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 La provincia di Trapani

TerritorioTrapani
Valderice
Erice
Egadi
Pantelleria



 
Partiamo da sud, e partiamo dal mare. Partiamo da Pantelleria, la figlia del vento. Così la chiamarono gli Arabi, che la abitarono per quattro secoli, e in effetti la ventosità è sicuramente una delle caratteristiche che subito colpiscono il visitatore, insieme alla sua vitalità: Pantelleria ribolle, nel vero senso della parola, di un’incessante attività vulcanica. Niente eruzioni o cataclismi, ma un continuo gorgogliare d’acque termali che sgorgano per ogni dove, anche sotto la superficie del mare, e un continuo sbuffare di vapori - come quelli delle favare che sgorgano altissime e caldissime dalle fenditure nella roccia. Un vulcanesimo che ha modellato questa terra con grotte e pinnacoli, cale e scogli, e che, al tempo stesso, l’ha resa fertile, ideale per le mitiche vigne del seducente moscato e per il fiorire dei robusti cespugli di cappero. Sebbene abitata fin dalle epoche più lontane - ne testimoniano i sesi, grandiosi quanto misteriosi monumenti tombali del III millennio a.C., e via via, scorrendo i secoli, il castello bizantino - l’isola fa pensare più a una nave solitaria spersa nel mare. Il resto del mondo è distante, anche se, nelle giornate terse, quando il vento ha spazzato per bene il cielo, si può vedere la Sicilia, lontano lontano, quasi un’illusione sull’orizzonte marino.
Anche dalla Sicilia si può scorgere il profilo di Pantelleria: ancora una volta bisogna sperare in una cristallina giornata d’inverno e poi sistemarsi in alto, dove lo sguardo possa volare a piacimento. A Erice, ad esempio, ricalcando con gli occhi il tragitto che ogni anno compivano le sacre colombe che, partendo dal tempio di Venere Ericina, attraversavano il Mediterraneo per raggiungere l’omologo tempio della dea Astarte, presso l’attuale El Kef, in Nordafrica.

Strano luogo, Erice: un po’ medievale e un po’ punica, un po’ cristiana e un po’ pagana. Strano luogo di atmosfere ovattate, di clausure e studi, di dolci elaboratissimi e nebbie improvvise, così lontano e diverso dalla terra siciliana che s’estende ai suoi piedi, eppure a essa così simile nell’animo riservato e gentile, e nell’eguale storia, fatta di dominazioni successive fin dalle più remote epoche, di re e di aristocratici, di chiese e fortificazioni.
Da Erice non si vede solo Pantelleria, ovviamente. Il panorama è sterminato, sul mare come sulla campagna. Si vedono le saline, come un mosaico di specchi brillanti, e si vedono le colline che s’affastellano le une sulle altre, con le mille righe delle vigne e degli oliveti che si inseguono su e giù per i loro morbidi fianchi e i bagli bianchi annidati fra i campi. Si vede monte Cofano, con la sua sagoma d’animale preistorico a guardia del mare, e si vede Trapani, candida e distesa come fanciulla addormentata sull’ultimo lembo di Sicilia proteso verso occidente. 

  Pantelleria l'Arco dell'Elefante  La Chiesa di San Pietro (1070)

Di Trapani si potrebbe parlare a lungo: dei suoi monumenti e dei suoi palazzi elegantissimi, delle sue radici mitologiche e della preziosa arte degli orafi che modellavano il corallo del Mediterraneo. Si potrebbe descrivere la passione della Processione dei Misteri che da secoli anima il Venerdì Santo e lo sterminato patrimonio della Biblioteca Fardelliana. Ma queste son le cose che ritroverete in tutte le guide turistiche. Noi preferiamo dirvi dell’atmosfera elegante del centro storico, restaurato con ogni cura, del profumo che promana dalle pasticcerie e dai ristoranti, del colore intenso del cielo, della vivacità delle strade, con la loro ridda - propria d’ogni città portuale e d’antica anima mercantile - di persone frettolose, auto e camion, massaie sugli usci, bambini in bicicletta, cani rissosi e pensionati a passeggio.
Il porto è il cuore della città e da qui si parte, fra l’altro, per andare alle isole Egadi. L’arcipelago è talmente vicino che a volte, quando la foschia s’adagia sul mare, sembra un promontorio montuoso che prolunga la costa. Favignana, la piccola Levanzo e la rocciosa Marettimo sono un richiamo irresistibile per chi da Trapani s’affaccia sul mare. Ciascuna a suo modo: Marettimo è alta e scoscesa, una cima di montagna poggiata sul mare, isola per spiriti solitari e patiti di trekking; Levanzo è minuscola, un grumo di case strette sul porto, un fazzoletto di terra percorso da sentieri odorosi di lentisco e rosmarino, e un vero tesoro, la Grotta del Genovese, pareti color terra e avorio su cui ignoti artisti preistorici hanno dipinto e graffito uomini e animali. C’è anche la più antica raffigurazione del tonno, pesce totemico che da millenni è fra le principali risorse di questo braccio di mare. A Favignana, isola in forma di farfalla adagiata su un mare trasparente e turchino come pochi, lo pescano ancora, perpetuando il cruento rito della mattanza, anche se la grande tonnara è stata molto ridimensionata e gli storici edifici sono da tempo destinati a museo e centro culturale. A Bonagia, sulla costa dirimpetto, la tonnara oggi è un albergo, ma in questo piccolo borgo marinaro, frazione di Valderice, la tradizione della pesca è ancora molto viva. Basta dare un’occhiata alla quantità di gozzi ancorati lungo la riva, o visitare uno dei ristoranti che s’allineano lungo la costa. Così com’è viva, in tutta Valderice, la cultura del turismo: da tempo immemorabile il paese che si distende fra le falde del monte Erice e il mare è luogo di villeggiature. Splendide ville e tranquilli residence sparsi nel verde, fra alberi centenari e lo scintillio delle onde, perpetuano l’atmosfera da sogno d’estate.

