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 Piana degli Albanesi e la sua montagna

Natura


Riserva Naturale Orientata Serre della Pizzuta

Sopra il nostro orizzonte, le notti sono luminose di giallo ocra delle lampade al mercurio, una luce che riverbera sul nero assoluto del cielo a nascondere le stelle. Stelle che a soli venti minuti dal caos e dall'aria adulterata continuano a brillare sulle ombre della Riserva Naturale Orientata “Serre della Pizzuta”. Sono solo venti minuti da Palermo, eppure ci si ritrova in una dimensione “altra”, un luogo in cui si resta assordati dal silenzio e dal delicato stormire delle foglie al vento, dai gentili richiami degli animali, dal suono dei nostri passi e del nostro respiro. Ssst! Ecco il cuore che batte! È un'emozione: il ritmo pulsante del sangue che scorre nelle vene sembra andare a tempo con i suoni della Natura che qui, sulla Montagna di Piana degli Albanesi, esplode in tutta la sua esuberante bellezza.
Per capire quello che vediamo, che ascoltiamo, che odoriamo, non avremmo potuto avere migliore guida.
In questa breve passeggiata, a farci da cicerone c'è Giovanni Landini, dirigente tecnico forestale, responsabile delle aree protette dell'Upa di Palermo.

 L'invaso di Piana degli Albanesi con la città e alle spalle le Serre della Pizzuta

L'Azienda Foreste - inizia a raccontarci Giovanni Landini - gestisce dal 1998 questa Riserva Naturale Orientata, anche se ne ha cura da molto tempo, quando ancora le Serre della Pizzuta erano soltanto una zona boscata da curare. Con l'istituzione della Riserva, è iniziato un lungo e lento percorso verso la riconversione del bosco artificiale. Riconvertire in senso naturale, però. Con il passare del tempo, infatti, alcune piante avevano per così dire invaso il territorio che era appartenuto da sempre a lecci e roverelle. Compito dell'Azienda, gestore come dicevamo dell'Area Protetta, è stato quello di eliminare questi “intrusi” per restituire le Serre della Pizzuta a quel bosco naturale che fu un tempo. Per fare questo, però, per farlo rispettando la natura come è nei nostri obiettivi, è necessario seguire rigidamente la regola delle tre C: bisogna, cioè, essere cauti, capillari e costanti. è vero che abbiamo dovuto eliminare gli intrusi, ma abbiamo dovuto farlo con estrema cautela. Il leccio, infatti, è una pianta che cresce all'ombra durante i primi anni - è cioè una pianta sciafila - e quindi non potevamo certo eliminare le piante che ombreggiavano le giovani plantule, per intenderci le piantine che sono nate spontaneamente. Abbiamo atteso che queste ultime fossero abbastanza grandi - quando diventano piante eliofile, che necessitano di sole - prima di sfoltire le piante che non appartenevano al sito. Abbiamo quindi capillarmente diradato le zone in cui ricrescevano i lecci e, oggi, siamo a buon punto: le Serre della Pizzuta stanno piano piano tornando ad essere quel bosco naturale che era circa una secolo fa.

  Ranunculus rupestris  Il bosco di Valle San Giorgio con le sue cuspidi

  Versante est. Querceto relittuale  Diorama, presente nella prima stanza della grotta del Garrone

Ci vuole pazienza, pazienza e costanza, soprattutto perché il bosco non è una carta burocratica: è un'entità viva, che cambia e muta, che chiede libertà e tempo, passione e cure. Ma come si fa a non curare questo angolo meraviglioso, così vicino alla città, eppure così ricco di tradizione? Qui è un susseguirsi di pagliai, mannere, muretti a secco che ci riportano indietro di secoli, così come ci stupisce potere ancora toccare il gelso, il nocciolo o il nespolo del giardino di Argomesi, un angolo riparato dal vento in cui qualche contadino ha piantato alberi da frutto, rendendo giustizia al giardino di stampo arabo. Magari il gelso o il nespolo non faranno più frutti buoni da mangiare, ma sono lì a ricordarci l'infinita generosità di questa nostra terra. E non dobbiamo dimenticare che qui si apre la Grotta del Garrone, un luogo fantastico sia per la vegetazione che per la scenografia. Per visitarla, comunque, bisogna prendere appuntamento con le guide ufficiali, persone in grado di svelare i misteri delle Phillitis come la Lingua cervina (la scolopendrium), piante che, rare in Sicilia, sono qui a testimoniarci dell'ultima glaciazione. Incredibile!
Così come è incredibile poter ancora vedere il volo elegante dell'aquila reale che scende fin qui dalla Rocca Busambra, oppure ascoltare i movimenti veloci del gatto selvatico o delle volpi. Certo, è difficile osservare gli animali perché, non appena sentono odore di essere umano, cautamente si nascondono. Anche se non vi dovesse capitare nessuno di questi ultimi incontri, poter ammirare il Ciombolino siciliano, la peonia con i suoi straordinari colori, o i tanti ranuncoli e le delicate orchidee è comunque un ottimo motivo per seguire i sentieri di Serre della Pizzuta, “ a' Muntagna” che ospita anche uno dei più importanti centri di ippoterapia siciliani, centro che proprio con la collaborazione dell'Azienda ha realizzato dei percorsi particolarmente adatti per i più piccoli”.


Nota:
Pubblicato su Sikania - n° 220 Gennaio 2005

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Emilia Gatti



 
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