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 Il filo d'olio

Territorio




In una vallata dei Monti Peloritani, sulla strada per andare alle Gole dell'Alcantara, c'è una curiosa esposizione: uno scultore ha disposto nei pressi della sua bottega una serie di tronchi d'albero d'olivo.

 Ordinati filari di ulivi

Sono ritorti, bitorzoluti, nodosi. In una parola: belli. Lui ha fatto solo qualche piccolo intervento, a volte non ce n’è neanche stato bisogno: la Natura aveva già creato da sola un’opera d’arte degna di un museo, un saluto ideale al visitatore.
Viaggiando per la campagna siciliana, d’altronde, gli olivi sono tanti, e non c’è bisogno di mano d’artista per renderli gradevoli. Con quel loro tronco ballerino, che sembra sia rimasto pietrificato da qualche sconosciuta malia mentre s’attorcigliava in una danza vorticosa, si arrampicano su per le pendici dei monti, tappezzano il fondo delle valli e le pianure, ordinati nelle coltivazioni quelli “domestici”, sparpagliati in pittoresco disordine quelli selvatici, gli olivi “saraceni”, che si chiamano così perché si pensava che fossero stati proprio i Saraceni, a portarli in Sicilia, insieme ai gelsomini, ai mandorli, agli aranci.
In realtà, a dispetto della suggestiva origine mitica che lega la nascita dell’olivo a una scommessa fra Atena e Poseidone (i due si sfidarono nella creazione della cosa più utile al genere umano: vinse Atena, col suo alberello d’olivo), gli storici sono riusciti a collocare le prime coltivazioni di questa pianta sulle sponde del Mediterraneo nel IV millennio a. C.: grazie, probabilmente, all’ibridazione fra olivi africani e orientali, a quell’epoca fu possibile ottenere frutti grandi e carnosi. Una scoperta epocale: secondo l’autorevole opinione di Tucidide, “i popoli del Mediterraneo cominciarono a uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olivo e la vite”.
Gli itinerari sulle “vie dell’olio” sono numerosi. Si può decidere di esplorare una provincia, o di seguire una DOP (Denominazione d’Origine Protetta). Queste ultime in Sicilia sono sei - Monti Iblei, Valli Trapanesi, Val di Mazara, Monte Etna, Valdemone e Valle del Belice - e ricomprendono aree diverse di province contigue, consentendo di seguire dei percorsi che associano i variegati aspetti della campagna siciliana. E non solo quella, visto che si possono visitare, naturalmente, anche i centri urbani che s’incontrano, località più o meno famose ma sempre interessanti.
Alcune di esse, peraltro, sono associate a Le città dell’olio, una prestigiosa associazione nazionale che dal 1994 si propone di diffondere la cultura dell’olivo e dell’olio e che, con trecento soci, è una delle più interessanti realtà del settore.
Così, si può anche decidere di spostarsi da una zona all’altra della Sicilia per visitare tali cittadine, degustando via via le diverse qualità di olio. Se è vero infatti, che per un profano “l’olio è olio”, basta poco per rendersi conto che le cose non stanno affatto così. Le olive sono diverse - più o meno grandi, carnose, saporite, sapide ecc. - e pertanto l’olio che se ne estrae è per forza di cose differente.
Inoltre, il sapore e la qualità cambiano, anche in maniera notevole, secondo il periodo di raccolta: una raccolta anticipata, ad esempio, rende meno in termini di quantità, poiché l’oliva non è ancora a maturazione, ma l’olio risulta più concentrato e conserva meglio le qualità di aroma, sapore ecc.

