ragusa;
archivio Sikania



 
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