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 Rifiuti, che faccenda complicata!

Attualità



Pro e contro i termovalorizzatori.

Abbiamo Sentito i pro e i contro sulla questione termovalorizzatori, gli impianti per smaltire i rifiuti trasformandoli in energia. Entrambe le voci hanno snocciolato cifre e percentuali. Avendo noi poca familiarità con i numeri, abbiamo ritenuto più corretto riportare le due versioni dateci dagli esperti: l'avvocato Felice Crosta, vicecommissario della Regione Siciliana per l'emergenza rifiuti, e l'ingegnere Angelo Palmeri, responsabile per il WWF Sicilia per lo stesso argomento.



Il progetto per la costruzione dei termovalorizzatori è “adeguato” alla reale produzione di frazione secca (rifiuti “utili”) prodotta dall’Isola?
 
Crosta: «Il dato di produzione rifiuti urbani per il 2002, desunto dal rapporto APAT 2004 è di circa 2.521.000 ton/anno, mentre quello di rifiuti speciali è di circa 2.933.000 ton/anno. Tenendo conto della percentuale di crescita nelle aree del Sud Italia e di un abbattimento per le politiche di riduzione del rifiuto prodotto si ha che il sistema dei quattro termovalorizzatori deve essere in grado di far fronte alla situazione di massima produzione, che si verificherà venti anni dopo l’avvio del sistema. Togliendo una percentuale dovuta alla raccolta differenziata, ad esempio quella prevista oggi nella misura del 35%, e applicando un aumento del 15%, per garantire il mutuo soccorso, si ottiene che gli impianti devono essere in grado di lavorare 1.643.539,73 tonnellate di rifiuti in un anno. La capacità dei quattro termovalorizzatori è pari a 1.624.000 ton/anno. Gli impianti, dunque, considerando solo i rifiuti urbani, non sono sovradimensionati. Nel caso in cui la raccolta differenziata aumentasse negli anni anche oltre il 35%, gli impianti potrebbero trattare anche i rifiuti speciali, restando correttamente dimensionati anche per una produzione di rifiuti urbani con il 90% di raccolta differenziata».
 
Palmeri: «Il progetto è notevolmente sovradimensionato. Il rapporto APAT 2005 rileva che la produzione di rifiuti solidi urbani in Sicilia è stabile: 2.521.000 ton. nel 2002, 2.540.000 nel 2003, 2.544.000 nel 2004.  I quattro sistemi in cui è stata suddivisa la Regione possono trattare 2.604.010 ton/anno di rifiuti e possono incenerirne 1.656.370 contro le 958.056 ton. previste a regime nell’ordinanza 1166 del 18 dicembre 2002  inviata alla Commissione Europea (ben 700.000 ton. in più!).  L’evidenza dice che i quattro sistemi possono trattare il 100% dei rifiuti urbani prodotti e che in Sicilia si avrebbe una capacità d’incenerimento senza uguali al mondo: 338 kg inceneriti/ ab. contro  i 66 dell’Austria e i 143 della Germania. Per quanto riguarda i rifiuti speciali già oggi in Sicilia si inceneriscono 334.000 tonn. e non sono reperibili altre 700.000 tonn.(la grandissima parte dei rifiuti speciali siciliani sono inerti). Nel rispetto dell’ordinanza inviata a Bruxelles tutti gli impianti dovrebbero essere dimezzati».

 
Le scorie prodotte dalla termovalorizzazione possono essere considerate non nocive?
 
C.: «I residui sono costituiti fondamentalmente dalle scorie provenienti dalla griglia di incenerimento e dalle ceneri. I primi sono classificati come rifiuto speciale non pericoloso. I secondi, che costituiscono circa il 2-4% in peso del rifiuto in ingresso, a causa della presenza di metalli pesanti (piombo e cadmio) sono classificati pericolosi, ma trattati con speciali procedimenti di inertizzazione possono essere smaltiti in discariche per rifiuti non pericolosi; i quattro sistemi finalizzati alla termovalorizzazione prevedono proprio tale tipo di trattamento, per cui le scorie prodotte sono “non nocive”».
 
