È come un’allergia che torna puntuale ad ogni stagione “di pertinenza”. La smania di costruire campi da golf in Sicilia non si placa. Magari si fa silente per qualche anno, e poi… boom! riesplode come una rinite allergica in primavera.
Cinque anni fa, la Sicilia golfistica ha vissuto giorni di intenso furore agonistico. I progetti per la costruzione di nuovi e fantascientifici campi da 18 e 32 buche si affastellavano sui tavoli di imprenditori più o meno locali, ma a vedere la luce tra i tanti progetti presentati è stato soltanto uno. Non sappiamo perché, è vero, ma è lecito pensare che l’investimento necessario fosse al di sopra delle possibilità. Infatti, per rendere appetibile un campo da golf, anche da sole 18 buche, il vero requisito necessario, conditio sine qua non, è un bell’albergo a 5 stelle almeno. Senza di lui, le 18 buche possono benissimo restare quelle dei roditori che popolano le nostre aree rurali.

In questi ultimi mesi, tornando ai nostri mali di stagione, ecco invece che saltano nuovamente fuori altri progetti golfistici. Due in particolare, quello del ragusano e quello del trapanese. «Nel territorio di Ragusa, in località Fondo Saporito e contrada Torre di Piombo, sono in corso i lavori per la realizzazione di un ciclopico complesso di strutture turistico-ricettive, con campi da golf, che interesseranno un’area molto estesa, complessivamente di 280 ettari. (…) L’area interessata dai lavori è in massima parte interclusa fra due territori di rilevante importanza naturalistica, entrambi dichiarati Siti di Importanza Comunitaria ai sensi delle normative europee: la Riserva Naturale Orientata “Pino d’Aleppo” (ITA080003, “Vallata del Fiume Ippari”) e l’istituenda Riserva Naturale Orientata “Cava Randello” (ITA080006, “Cava Randello”)». Questo lo stralcio della notizia apparsa sul sito
www.patrimoniosos.it, notizia opportunamente verificata e confermata (a investire nel progetto gli spagnoli della Sotogrande. La Spagna è uno dei paesi europei a maggior densità di campi da golf, nda). «Un doppio contratto di programma per puntare sul turismo d’eccellenza mediante un campo da golf e un porto turistico da 500mila metri quadri. È la strada che imbocca Mazara del Vallo…»: questo, invece, è quanto recita il comunicato stampa che annuncia la nascita del campo a 18 buche in quel di Mazara, città che, oltre a poter vantare la sua pacifica multirazzialità, potrà così andar fiera del suo turismo d’elite. Niente da dire, sia ben chiaro, allo sviluppo e alla promozione del settore turistico, soprattutto quello che si rivolge ai Paperon de’ Paperoni che lasciano in terra sicula un bel po’ di soldini, ma perché glieli dobbiamo fare spendere per forza attorno a un campo da golf?
Per realizzare un campo da gioco occorre innanzitutto ripulire l’area predestinata, ossia svellere ogni possibile ostacolo come alberi e piante, lasciando qui e là qualche arbusto per rendere piacevole il panorama ai giocatori. Dopo aver abbattuto gli alberi, è necessario piantare l’erba più adatta per il green (ce ne sono in commercio tanti tipi, e tutti OGM garantiti: peccato che questo tipo di erba non vada d’accordo con gli animali come insetti e vermiciattoli, cibo preferito dagli uccelli) e poi riuscire a mantenerla verde brillante. Per farlo ci pensa ancora l’industria chimica, che mette a disposizione numerosi concimi a base di azoto, fosforo e potassio. Sì, è vero, si tratta di elementi velenosi che disciolti nel terreno possono inquinare le falde acquifere…
Ma non temete: i 600.000 m3 d’acqua necessari all’irrigazione di un campo a 18 buche possono essere recuperati dalle acque di risulta, le stesse che vengono garantite ai contadini per l’irrigazione dei loro orti. Scusate, volete mettere l’impatto turistico dello zio Pietro che coltiva zucchine con quello di un bel resort a 5 stelle?

Tornando agli animali, bisogna chiarire che la scomparsa dei vermetti o degli insetti non è tanto da sottovalutare: la Comunità Europea ha recentemente inflitto una multa da capogiro ad una società europea perché uno dei suoi impianti golfistici ha causato la scomparsa dal territorio dell’uccello conosciuto come re di quaglie (Crex crex). Da noi, nel ragusano, oltre ad essere minacciati i pini d’Aleppo, si rischierebbe la salute del raro discoglosso dipinto (Discoglossus pictus), una rana appartenente ad una specie protetta.
Ma i campi da golf non sono una buona idea anche per un altro motivo: gli investimenti attorno a un campo da golf falliscono (solo in Sardegna sono già 19 le società finite in tribunale). Troppi i costi, almeno 500.000 euro l’anno, e troppo pochi i ricavi. E poi, con tutte le bellezze naturali, la Storia, l’enogastronomia, è proprio sicuro che abbiamo la necessità di far spazio a completini scozzesi in scarpe bianche che poco si addicono - tra l’altro - al nostro clima caldo-umido?
PRIMA DEL GOLF, IL PETROLIO
Nella provincia ragusana, intanto, continua la lotta contro le trivellazioni alla ricerca del gas e del petrolio. Lo scorso 27 luglio quasi tutti i sindaci della Val di Noto riuniti a Modica hanno detto "no" (eccetto quello di Giarratana) al progetto della Panther Oil (vedi Sikania n. 234 del mese di aprile 2006). Peccato che sul fronte opposto si continui a sbandierare questo successo: L’Assomineraria Siciliana, infatti, parla di un "risveglio dell’attività petrolifera in Sicilia" e si fa vanto delle grandi opportunità offerte dalla Legge regionale n. 14 del 2000 e del conseguente Disciplinare del 2003. Dobbiamo aspettarci, oltre ai già presenti ingegneri della Panther, anche l’arrivo di altri uomini in camice e trivella? Tornando ai "risvegli" segnaliamo anche quello dell’Assessorato Territorio e Ambiente che ha chiesto la Valutazione di Incidenza Ambientale alla Panther.