  Raccolta delle olive  Le cave di Cusa

Le città dell’olio in Sicilia sono dodici, e sono sparse in tutte le province. Iniziando da ovest, incontriamo Castelvetrano - Selinunte e Campobello di Mazara, entrambe legate all’antica colonia greca di Selinunte (oggi il più grande bacino archeologico del Mediterraneo): una ne è per molti versi l’«erede», l’altra custodisce nel proprio territorio le cave di Cusa, dalle quali furono tratti i materiali per la costruzione dell’intera, antica città.
Nei loro territori si concentra un’alta percentuale della produzione regionale  e anche solo percorrendo in auto le strade che s’intrecciano in quest’angolo della regione, ci si rende conto della vastità delle coltivazioni. Gli alberelli, bassi, robusti e fronzuti, si affiancano in interminabili filari color verde argento, caratterizzando con la loro presenza la campagna. Qui si coltiva soprattutto la Nocellara del Belice, il cui olio si caratterizza per bassa acidità (0,20 - 0,25%), sapore fruttato d’oliva e una robusta composizione aromatica.
La stessa varietà di oliva si ritrova spostandosi appena un po’ più a nord, e specificamente a Partanna, uno dei centri principali della Valle del Belice. In cima a un poggio dal quale si può dominare il panorama degli oliveti - e dei vigneti - fino al mare africano che s’intravede all’orizzonte, questa cittadina basa la propria economia essenzialmente sull’agricoltura. Qui ad esempio si allevano le robuste pecore belicine, il cui latte sta alla base della “vastedda”, tipico formaggio a pasta filata. Dall’unione fra il latte e le olive nasce un altro formaggio: il “belicino”.
Il nostro itinerario ci porta adesso a nord, verso la costa settentrionale della Sicilia e la cittadina di Partinico. Siamo nel cuore di una delle più importanti zone di produzione vinicola dell’Isola - da qui proviene il celebrato Bianco d’Alcamo, il primo DOC isolano - ma anche l’olio riveste una notevole importanza per l’economia locale, tant’è che molti palermitani si spingono proprio da queste parti quando, fra ottobre e novembre, vogliono far scorta di “olio buono”. Oltre a trovarsi a ridosso della zona di produzione della DOP Valli Trapanesi, un olio che si caratterizza per l’aroma e il sapore intensi e fruttati, Partinico si colloca a breve distanza dalla costa del Golfo di Castellammare, punteggiata da centri balneari e porticcioli dove si gusta pesce freschissimo.

  Castellammare  Partanna, il Castello Normanno dell'XI secolo

Sempre in provincia di Palermo, ma da tutt’altra parte rispetto a Partinico, troviamo Castronovo di Sicilia, una cittadina deliziosa incastonata fra le vette dei Monti Sicani, che conserva tuttora ampi tratti dell’impianto urbanistico arabo-normanno della sua fondazione medievale. Qui si produce il DOP Val di Mazara, un olio più delicato dei precedenti, con un retrogusto dolce e sentori d’erba, particolarmente indicato per condire a crudo.
Sono tre le “città dell’olio” in provincia di Messina: Ficarra, Mistretta e Caronia si trovano tutte fra i Monti Nebrodi e il mare e così le coltivazioni di olivi, che occupano le pendici dei monti e colonizzano le “fiumare”, le profonde valli che incidono le montagne seguendo i corsi d’acqua. La varietà più coltivata è la santagatese, ma non mancano anche varietà più “di nicchia”, come la minuta, una qualità di oliva che fa onore al proprio nome nelle dimensioni, ma è assolutamente grande nella qualità, tanto da essere inserita fra i presidi di Slow Food.
Antiche chiese e monasteri, boschi rigogliosi, splendidi panorami - e un’eccellente e robusta gastronomia (che comprende anche specialità uniche, per la nostra regione, come gli insaccati del pregiato suino nero dei Nebrodi) completano l’offerta di questa zona che, ancorché poco conosciuta a livello turistico, ha sicuramente molto da offrire.
Famosissima è invece, al capo opposto della regione, la zona di Modica, antica e bellissima capitale del barocco siciliano, città dell’olio - ma anche del cioccolato e dei dolci. Qui la varietà d’olio da gustare e acquistare è la DOP Monti Iblei, i monumenti da visitare sono talmente tanti che non si sa da che parte cominciare.
Da non perdere la spettacolare chiesa di San Giorgio, dalla facciata che si slancia contro il cielo, ma anche la casa di Salvatore Quasimodo, uno dei più grandi poeti siciliani, al quale è intitolato un parco letterario.
L’olio DOP Monti Iblei - flavor netto di oliva con sensazione d’erba e una media, o leggera, sensazione di piccante - si produce anche nelle campagne intorno alla piccola Chiaramonte Gulfi (sempre in provincia di Ragusa), una cittadina che all’olivicoltura tradizionale ha dedicato perfino un museo, ospitato presso Palazzo Montesano, una delle antiche residenze aristocratiche che ne costellano il pittoresco centro storico d’impianto saraceno; e intorno a Mineo, nella contigua provincia di Catania.
Questa piccola cittadina, che secondo la tradizione fu fondata da Ducezio, il re ribelle dei Siculi, vanta alcuni interessanti monumenti, fra cui la bella chiesa dei Gesuiti e quella della santa patrona Agrippina, e un figlio illustre: qui nacque Luigi Capuana, uno dei padri del Verismo italiano.



Nota:
Pubblicato su Sikania - numero 228 ottobre 2005

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Maria Cristina Castellucci



 
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