P.: «Le polveri raccolte dai filtri sono un concentrato di sostanze tossiche. Queste vengono miscelate con cementi speciali e rese inerti. Le stesse aziende costruttrici dichiarano che questo prodotto, classificato come non pericoloso, non è stabile nel tempo: fra alcuni anni questa miscela si decompone e riavremo in discarica le sostanze nocive. L’inceneritore di Brescia esporta le sue ceneri in Germania, dove esse vengono depositate nelle viscere di miniere di salgemma, geologicamente molto stabili. Perché noi dovremmo tenercele vicine a sorgenti,  fiumi e falde freatiche?».
 

La legge prevede – così come comunicato dalla Regione siciliana al Ministero dell’Ambiente – un minimo di raccolta differenziata pari al 35%. La Sicilia a tutt’oggi è ferma al 3% . Cosa si può fare per incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti?

C.: «Con l’avvio del contratto a risultato, che garantisce i livelli progettati di raccolta differenziata, e con la realizzazione degli interventi finalizzati all’incremento della raccolta differenziata, finanziati da parte dell’Ufficio del Commissario, nell’arco di questo e dei prossimi anni sarà possibile incrementare sensibilmente la raccolta differenziata, con l’obiettivo di raggiungere e superare le percentuali minime di raccolta differenziata previste dalla normativa vigente».
 
P.: «I timidi tentativi di iniziare la raccolta differenziata in Sicilia si sono fermati non appena è stato varato il Piano con l’ordinanza 333 del 2 maggio 2003 che definiva capacità e ubicazione degli impianti. Bisogna riformare gli ATO, responsabilizzare i comuni, avviare una seria politica di raccolta differenziata spinta e riciclaggio. Non basta qualche manifesto che invita i cittadini a comportarsi in modo virtuoso: la gestione dei rifiuti deve essere accuratamente pianificata e tenacemente perseguita, allora i cittadini seguiranno».


Tra la raccolta differenziata e la termovalorizzazione, quale delle due opzioni può portare – a lungo termine – maggiori benefici all’economia isolana e in che modo?

C.: «Raccolta differenziata e termovalorizzazione sono entrambi componenti dello stesso processo, che parte dalla consapevolezza che non si può differenziate il 100% e che, pertanto, ci saranno sempre rifiuti da “trasformare” in energia. Non ha senso, pertanto, chiedersi quale delle due opzioni può portare maggiori benefici all’economia isolana, perché è solo l’integrazione tra i due sistemi che può portare veri benefici sia all’economia che allo stato dell’ambiente ed alla salute dei cittadini».
 
P.: «Recupero materiale e incenerimento non sono paragonabili: il recupero dei materiali attraverso raccolta differenziata e riciclaggio fa risparmiare fino a quattro volte più energia  rispetto all’incenerimento. Pertanto queste tecniche devono essere viste nell’ambito di una prospettiva più ampia che rispetti gli obiettivi di Riduzione Riuso Riciclaggio previsti nella normativa italiana ed europea e solo alla fine di questo percorso si può parlare di smaltimento attraverso le sue svariate possibilità (discarica, trattamento meccanico biologico, incenerimento, ecc.). Il WWF propone a tutte le comunità locali di adottare l’Obiettivo di Rifiuti Zero nel medio lungo periodo, con un attento studio del design dei prodotti, delle tecniche di imballaggio, trasporti, marketing, ecc.
Un’ultima considerazione: dal 1995 negli USA non si inaugurano più inceneritori, la Germania importa rifiuti dall’Italia per mantenere in esercizio i suoi inceneritori, la Danimarca tassa l’incenerimento, in Italia l’incenerimento dei rifiuti ottiene gli incentivi come fonte rinnovabile(!)».



Nota:
testo
Emilia Gatti

Pubblicato su Sikania - Numero 240 Novrmbre 2006



 
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