  Festa di San Giuseppe, Altare Votivo    La Mattanza

LA FESTA DI SAN GIUSEPPE
Caratterizzano l’evento a Salemi i tradizionali Pani di San Giuseppe che, lavorati con maestria, sono delle vere e proprie espressioni d’arte.
Un altro evento è la mostra dello Squartucciato di Poggioreale, mentre a Marettimo si tiene la distribuzione dei panuzzi, che si conclude con la premiazione dell’Altare Votivo più bello: così la tradizione sposa il mito con la fede.
Altri altari decorati con spettacolari forme di pane e agrumi, mirtilli e alloro festeggiano il Santo a Salaparuta.

LA SETTIMANA SANTA
La “sacra rappresentazione della passione di Cristo”, messa in scena tra le vie di Buseto Palizzolo la Domenica delle Palme, dà il via ad una settimana tra le più intense di tutta la provincia. E per citare solo alcune delle ricorrenze davvero preziose, ecco Marsala per il Giovedì Santo con la Processione dei Personaggi Viventi; Erice per un Venerdì Santo fuori dal comune, sia per la scenografia (la splendida cittadina medievale) sia per i sei gruppi statuari antichi che sfilano per le sue vie; ovviamente Trapani, famosa in tutto il mondo per la Processione dei Misteri che, nelle sue 22 ore di durata, apre le braccia ad una folla oceanica di fedeli e visitatori. La Domenica di Pasqua si festeggia fin dall’alba, con le Feste dell’Aurora di Castelvetrano e di Mazara del Vallo.

ALTRI EVENTI
Il Giorno dell’Ascensione il Comune di Vita festeggia la Madonna di Tagliavia, un antico rituale in omaggio della Madonna del Rosario durante la quale vengono benedetti gli animali, da sempre vicini all’uomo sia come nutrimento che come importantissimi compagni di lavoro. Momento centrale della festa la sfilata del Carro dell’Abbondanza trainato dai buoi e la Cavalcata.

Nella prima settimana di maggio, per i più sportivi,
è da cerchiare sul calendario la data della Cronoscalata del Monte Erice che è già giunta alla sua 49 edizione.

Per gli appassionati di mare - ma anche per amanti delle emozioni forti - ecco la Mattanza che attira a Favignana migliaia di turisti tra maggio e giugno, periodo della “passa” dei tonni.

L’estate è un susseguirsi di appuntamenti con la cultura: da giugno ad agosto si apre al pubblico il Teatro Antico di Segesta con i suoi spettacoli - davvero imperdibili - all’alba e al tramonto; da luglio a settembre il palcoscenico è la straordinaria Gibellina e il calendario da seguire è quello delle Orestiadi; mentre a Trapani, nei mesi di luglio ed agosto, l’Ente Luglio Musicale Trapanese propone i suoi appuntamento con l’Opera nella scenografica Villa Margherita.

Fine agosto, fine estate, si festeggia con una delle processioni più “mattiniere” d’Italia, quella che Mazara del Vallo dedica al “suo” San Vito come momento più caratteristico dei giorni del Festino, ovvero la processione che inizia alle 3,30 del mattino e che - man mano- si veste dei caldi colori dell’aurora.

Certamente è oggi uno degli appuntamenti più “gustosi” dell’intero Mediterraneo ed è anche tra i più partecipati: parliamo del Cous Cous Fest che apparecchia nella seconda metà di settembre le vie di San Vito Lo Capo, vera capitale in questi giorni della cultura enogastronomica mediterranea.

Passato l’autunno, l’inverno porta con sé il rosso e l’oro del natale che, nella provincia trapanese, fa rima con Custonaci. è qui che dal 25 dicembre al 6 gennaio la Grotta Mangiapane si trasforma nella Betlemme di duemila anni fa: è la magia del Presepe Vivente che non conosce tempo.



Nota: Pubblicato su Sikania - Numero 239, Ottobre 2006

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Maria Cristina Castellucci

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archivio Sikania



 
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Re: La provincia di Trapani (Voto: 0)
di Anonimo Mercoledì, 29 novembre @ 20:45:27 UTC
sono per meta' di trapani nel senso che mio padre e' trapanese io stessa da piccola ho vissuto a trapani. la conosco molto bene anche se ormai sono 15 anni che non la visito piu'.sto trascorrendo pomeriggi a cercare foto dei posti meravigliosi che trapani ha.mi assale la nostalgia della mia infanzia trascorsa li' meravigliosa,anche se l'apprezzo solo adesso che ho 28 anni.aspettatemi verro' presto.paola asta






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